ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Dante Alighieri di Lido Adriano  (RA) - 2B, 3E

«Congedato perché ebreo. Sono molto preoccupato»

Intervista impossibile al generale Armando Bachi, deportato ad Auschwitz insieme al figlio I ragazzi della media ‘Alighieri’ di Lido Adriano lo hanno “conosciuto“ all’Archivio di Stato

Il 12 gennaio ci siamo recati all’Archivio di Stato di Ravenna dove abbiamo incontrato il dottor Lelli, responsabile della sezione didattica. Attraverso i documenti e le spiegazioni ricevute, abbiamo potuto capire meglio come l’odio e le discriminazioni fossero una pratica comune adottata dal governo di allora soprattutto nei confronti degli oppositori politici ma in particolar modo degli ebrei. Abbiamo riflettuto sul fatto che gli ebrei non sono una razza ma semplicemente coloro che abbracciano una religione. Scartabellando questi documenti ci siamo immedesimati a tal punto nei personaggi che abbiamo immaginato di intervistarne alcuni. Percorrendo via Cavour per rientrare a scuola ci siamo fermati davanti al museo Byron e del Risorgimento perché sappiamo che la famiglia Bachi risiedette qui negli anni dal 1937 al 1938. Ad un tratto ecco affacciarsi alla finestra il signor Bachi, nella sua divisa da generale, che controlla chi passa per la strada. Sta aspettando il ritorno del figlio che frequenta la scuola elementare “Mordani” a pochi passi di distanza e quale migliore occasione per intervistarlo.

Generale Armando Bachi, ci può dare qualche informazione sulla sua carriera? «La mia carriera militare è stata gloriosa e piena di soddisfazioni.

Sono nato a Verona nel 1883 e ho frequentato la Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino dalla quale sono uscito col grado di sottotenente nel 1903». Che onore! Ma ha poi potuto mettere in partica questo titolo? «Nel corso della Grande Guerra sono stato capo di stato maggiore della 48esima e poi della 30esima divisione, venendo decorato con la croce di guerra al valor militare per le azioni svolte sul monte Ortigara. Dal 1915 al 1918 ho partecipato a tutte le campagne di guerra.

Perché ora si trova proprio a Ravenna? «Perché nel mese di luglio di quest’anno (siamo nel 1937, ndr) sono diventato generale di divisione e ho assunto il comando della 17a fanteria ‘Rubicone’ di stanza nella vostra città». Passano i mesi e incontriamo ancora il Generale nel 1938.

Generale, che piacere incontrarla di nuovo. Come sta? «Sono molto preoccupato per me, mia moglie ma soprattutto per mio figlio. Sono stato congedato dall’esercito in quanto considerato di razza ebraica».

Come mai? «Perché nel novembre di quest’anno sono stati emanati provvedimenti per la difesa della razza italiana e gli ebrei hanno tantissime limitazioni, in pratica non possono esistere».

Ad esempio? «Non possiamo essere proprietari di terreni e di fabbricati, non possiamo lavorare, mio figlio non potrà frequentare la scuola, non possiamo avere domestici ariani…E queste ultime due restrizioni sono le più difficili da osservare perché mio figlio difficilmente capirà e le mie adorate domestiche non potranno più aiutare mia moglie nelle faccende quotidiane. E come faremo, una volta finite le risorse di cui disponiamo, a tirare avanti?».

Possiamo in qualche modo renderci utili? «Assolutamente no, ritornate a casa perché siete in pericolo se siete sorpresi a conversare con me».

Ci siamo davvero immedesimati in questo ruolo ma per fortuna, girandoci intorno, osserviamo le persone che passeggiano per le vie del centro e ci accorgiamo di essere tornati alla realtà. Non sempre rassicurante ma sicuramente più semplice rispetto a una dittatura.

Dalle ricerche effettuate sappiamo che la famiglia Bachi ha lasciato Ravenna per trovare ospitalità in provincia di Parma. Il generale e suo figlio sono partiti dal binario 21 di Milano per Auschwitz per non far più ritorno. Ines Bassani, rispettivamente moglie e madre, li ha cercati invano ed è morta inconsolata nel 1971, a ottant’anni.

Questa storia, come altre ricomposte nell’archivio ci ha fatto riflettere perché riteniamo ingiusto che alcuni possano decidere il destino di altri.

Classe 3^EScuola media ‘Dante Alighieri’ di Lido Adriano Prof Paola Fabbri

 

Bianca è cambiata’ è il romanzo di Linda Traversi (Einaudi Ragazzi). È la storia di Bianca, una ragazza che ha paura di tutto, non ha amici ed è vittima di bullismo. La situazione si complica con la separazione dei genitori.

Un giorno Bianca incontra tre ragazze interessate a fare amicizia. Per farsi accettare nel gruppo, inizia a inventare bugie sulla sua vita. Questo processo la spinge a mantenere quella ‘versione’ di sé. Se da un lato le menzogne sembrano offrirle rifugio, dall’altro la costringono a confrontarsi con il dolore di tradire se stessa.

La narrazione invita a riflettere su quanto sia facile presentare versioni distorte di noi stessi per piacere agli altri. Il lettore si chiede se Bianca continuerà a mentire o dirà finalmente la verità. La sua storia offre spunti di riflessione sul coraggio di abbracciare la verità e vivere autenticamente, scoprendo che il vero valore risiede nell’accettazione di sé. Il romanzo ci ha colpito per intensità e realismo, aprendo una finestra su un pe-riodo delicato come l’adolescenza. La storia di Bianca ci fa riflettere sull’importanza di accettarci. Consigliamo la lettura del libro agli adolescenti, soprattutto a chi sta attraversando momenti difficili, ma anche agli adulti, poiché la storia di Bianca offre spunti per comprendere come le difficoltà nei rapporti familiari possano influenzare i figli.

Classe 2^B Scuola media ‘Dante Alighieri’ di Lido Adriano Prof Stefania Beccari 

Votazioni APERTE
Chiusura votazioni 08/04/2026 ore 23:59
9

Per votare è necessario registrarsi al sito e accedere
È importante sapere che si può votare la stessa pagina solo 1 volta al giorno.

Pagina in concorso

20260324 c rav 14 pdf image