Pianeta in fiamme per le guerre. «Serve più unità per la pace»
Scuola media Enrico Fermi di Rubiera: i conflitti dall’Ucraina al Medio Oriente fino al Darfur «Informarmi e sapere cosa accade è il miglior modo per cominciare ad agire per fermare il fuoco»
Noi alunni della II D della scuola Enrico Fermi di Rubiera vorremmo puntare l’attenzione su cosa sta accadendo nel mondo in questi giorni, perché ci siamo accorti di vivere su un pianeta letteralmente in fiamme. Noi siamo una generazione che è cresciuta nella nell’Unione europea, con i valori della pace e la vorremmo portare in tutto il mondo. Ma per fare questo c’è bisogno che noi in prima persona facciamo diversi passi in avanti, per esempio chiedendo di rispettare i diritti umani sanciti dalla Dichiarazione universale, sulla quale abbiamo fatto dei lavori di educazione civica, tra cui dei poster sui diritti con degli approfondimenti digitali. Partiamo con l’Iran: sabato 28 febbraio scorso Stati Uniti e Israele hanno iniziato un bombardamento in alcune zone dell’Iran, dove erano anche in corso rivolte della popolazione contro il governo a causa di problemi economici, politici e religiosi. Rivolte che sono state represse nel sangue con decine di migliaia di morti.
Il leader iraniano Khamenei è stato ucciso insieme ad altri membri del governo. In risposta sono stati lanciati attacchi verso Israele. La situazione oggi appare molto critica e anche alcuni nostri concittadini italiani sono bloccati all’estero senza poter tornare in Italia. Se consideriamo poi che nella stessa zona, il Medio oriente, tra Israele e Palestina è in atto una fragile tregua, la situazione è molto grave e incerta, specie nella Striscia di Gaza, dove è in corso una vera e propria crisi umanitaria. Un’altra guerra molto drammatica è quella tra Russia e Ucraina: è la più vicina a noi e il 24 febbraio ha compiuto il quarto anniversario dall’inizio del conflitto, anche se in realtà ci sono stati scontri già dal 2014 con l’invasione della Crimea, una penisola a sud dell’Ucraina e con scontri nel Donbass, al confine orientale dell’Ucraina.
Questo conflitto ha causato finora quasi 2 milioni tra morti, feriti e dispersi in tutti e due gli Stati. Un’altra guerra drammatica in corso dal 2023 con più di 150.000 morti e milioni di profughi, di cui si parla però poco, è quella in Sudan, in Africa centro-occidentale, iniziata a causa di problemi economici e politici tra due gruppi militari per il controllo del paese, vede oggi una crisi umanitaria e una carestia per milioni di persone, specie nella zona del Darfur.
Altre forti tensioni sono avvenute in Sud America, dove in Venezuela, il 3 gennaio, gli Usa hanno avviato un’operazione militare per catturare il presidente Maduro. Oppure in Asia, nell’isola di Taiwan, dove sono in corso minacce militari da parte della Cina. Insomma in ogni continente risuonano le bombe: informarci e sapere cosa accade è il miglior modo per cominciare ad agire uniti per la pace.
La scorsa domenica, 8 marzo, è stata la giornata internazionale della donna. Una data molto importante, non solo per le donne ma per tutti. Non è una giornata come tutte le altre, perché ha l’obiettivo di incentivare quello che dovrebbe essere la pura quotidianità: il rispetto per le donne. Spesso viene definita festa della donna, ma è più corretto definirla giornata internazionale dei diritti della donna, che non è solo una festività, ma una riflessione. E comunque, non dovrebbe durare solo un giorno, ma ogni giorno. Perché sono state 3000.3000 le donne tolte alla loro famiglia, ai loro amici e alle loro passioni tra il 2000 ed il 2025, solo in Italia. È grave. Ancora nel 2026 accadono femminicidi.
Abbiano notato però un piccolo miglioramento: nel 2000 i femminicidi sono stato 141, mentre nel 2025 sono stati 85. Questi però sono dati italiani, ma il tema non è limitato al nostro paese, bensì è internazionale.
Noi ragazze sogniamo un futuro senza aver paura di come ci vestiamo, di camminare al buio.
Vogliamo semplicemente avere un sogno. È importante che già a questa età noi ragazzi siamo consapevoli dell’importanza della perfetta parità tra i diritti degli uomini e delle donne, senza differenze di alcun tipo.
Gli adulti dovrebbero saperlo ancora più e meglio di noi.
«L’amore non è sofferenza. Non si tratta più di rompere il silenzio, ma di iniziare ad agire».
La guerra porta con sé storie toccanti, come quella del rubierese Stefano Franceschi. Allo scoppio della guerra in Ucraina, nel febbraio 2022, è partito con la moglie ucraina per andare a prendere la famiglia di lei, al confine polacco, per portarla in Italia. Lo abbiamo intervistato su quei giorni angosciosi: 16 ore in macchina fino al confine, dove c’era la nipotina di 10 anni, Diana. Hanno atteso 4 giorni gli altri componenti della famiglia in fuga, insieme a migliaia di persone. Tantissime donne costrette anche ad abbandonare i passeggini dei loro bambini al confine, perché non c’era spazio nei pullman stipati di persone in fuga.
Per gli uomini in quel periodo c’era il divieto diuscita dai confini. Dato che erano in 7, Stefano ha chiamato un amico che da Reggio si è precipitato per aiutarli. Questa storia ci ha toccato così tanto che ci è sembrato di averla vissuta.