A tu per tu con la tedofora Filoni. «Travolta da un’intensa emozione»
Intervistata una delle 15 persone che hanno portato la fiaccola in città «Gli organizzatori ci hanno fatto sentire protagonisti. Vissuto un momento speciale assieme al mio compagno»
Noi alunni della classe 2ªB del Convitto Nazionale Giacomo Leopardi, su iniziativa di Paola Caschera, nostra professoressa di educazione fisica, abbiamo intervistato Francesca Filoni, collaboratrice della scuola che ha partecipato al viaggio della fiaccola olimpica, come tedofora nel percorso che ha attraversato Macerata assieme ad altre 14 persone. Il 4 gennaio si è svolto il tragitto maceratese e Francesca è stata la prima a portare la fiaccola.
Francesca, toglici una curiosità: come si fa per essere tedoforo? Si viene selezionati per motivi particolari? Ci si candida autonomamente? «L’iscrizione è avvenuta tramite diversi sponsor: il mio compagno gestisce il distributore Eni in via Roma ed Eni è uno degli sponsor delle Olimpiadi Invernali; così, senza avere troppe aspettative, ad agosto ci siamo iscritti. Solo ad ottobre ci hanno dato una risposta positiva: entrambi avremmo svolto il ruolo di tedofori a Macerata. Vivere questo momento con la persona che amo è stato sicuramente qualcosa che mi ha reso ancora più felice».
Conoscevi gli altri tedofori? Quanti eravate in tutto? Che rapporto si è creato tra voi? Ti sei sentita parte del momento nonostante tu non sia un’atleta? «No, non conoscevo nessuno, tranne appunto il mio compagno, ma non è stato difficile fare gruppo: quando si vivono emozioni così coinvolgenti ci si sente subito parte di un momento più grande ed anche per noi è stato così. Gli organizzatori sono stati molto bravi a motivarci e a farci sentire veramente protagonisti. Abbiamo creato un legame unico, ci siamo scambiati i numeri di telefono e ancora siamo rimasti in contatto per raccontarci le notizie su Milano-Cortina. In Italia i tedofori sono stati 10.001, un numero eccezionale che ha anche un valore simbolico: quell’uno rappresenta l’unicità di ognuno di noi, che può dare un suo originale contributo. Qui a Macerata eravamo in 15».
Come ti sei sentita ad essere la prima tedofora di Macerata? Quali emozioni hai provato durante il percorso? Ti sentivi in ansia? Chi ti ha seguita? «Mi sono sentita davvero orgogliosa di me stessa, ne sono stata entusiasta e me lo hanno confermato le persone che durante il percorso mi hanno sostenuta e mi sono state vicine. Anche i miei cari mi sono stati vicini e questo ha dato un ulteriore valore a ciò che stavo vivendo. Non solo erano presenti i miei familiari, ma tra la folla ho visto alcuni docenti come la professoressa Caschera e alcuni alunni (anche qualcuno di voi), ma anche persone sconosciute, che mi chiedevano foto e autografi, pensando che fossi famosa! È stata un’esperienza grandissima e indimenticabile. All’inizio mi sentivo molto in ansia, infatti sono arrivata al punto d’incontro un’ora prima che iniziasse la cerimonia, ma non ero l’unica: pensavo di essere la prima, ma c’erano già altri tedofori a farmi compagnia».
Qual è stato il tragitto che hai dovuto percorrere? Hai corso o hai camminato? Quanto è durato? «Il percorso ci ha impegnato dalle 16 fino alle 18. Sono partita da via Roma, nella zona vicino alla pasticceria “Delizie”. Ogni tedoforo ha percorso 200 metri di strada: un breve percorso ma molto intenso.
Io ero partita correndo, ma lo staff mi ha detto che potevo camminare e rallentare e dovevo godere a pieno del momento. Una volta terminata la mia parte ho comunque proseguito affiancando gli altri tedofori: ci siamo supportati tutti fino alla fine, seguendo l’intero tragitto».
Ci sono stati problemi? La torcia era pesante? Si è mai spenta la fiaccola? «No, non è successo, lo staff mi ha rassicurata dicendo che anche se si fosse spenta avrebbero usato la lanterna con la fiamma di Olimpia per riaccenderla. La fiaccola pesava circa un chilo e mezzo, ma non è stato affatto faticoso. Il momento più bello è avvenuto quando, dopo il mio percorso, ho ceduto il fuoco della fiaccola, al mio compagno; il gesto con cui le due fiaccole si avvicinano e il fuoco passa da una all’altra si chiama “torch kiss”, un vero e proprio bacio all’insegna dei valori dello sport».
Cosa ti rimane di quella giornata? Ti piacerebbe ripetere questa esperienza? «Oltre alle indimenticabili emozioni, ho ricevuto una speciale medaglia e la tuta di Milano-Cortina 2026, che abbiamo indossato. La torcia invece, purtroppo, non ci è stata donata… .Non credo che potrò più essere selezionata, per ripetere questa esperienza che è piuttosto rara, ma ho adorato prendervi parte: una cosa unica nella vita.
Voi, ragazzi, se ne avrete la possibilità, non abbiate timore nel prendere parte ad una cerimonia simile, è qualcosa di indimenticabile».
Terminata l’intervista, ancora con gli occhi brillanti per i ricordi stupendi, Francesca ci ha mostrato la medaglia che ha ricevuto e scattato qualche foto ricordo con noi.
Una luce particolare si è accesa anche nei nostri cuori e con questo spirito abbiamo seguito le imprese sportive delle Olimpiadi Invernali. E poi… chissà, forse un giorno anche a noi toccherà la sua stessa avventura!
Classe 2ª B