Giro del mondo in quattro portate. Culture diverse sulla stessa tavola
Ecco il menù multietnico pensato dagli alunni delle medie Leopardi: soddisferà tutti i palati Tortelloni dell’Emilia, polpette di pesce dello Sri Lanka, torta Barozzi e briwat con tè marocchino
Nella storia dell’uomo il cibo è sempre stato, oltre ad uno dei bisogni primari dell’umanità, un forte elemento di convivialità, rappresentando esso l’occasione per condividere momenti di socialità e interazione con gli altri. Cosa c’è di meglio che trovarsi davanti ad una bella tavola imbandita? Ecco allora che abbiamo deciso di pensare ad un pranzo con più portate provenienti da diverse parti del mondo. Le abbiamo scelte in base alle culture che potevamo toccare da vicino in classe: tra di noi ci sono infatti alunni di varie nazionalità.
Vi presenteremo piatti tipici del Marocco, prelibatezze dello Sri Lanka e sapori del nostro territorio. Abbiamo creato un menù vario che potesse andare incontro a più esigenze, sia per motivi culturali che di gusto personale o per evitare eventuali intolleranze e allergie alimentari.
Come antipasto vi proponiamo delle polpette di pesce. Esse sono un piatto molto comune in Sri Lanka, dove il pesce è molto usato in cucina. Di solito vengono servite in aperitivo, sono sfiziose e croccanti, ma attenzione perché sono anche molto piccanti! Come primo l’Emilia diviene protagonista con i tortelloni: si tratta di un piatto tipico, una pasta ripiena di ricotta e spinaci, perfetta per chi ha voglia di un piatto gustoso, nutriente ma non troppo pesante. Spesso sono arricchiti da burro e salvia, ma si possono fare anche con il ragù o molti altri ripieni. Sono il piatto giusto per soddisfare le esigenze di un pubblico molto vasto, anche per chi non mangia carne. E a seguire vi proponiamo le tigelle… anzi, le crescentine! Attenzione, infatti, perché le tigelle non sono quello che molti pensano! Si tratta infatti di piccoli stampini di pietra che danno agli impasti la celebre forma circolare con la stella al centro dove vengono cotte le crescentine, un piatto emiliano consumato soprattutto negli Appennini. Possono essere servite come primo o secondo piatto e sono di solito accompagnate da salumi, formaggi, intingoli e pesto montanaro.
Come dessert, per finire in dolcezza il nostro pasto, vi suggeriamo una scelta di pasticcini emiliani e marocchini, accompagnati dall’immancabile rituale del tè.
Iniziamo con la torta Barozzi, un famoso dolce emiliano perfetto per concludere il pasto in modo gustoso, dal caratteristico sapore intenso di cioccolato e caffè.
La torta Barozzi diventò famosa alla fine dell’ ‘800 a Vignola, la sua leggenda è molto antica: nasce nella pasticceria Eugenio Gollini come torta nera poi chiamata Torta Barozzi da Jacopo Barozzi (il Vignola), importante architetto rinascimentale. Accompagniamo questo prelibato dolce emiliano con dei tipici dolcetti marocchini, le briwat, dei triangolini che esistono sia nella versione dolce che salata. La parola ’briwat’ significa busta: sono infatti chiamati così per la loro forma caratteristica. Ci siamo immaginati di servire dei piccoli assaggi di torta Barozzi e briwat con il tè marocchino, una bevanda tradizionale a base di tè verde, menta fresca e, se lo si desidera, zucchero.
Il momento del tè per la cultura marocchina è un rito molto importante che rappresenta un pilastro dell’ospitalità e simboleggia l’accoglienza verso l’ospite.
Giunti alla fine del nostro menù multietnico ci auguriamo che l’idea vi sia piaciuta e che magari vi venga voglia di proporlo alle vostre famiglie!
La classe 2C dell’I.C. ’Giacomo Leopardi’ di Castelnuovo Rangone
Il giorno 02 marzo 2026 abbiamo invitato nella nostra classe la Preside della nostra scuola e le abbiamo fatto alcune domande per capire meglio in cosa consiste il lavoro di un Dirigente scolastico.
Perché ha deciso di diventare Preside? «In realtà non ho scelto io: le mie colleghe mi hanno spinta a inviare la domanda all’ultimo, ritenendomi una leader nata.
Sono stata molto indecisa fino alla fine, poi mi sono convinta ad inviare la candidatura ed eccomi qui».
Da quanto fa questo lavoro? «Faccio questo lavoro da tre anni, questo è l’inizio del quarto». Di che cosa si occupa principalmente? «Purtroppo mi occupo di tanta burocrazia e di poca didattica, anche se sarebbe meglio il contrario».
È un ruolo difficile? «La cosa più difficile è gestire gli adulti: molte persone non si rendono conto di quanto sia importante avere una visione d’insieme per poter comprendere a pieno certe scelte.
Bisognerebbe avere uno sguardo a 360° e conoscere le esigenze di tutte le classi per risolvere meglio problemi e conflitti. Penso che a scuola non ci sia abbastanza confronto tra le classi e che spessogli adulti fatichino a estraniarsi dal loro piccolo come per voi ragazzi, del resto, è difficile adottare uno sguardo che vada oltre la vostra classe».
È orgogliosa di quello che sta facendo? Qual è stata la soddisfazione più grande? «Il mio lavoro mi piace molto, ma non sono mai pienamente soddisfatta di quello che faccio: penso sempre che potrei fare di più. Mi fa piacere quando gli alunni mi riconoscono e magari mi salutano anche fuori dalle mura scolastiche, quando mi danno del “tu”.
Questo perché credo nell’apprendimento non formale e penso sia meglio imparare in un ambiente tranquillo dove ognuno è sé stesso».
Diventare Dirigente scolastica era il suo sogno da giovane? «Il mio sogno era di lavorare in gruppo. Da sempre le mie colleghe mi hanno incoraggiata a credere in me stessa dicendomi che avrei potuto far bene il lavoro di Dirigente scolastica, perché mi hanno sempre vista promuovere il lavoro in team».
Se potesse tornare indietro sceglierebbe nuovamente di essere Dirigente scolastico? «Sì, anche per permettere a me stessa di fare sempre meglio».
La classe 2C dell’I.C. ’Giacomo Leopardi’ di Castelnuovo Rangone