‘Rispettami oltre i like’ sui social. La battaglia al cyberbullismo
Scuola media Sando Pertini 2 di Reggio: il percorso di riflessione degli studenti sulla piaga Sei classi coinvolte nel progetto di Spazio Orologio, Officina Educativa: ospite Teresa Manes
Spazio Culturale Orologio e Officina Educativa hanno proposto «rispettami oltre il like»: percorso su bullismo e cyberbullismo. Il Lions Club Reggio Emilia Host Città del Tricolore ha donato alle classi il libro di Teresa Manes «Andrea oltre il ragazzo dai pantaloni rosa». Sei classi delle scuole secondarie di primo grado di Reggio hanno aderito. Ogni venerdì pomeriggio dopo la scuola, da novembre a febbraio, con un autobus messo a disposizione dal comune si sono recati allo Spazio Orologio per continuare le riflessioni iniziate alla mattina in classe con la lettura del libro. Gli educatori dello Spazio Culturale Orologio Chiara Nicolini, Gabriele Mammi, Daniele Barozzi ed Erica Terenziani, coordinati da Mitia Davoli, hanno intrecciato le attività del pomeriggio a quelle della mattina in classe, in un clima di cooperazione. I gruppi hanno preparato presentazioni e video da portare al convegno finale.
La lettura è stata affrontata in classe alla mattina a scuola: attività di sottolineatura, lettura ad alta voce e rielaborazione hanno permesso a ragazzi di riflettere sulla vicenda e sperimentare poi al pomeriggio linguaggi video e audio per comunicare le loro scoperte. Andrea è stato preso in giro perché ha avuto il coraggio di essere se stesso, di indossare dei pantaloni rossi che dopo un lavaggio sono diventati rosa: i suoi compagni lo deridevano logorandolo fino a portarlo al suicidio. La storia è stata scritta da Teresa Manes, mamma di Andrea per portare l’attenzione sul cyberbullismo, per prevenirlo e diffondere una maggiore consapevolezza sul tema.
Il libro oggi viene letto in tante scuole. Andrea non aveva mai detto niente ai suoi genitori, forse per evitare di preoccuparli o per vergogna. Abbiamo pensato a come comportarci in queste situazioni: chiedere o offrire aiuto a un amico in difficoltà, raccontare a qualcuno i pensieri dolorosi sono i primi passi per tornare ad amare la vita.
Il 28 febbraio si è tenuto, dalle 9 alle 13, nell’Aula Artigianelli del Seminario Vescovile, un incontro.
Presenti le classi, le famiglie, l’assessora Marwa Mahmood, e Domizia Mazzola, commissario capo della Polizia di Stato (centro operativo per la sicurezza cibernetica), che ha fornito indicazioni ad alunni e genitori.
Presente Teresa Manes, madre di Andrea. La mattinata è stata una meravigliosa occasione: ci siamo emozionati a incontrare l’autrice del libro e a porgerle le domande che ogni classe ha pensato, che ha condiviso con coraggio la storia di suo figlio per aiutare ragazze e ragazzi a combattere il cyberbullismo.
Olha Kovtun, Alessia Baccarani e Darina Slobodianyk Classe II A
Al convegno sul cyberbullismo del 27 febbraio scorso, nell’aula Artigianelli del Seminario Vescovile sono intervenute le autorità, che hanno incontrato Teresa Manes. Gli alunni della classe II A della scuola Pertini 2 hanno fatto domande a Teresa Manes e le hanno regalato un cartellone sul rispetto, elaborato in classe. Nel corso dell’intervista, Teresa Manes ha spiegato come il figlio fosse sensibile, preso di mira dai compagni per motivi banali (i pantaloni scoloriti) e oggetto di umiliazioni sui social. Il cyberbullismo amplifica la violenza, perché rende le offese pubbliche, permanenti. Manes ha raccontato con coraggio del suo senso di colpa per non aver compreso la sofferenza del figlio. E ha invitato i genitori a prestare attenzione ai minimi segnali, ricorrendo allo psicologo se necessario. Ha spiegato che esistono vittime collusive, che tendono all’autoironia, a sminuire le cattiverie: difficile comprendere il loro disagio per i genitori. Ha detto poi di sentirsi oggi una leonessa: nel sensibilizza-re le persone, promuovendo l’ascolto e l’empatia come strumenti di prevenzione.
Il messaggio è che il bullismo non è uno scherzo, non è una tappa della crescita, ma una devianza, un reato. «Le parole feriscono», ha scritto Carolina Picchio (in suo nome la legge contro il cyberbullismo) nell’ultimo biglietto. Bisogna chiedere aiuto: parlare può salvare la vita.
Asia D’ Avolio, Mattia La Greca, Caterina Rossi Classe II A
Il libro «Andrea oltre al ragazzo dai pantaloni rosa», narra di Andrea Spezzacatena, morto nel 2012. Teresa Manes, la madre, lo scrisse dopo la morte del figlio, dal suo punto di vista. Emergono le sensazioni devastanti del lutto, i sensi di colpa e la colpevolizzazione subita da parte di alcuni media, incapaci a trattare l’argomento con il rispetto dovuto. È presente il capitolo toccante della tragedia. Dalle indagini della madre nelle chat, emerse il cyberbullismo che subiva perché indossava dei pantaloni rosa, per il lavaggio e perché si metteva lo smalto sulle unghie. La madre si accorse anche dell’esistenza di un profilo Facebook, nel quale Andrea era bersaglio di false informazioni e insulti. Il testo alla lettura si presenta densamente emotivo, in certi punti difficile. Leggerlo è un’esperienza commovente.
Emily D’Angelo, Martina Consolini, Beatrice Lo Sardo Classe II A