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A maggio torna lo Sposalizio del Mare. Cervia celebra la sua festa più tipica

Un weekend di magia e tradizione incontra la città incrociando cultura e divertimento L’appuntamento con la 582esima edizione è per sabato 16 e domenica 17 maggio

Anche quest’anno ci sarà lo Sposalizio del Mare a Cervia, questa del 2026 sarà la 582esima edizione e avverrà il weekend del 16 e 17 maggio. C’è molta attesa di scoprire la città gemellata con il comune romagnolo, l’anno scorso ha avuto questo onore Madonna di Campiglio, mentre per quest’anno non è ancora stato annunciato. Ad accompagnare il celebre lancio dell’anello sarà una giornata piena di attività. A partire con il concerto del venerdì sera dell’orchestra in piazza Garibaldi, il sabato avviene lo scambio di doni tra Cervia e la città gemellata e di domenica il celebre tuffo per l’anello. Nel mentre si potranno ammirare: gli sbandieratori faentini in piazza Garibaldi, la benedizione solenne dell’anello da parte dell’arcivescovo monsignor Lorenzo Ghizzoni con accompagnamento musicale, il corteo in costumi d’epoca dell’anello, la preghiera e deposizione della corona in memoria dei caduti in mare e infine la cuccagna sull’acqua (che consiste nel provare a prendere una bandiera alla fine di un palo unto).

Questa festa ha origine antichissime, infatti si ripete ogni anno dal 1445. Coincide con l’inizio della produzione del sale e della stagione balneare, portando così a tutti un augurio di buon raccolto.

La vicenda, da cui nasce la festa, vede come protagonista Pietro Barbo, vescovo di Cervia, poi divenuto Papa Paolo II. Il giorno dell’Ascensione del 1445, mentre tornava da una missione a Venezia, fu colto da una forte tempesta in mare. Secondo la tradizione, il vescovo riuscì a calmare le onde pregando e benedicendo l’acqua, dopo aver gettato in ma-re il suo anello. Grazie a questo gesto, la nave e l’equipaggio si salvarono.

Per ricordare questo avvenimento, gli abitanti di Cervia decisero di celebrare ogni anno lo Sposalizio del Mare che prevede la già citata cerimonia: l’Arcivescovo della Diocesi di Ravenna e Cervia, esce in mare su un peschereccio, benedice il mare Adriatico e dona alle acque un anello d’oro, dando continuità al voto fatto nel 1445.

Ma andiamo a descrivere meglio la cerimonia domenicale: il rito inizia di pomeriggio con la messa al Duomo e dopo il suono delle campane il vescovo viene accompagnato dalla banda musicale e da un corteo di figuranti in abiti storici e dalle autorità, e i cittadini si dirigono verso il porto. Il pastore sale su una barca da solo, in un’ altra le autorità civili e nelle rimanenti i cittadini. Tutti si dirigono al largo dopo una preghiera e la benedizione, a quel punto il vescovo lancia l’ anello d’oro tra le onde.

Infine i nuotatori organizzati in squadre si tuffano per pescarlo. E vince chi lo prende per primo.

Tra meno di due mesi chiunque vorrà potrà “fare un tuffo” in questa festa, chi gareggiando per l’anello (onore riservato ai cervesi) chi partecipando ai vari eventi…Vi aspettiamo.

 

Dimenticate per un attimo i libri di testo e le cartine geografiche mute appese al muro. Immaginate un insegnante che impugna un piccolo karaoke per dare voce a storie strane e meravigliose: ecco la magia! Scoprirete come il racconto di una leggenda possa diventare un ponte tra culture diverse e il modo migliore per vivere una lezione fuori dal comune.

Questo è avvenuto nella nostra classe insieme alla prof di italiano il 21 gennaio e, visto che alcuni erano assenti, è continuata nei giorni successivi. La nostra aula, decorata da mappe, disegni, cartelloni e aquiloni, si è trasformata in un laboratorio di creatività.

Tra i banchi c’erano quaderni e fumetti che un nostro compagno ha provato a creare, mentre altri alunni si sono sbizzarriti con disegni. Insomma, si è creata un’atmosfera perfetta: tutti eravamo pronti per diventare protagonisti. Durante la lettura delle leggende nella classe, per la prima volta, c’era silenzio assoluto perché queste leggende coinvolgenti hanno incuriosito tutti.

Il momento più sorprendente è stato notare la somiglianza tra le leggende brasiliane sul ‘Saci-Pererè’ e il ‘Curupira’, protettori delle foreste e quella romagnola del ‘Mazapegul’, un folletto dispettoso. Altrettanti applausi hanno ottenuto le leggende che parlano di un mostro nel pozzo come quella del Basilisco che pietrificava tutti con il suo sguardo, simile a quella rumena che narra del Balauru in Izvor, mostro che spaventava i bambini. C’è stata una leggenda che ha lasciato tutti a bocca aperta: quella americana dell’‘Acchiappa sogni’, un essere magico che ‘scaccia gli incubi e acchiappa i sogni’. Un’alunna ha riferito queste parole: «La cosa bella di questi momenti è l’esserci messi in gioco e divertiti. È stata un’attività che ci ha uniti». L’obiettivo? Far capire a tutti che ognuno di noi è diverso, ma ci sono delle storie che uniscono i popoli di tutto il mondo. In poche parole è andato in scena un esperimento che ha trasformato la diversità in pura ricchezza. Avere la consapevolezza che il mondo è vasto e meraviglioso e che ogni compagno di banco ha una chiave magica per aprirne una porta, è l’inizio di un viaggio fantastico che speriamo di arricchire con la bellezza dei nostri sogni. La prof ha detto che «è stata un’attività strabiliante. Vi siete messi tutti in gioco. Mi sono sentita una cittadina del mondo. Sono orgogliosa di ognuno di voi». Alcuni studenti hanno detto che, «ascoltando i miei compagni, ho viaggiato con la fantasia da un luogo all’altro, mi hanno fatto sentire come se fossi nei loro pensieri». E ancora: «Ogni cultura ha una storia da raccontare e la libertà di esprimersi secondo la propria tradizione. Se credi in quella storia, potrebbe succedere nella realtà! Grazie per questo», «è stato un ottimo modo per conoscere sia le leggende di altri paesi sia i miei compagni».

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