Il dono del papà che lancia la figlia dal treno per salvarla dallo sterminio
In occasione della Giornata della Memoria è stata proposta in molte scuole italiane la visione del film «Il dono più prezioso». Una pellicola sulla tragedia della Shoah che apre a riflessioni profonde
In occasione della giornata della Memoria è stato proposto in molte scuole italiane la visione del film «Il dono più prezioso», di Michel Hazanavicius. Tratto dal romanzo di Jean-Claude Grumberg «Una merce molto pregiata», il regista francese, già vincitore del premio Oscar per il film ‘The Artist’ ha realizzato una pellicola di animazione sull’immane tragedia della Shoah, che ha toccato nel profondo tantissimi giovani. La vicenda inizia con un povero boscaiolo e sua moglie che vivevano in una casa vicino a una ferrovia, dove ogni giorno passava un treno che trasportava gli ebrei ai campi di sterminio. Una mattina la boscaiola sente un suono inaspettato: era il pianto di una bambina neonata, avvolta in uno scialle pregiato. La boscaiola aveva sempre desiderato una bambina, perché il suo primo figlio era morto tempo prima. Più avanti si scopre che la bambina era stata lanciata dal treno dal padre biologico, che cercava di salvarla prima di arrivare ai lager. Si tratta di un film profondo, che però arriva in punta di piedi. Michel Hazanavicius mette il pubblico davanti a due scelte d’amore molto diverse tra loro: da un lato un padre che getta dal treno la figlia per salvarla; dall’altra una coppia che sceglie di prendersi cura di una bambina e di amarla come se fosse la propria. La decisione di non inserire riferimenti storici o geografici troppo precisi, inoltre, fa assumere al film un significato ‘universale’, capace di raccontare una tragedia che è avvenuta nel passato, ma che può ripetersi nel futuro, e coinvolgere chiunque. L’orrore delle camere a gas viene rappresentato attraverso sequenze cariche di simboli, che fanno pensare alla martellante propaganda nazista secondo la quale gli ebrei erano «senza cuore», delle «non persone» da ridurre a un numero per poter essere annientate senza alcun rimorso. E tuttavia, anche nei momenti più bui, gli esseri umani, specie quelli più improbabili, si rivelano capaci di gesti di aiuto, di singole scelte attraverso l’esercizio del libero arbitrio, che inceppano la macchina della morte e aprono a un futuro in cui la vita riesce a riprendersi e a continuare.
Se infatti si può cercare di comprendere il significato della Shoah prendendo in considerazione la storia di ogni singolo individuo, non limitandosi ai grandi numeri che per forza di cose ci allontanano dalla concretezza della realtà, così si capisce che il dono più prezioso è il bene dato e ricevuto dalle singole persone, spesso senza aspettarsi nulla in cambio.
Bianca Bellucci, Gabriele Lanciotti, Elia Paolini, Ginevra Sofia Piantini Classe 3^D
Cala il sipario sulla 76esima edizione del festival di Sanremo, con Sal da Vinci trionfatore con «Sarà per sempre sì», raggiungendo una percentuale di votanti, fra televoto, sala e giuria tecnica, pari al 22,2%, e superando di poco il giovane Sayf che ha ottenuto il 21,9%. La classifica finale ha premiato Sal Da Vinci, ma ha anche scatenato fischi e critiche sia all’Ariston che sul web. Al pubblico non è andato giù soprattutto che alcuni protagonisti di questa edizione, come Serena Brancale, Nayt, Fulminacci e Ermal Meta, non siano riusciti ad arrivare neanche nella top five finale. Pollice verso anche fra i ragazzi della generazione Alpha. In un sondaggio promosso all’interno della scuola media Fagnani, su 197 interpellati (target fra 11 e 14 anni) ben 173 si sono dichiarati insoddisfatti riguardo al vincitore, lasciando solo 16 fan a sostenere il neomelodico partenopeo. Bocciato Carlo Conti (107 insoddisfatti contro 82), come anche la selezione degli artisti partecipanti (110 insoddisfatti contro 87 favorevoli). Fortuna che ci sono stati pure altri premi, che hanno riequilibrato la situazione. Come Ditonellapiaga che ha vinto la serata cover con Tony Pitony con «The Lady is a Tramp». A lei è andato anche il premio per il miglior componimento musicale, oltre ad essersi aggiudicata la terza posizione della classifica finale. Il premio Sergio Bardotti per il miglior testo è andato a Fedez e Marco Masini con «Male necessario». Serena Brancale ha vinto invece il premio Sala Stampa Lucio Dalla con il brano «Qui con me», distinguendosi nelle votazioni della stampa Radio-TV Web. E non è tutto per la Brancale: l’artista si è aggiudicata anche il premio TIM, risultando la più votata dal pubblico attraverso i social ufficiali e l’app My TIM.
Fulminacci ha conquistato il premio della Critica Mia Martini con «Stupida sfortuna», assegnato dalla sala stampa, tv e web. Il cantautore romano ha ottenuto 26 voti su 102 validi, risultando il più votato dalla giuria tecnica. Infine nell’ultima serata del festival Carlo Conti ha annunciato il prossimo conduttore del festival di Sanremo, che sarà Stefano de Martino. E come al solito le aspettative saranno tantissime, perché Sanremo è sempre Sanremo.
Lorenzo Bettini, Anna Carbini Marta Rocchetti e Gabriella Tiguino Classe 2^D