Crisi demografica nei borghi. Una strada verso la rinascita
Le aree interne sono da secoli un mosaico di habitat modellati da attività agricole e pastorali a bassa intensità. Le idee degli alunni della 3A di Roccafluvione e della 3C di Arquata
La crisi demografica sta colpendo il nostro Paese. Affligge zone dove i cittadini hanno meno servizi e opportunità per la loro vita. Da tempo l’Italia sta affrontando il problema dello spopolamento. Il fenomeno, per cui intere zone diventano quasi o del tutto disabitate, riguarda soprattutto le «aree interne», cioè i comuni più periferici sia a livello geografico sia per la possibilità di accedere ai servizi essenziali. La crisi di queste aree, principalmente sull’Appennino, sta cambiando la geografia umana del nostro Paese. A scomparire, insieme alle persone, è un tipo di biodiversità culturale. Le aree interne sono da secoli un mosaico di habitat modellati da attività agricole e pastorali a bassa intensità: pascoli, prati stabili, muretti a secco, orti terrazzati, macchie e radure. Questi ambienti ospitano una biodiversità ricchissima, spesso invisibile, e dipendono dall’intervento umano per esistere. La natura, da sola, non basta. Serve una comunità che la abiti, la conosca, la curi.
Noi della 3A di Roccafluvione e della 3C di Arquata, come classi di piccoli comuni, stiamo imparando a valorizzare il nostro territorio. A Roccafluvione celebriamo il tartufo nero, nostro prodotto tipico: è un passo verso la difesa della biodiversità. Ad Arquata del Tronto viviamo da 10 anni nelle S.A.E. Abbandonare i borghi significa far morire un territorio in realtà vivo: significa rassegnarsi alla desolazione. Il poeta e paesologo Franco Arminio ci descrive la tristezza delle case disabitate. Questo è ciò che accade. Dobbiamo cercare soluzioni per salvare la nostra montagna, luogo che aiuta il benessere psicofisico. Secondo noi le case vanno ricostruite con nuovi sistemi, ma la struttura antica del borgo non deve cambiare affinché rimanga il suo fascino storico e architettonico, con più incentivi, aiuti alle giovani coppie, più servizi alle persone e alle aziende. Oggi abbiamo una nuova scuola, è pronto il nuovo Municipio, presto ci sarà l’inaugurazione del Palazzetto dello Sport ed è in progetto un asilo nido. Siamo speranzosi che qui la montagna, con Arquata come centro di riferimento, si possa ripopolare. Così al sindaco Michele Franchi abbiamo proposto le nostre idee. «Into the Wild – La natura dal vivo»: progetto di riqualifica di vecchi sentieri per escursioni, accessibili a tutti. «Action&Motion, l’applicazione che ti mette all’azione»: una app interattiva che segnala ristoranti, alloggi, attività e eventi culturali. «Lo spirito della montagna – Vivi l’antico borgo»: vetrina online di prodotti locali, le aziende in rete organizzano un festival, una grande fiera con personaggi famosi. «E.W.O: Ecology, Work, Operation – L’azienda che ti mette il pollice verde»: un’azienda agricola con corsi di formazione, che dà opportunità di lavoro ed è rifugio per gli animali.
Per la nostra iniziativa ’I campionati di giornalismo’ oggi è il turno dell’IC del Tronto e Valfluvione. L’articolo di apertura è stato redatto da F. Conti, D. Fioravanti, M. Giachini, B. Iachini, M. Lari, C. Leopardi, L. Marchei, C. Sestini, D. Simoni (3A di Roccafluvione), M. Lalli, J. Lattanzi, S. Paci, A. Palombini, S. Paoli, E. Petrucci, S. Piciacchia, N. Simeoni (3C di Arquata), coordinati dai prof Violino e Spurio. Il pezzo sulla restanza è opera di G. Arena, M. Biniek, R. Brandi, A. Camilli, A. Dahbi, S. Dahbi, D. Filipponi, A. Grossetti, S. Marchetti, H. Ouali, F. Palombini, F. Poli, C. Sciamanna, D. Tancredi (3A di Acquasanta, coordinati dalla prof Latini). L’articolo sullo spopolamento è della 3A di Venarotta: E. Ameli, L. Cappelli, M. D’Andrea, C. Donvito, A. Funari Paternesi, A. Massari, N. Massari, S. Morelli, M. Poli, J. Saliu, B. Sciamanna, G. Stangoni, C. Virgulti (coordinati dalla prof Tiburzi).
Lo spopolamento riguarda più di 5.800 comuni.
Molti si trasferiscono nelle città per lavoro, per mancanza di servizi importanti e per una vita quotidiana più scomoda. Nelle Marche la situazione è evidente. Preoccupa la provincia di Ascoli: la popolazione dei piccoli paesi è diminuita del 13%. Una causa è stato il sisma del 2016: case inagibili, famiglie spostate verso la costa o nei centri urbani. Anche Venarotta ne fa parte e sta vivendo una progressiva riduzione demografica. Varie sono le conseguenze: diminuiti negozi e occasioni di socialità; paesi dell’entroterra meno vivaci rispetto al passato; l’abbandono del territorio che può portare minore attenzione sul patrimonio ambientale e culturale. Ma non perdiamo la speranza. Negli ultimi anni si vive un cambiamento: alcuni giovani stanno tornando nei borghi per vivere meglio. Qui l’aria è più pulita, c’è meno traffico, si vive con meno stress rispetto alla città e grazie allo smart working si può lavorare da casa.
Siamo la classe terza di Acquasanta Terme, paese di 2.500 abitanti, zona montuosa. In passato, boschi, pascoli e le cave di travertino sostenevano le famiglie.
Negli anni ‘50 e ’70, durante il boom economico, tanti lasciavano i paesi per trovare lavoro. Tra le prime conseguenze l’abbandono della montagna e, senza l’uomo che cura i boschi, i terrazzamenti, gli argini dei fiumi, il territorio è diventato più fragile, soggetto a frane e alluvioni.
Sono scomparsi tradizioni e saperi popolari, e la biodiversità è minacciata. Le città s’ingrandiscono e diventano più caotiche. La nostra zona invece ha le condizioni per una qualità di vita migliore rispetto alla realtà urbana. Ciò favorisce il fenomeno della «restanza». Si tratta della volontà di rimanere o tornare nei luoghi d’origine come scelta consapevole. Un esempio è la storia della famiglia di un nostro compagno. Ha un’azienda di allevamento ovino e ha subito danni dal terremoto del 2016. Dopo un primo smarrimento, c’è stata la ferma decisione di continuare l’attività dove era sempre esistita. Le difficoltà ci sono state ma, se non ci si scoraggia, tutto è possibile.