Ricordare la Grande Guerra. La testimonianza si fa racconto
I ragazzi di Dovadola intervistano Lubiana Camprincoli, residente a Predappio Alta, figlia di un soldato volontario che combatté durante il primo conflitto mondiale: «La memoria è preziosa e dev’essere condivisa con i giovani»
Lubiana Camprincoli è una signora di quasi novant’anni, nata il il 20 maggio 1936, che abita a Predappio Alta, testimone indiretta, attraverso i racconti di suo padre, della Grande Guerra.
Lubiana, prima di tutto grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande, poi una curiosità: che significato ha il suo nome? «Lubiana è il mio nome del cuore, all’anagrafe mi chiamo Liliana, è un omaggio ad una città che segnò la vita di mio padre, Antonio Camprincoli, classe 1894, che visse per più di 6 mesi a Lubiana durante la Grande Guerra e che nel 1920 sposò mia madre Orsolina Barbieri. Dalla loro unione nascemmo io e mio fratello Nellusco».
Suo fratello è ancora vivo? «Purtroppo no, morì nel 1947, in giovane età, di tubercolosi, una malattia che a quell’epoca era molto diffusa tra le persone».
Lei è sposata? Ha dei figli? «Sono vedova di Angelo da 7 anni e ho 6 figli».
Tornando a suo padre, lui partecipò alla Grande Guerra come volontario? «Mio padre si trovò nel pieno della guerra negli anni della giovinezza.
Non fu una sua scelta spontanea, fu chiamato per obbligo. Se non lo avesse fatto, sarebbe stato considerato un disertore e le conseguenze sarebbero state gravissime».
In quali posti combatté suo padre? «Mio padre combatté in diversi luoghi significativi, come l’Isonzo, il Carso, il Piave e il Grappa; la battaglia per lui più dura fu quella del Piave dopo la disfatta di Caporetto: le acque del fiume divennero rosse».
Suo padre ebbe mai degli incubi sulla guerra? «Per lui rimasero un incubo i combattimenti all’arma bianca: per risparmiare le munizioni bisognava usare la baionetta per infilzare il nemico».
La guerra gli lasciò solo ricordi spiacevoli? «No, mio padre in guerra conobbe Pierino. Quando lo rivide dopo 32 anni, fu felicissimo e pianse di gioia mentre gli correva incontro».
Quali film o libri ci potrebbe consigliare sulla Grande Guerra? «Un film che consiglio è 1917. Una volta iniziata la proiezione, l’intera sala fu trasportata indietro nel tempo, vivendo, seppur virtualmente, le fatiche e le emozioni provate dai nostri padri. Per quanto riguarda i libri, io ho usato grandi classici come le Enciclopedie, libri di storici importanti e diversi libri di memorie familiari».
Vorrebbe tornare indietro per dire ciò che non ha potuto dire alle persone che non ci sono più? «Sì, vorrei tornare indietro. Mi consola il fatto di essere stata sempre sincera e di aver espresso i miei sentimenti».
Suo padre ha partecipato anche alla Seconda Guerra Mondiale? «No, non ha partecipato alla Seconda Guerra Mondiale. Poiché, quando è scoppiata la guerra, aveva già più di quarant’anni, quindi non era più nell’età giusta per combattere come soldato».
Lei ha dei ricordi? «Durante la Seconda Guerra Mondiale avevo 11 anni. Abitavo in una casa a due piani. Fummo obbligati a stabilirci al piano terra, mentre al primo piano si insediò un tenente tedesco, gentile, ma con modi ferrei. La Seconda Guerra Mondiale fu molto diversa dalla Prima: non si combatteva più solo nel fango delle trincee, ma era una guerra con attacchi con aerei e carri armati. L’orrore più grande, però, fu lo sterminio degli Ebrei».
Da cosa è nato questo suo legame con la Storia, che si percepisce dalle sue parole? «Il mio legame inizia quando mio padre raccontava la sua esperienza in guerra. Ho deciso di far proseguire la sua storia narrandola ai miei figli, perché la memoria è un tesoro prezioso e dev’essere condiviso soprattutto con i giovani.
Per questo, penso di scrivere un volumetto sulla storia della mia famiglia».