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Infiorata, tradizione centenaria. «Con i petali messaggi di pace»

Il Corpus Domini a Pievepelago è un appuntamento molto importante, che trasforma il paese in opera d’arte Tre mesi di lavoro per ideare e realizzare i tappeti di fiori il prossimo 7 giugno. Volontari impegnati giorno e notte

Alcuni di noi sono già esperti infioratori. E altri vorrebbero diventarlo.

Perché abbiamo capito che l’Infiorata del Corpus Domini di Pievepelago – quest’anno in programma domenica 7 giugno – è una tradizione davvero importante, che trasforma il nostro paese in una grande opera d’arte tanto spettacolare quanto effimera, perché dura un giorno soltanto. Per saperne di più, noi alunni delle classi I e III della Scuola secondaria di I grado di Pievepelago abbiamo intervistato Giuliano Pasquesi ed Emilia Amidei, storici infioratori, che ci hanno svelato i segreti dietro le quinte di questa manifestazione.

Quando è nata questa tradizione? «Il prossimo anno sono 100 anni che esiste l’infiorata a Pieve, dal 1927. A livello nazionale esiste dal ‘600, quando il Papa, in occasione del Miracolo di Bolsena, decise di far realizzare tappeti di fiori per il Corpus Domini. Dagli anni ‘50 a Pieve si iniziarono a realizzare tappeti più elaborati. E da allora ogni anno ci miglioriamo».

Quanto tempo ci vuole per realizzarla? «Si inizia tre mesi prima con le riunioni per raccogliere le idee. Un mese prima si iniziano a raccogliere i primi fiori e rametti. Il lavoro grosso è nella settimana precedente, quando si raccolgono i fiori. In natura troviamo fiori bianchi e gialli e il colore verde. Il giovedì prima dell’infiorata si acquistano i garofani rossi. Lo scorso anno ne abbiamo comprati 25mila. Poi vengono tagliati in 4 parti. Nel pomeriggio del giorno prima si iniziano a sistemare i tappeti.

C’è chi lavora tutta la notte. La domenica è il momento più bello, ultimiamo i tappeti e arrivano i turisti.

Durante la processione religiosa solo il sacerdote può passare sopra i tappeti. Le altre persone non possono calpestarli. I tappeti restano fino alla domenica sera. Poi vengono tolti».

Si usano solo fiori o anche altro? «C’è molta libertà. In passato si utilizzava molto la segatura colorata, sassi e sabbia. Molti usano fondi di caffè, oppure semi, bacche, muschio, infiorescenze di castagno».

È mai capitato che piovesse? «Sì, una volta arrivò un acquazzone dopo la processione, e i fiori furono trascinati in fondo alla strada. Ma solo un anno fu annullata completamente. Un anno avevamo messo delle barriere contro il vento. Perché sia la pioggia sia il vento sono problematici».

Come viene realizzato il disegno? «Una volta veniva realizzato con i gessetti direttamente in strada. Oggi realizziamo il disegno in piccolo e viene ingrandito con stampe fino a 5-8 metri. Un tappeto è lungo 12 metri. Alcuni disegni hanno un supporto di legno sotto».

Quali sono i temi dei disegni? «Soprattutto temi religiosi, legati soprattutto al Corpus Domini. Si cerca di realizzare anche tappeti di attualità, sia nazionale e internazionale sia locale. Il tappeto di piazza Ricci è dedicato all’Ail, Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma, per invogliare i giovani a donare. Molti tappeti sono legati a messaggi importanti come la pace. Si riescono a realizzare vere opere d’arte».

Chi lavora all’Infiorata? «Siamo un gruppo di un centinaio di infioratori nei vari ruoli (dal taglio alla posa dei petali), un gruppo molto libero e aperto a nuovi membri.

Siamo tutti volontari. Vi invitiamo a partecipare».

Da quando Pieve è diventato Città dell’Infiorata? «Da 20 anni Pievepelago è ’Città dell’Infiorata’ un titolo attribuito dall’Associazione nazionale dei Comuni italiani ad una ventina di Infiorate italiane, unici in Regione con questo titolo».

 

Il 14 marzo 2026, la classe 2^A dell’Istituto Comprensivo ’Ferruccio Pedrazzoli’ di Pievepelago ha avuto il piacere di intervistare Stefania Neri e Luca Migliori, membri del Comitato Organizzatore di Riolunato, e Livio Migliori, presidente dell’Accademia ’Lo Scoltenna’ e consigliere comunale. Gli ospiti hanno parlato della festività del paese ’Il Maggio delle ragazze’, raccontandone la storia e le tradizioni.

Questa ricorrenza nasce da usanze preesistenti e risalenti a un periodo indefinito; la prima manifestazione documentata a Riolunato risale al Cinquecento. Il ’Maggio’ è caratterizzato dall’amore e dal rispetto per la donna ed è un esempio di poesia collettiva. Durante l’intervista, gli studenti hanno posto diverse domande per approfondire alcuni aspetti della festa.

Dove e quando si svolge la festa? «La festa si svolge a Riolunato e ha inizio la sera del 30 aprile, quando i ’maggiolanti’ si riuniscono nella piazza del paese e si incontrano con il sindaco, al quale viene cantato il rispetto (sonetto) in cui si chiede di poter iniziare i festeggiamenti. I ragazzi fanno l’ambasciata d’amore alla ragazza e, se questa accetta, balleranno insieme a maggio. In seguito i festeggiamenti continuano per tutta la notte, fino al pranzo del giorno seguente. Dopo, la seconda domenica di maggio, i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato si incontrano per ballare nelle piazze principali del paese». Se non si è di Riolunato, si può partecipare? «Se non si è di Riolunato non si può prendere parte alla festa, ma si può comunque assistere alla celebrazione».

Qual è il significato della festa e chi la organizza? «Il significato della festa è quello di festeggiare la primavera e la donna. Il fine di questa festività è rafforzare la comunità, unendo famiglie e giovani. La festa è organizzata dal comitato ’I ragazzi del Maggio’».

Come si vestono i protagonisti? «I ragazzi indossano pantaloni classici, una camicia, un corpetto o un gilet, un cappello e una bandana rossa o nera al collo; durante la notte, per il freddo, portano anche un cappotto. Le ragazze, invece, vestono abiti tradizionali composti da una gonna lunga, un grembiule, un corsetto e un fazzoletto di stoffa in testa».

Chi scrive i sonetti da recitare equale scopo hanno? «I sonetti vengono scritti appositamente per ogni famiglia del paese; successivamente, durante la notte del 30 aprile, vengono recitati, accompagnati dalla musica, in ogni casa del paese».

In quali balli si esibiscono i giovani? «I giovani si esibiscono in due balli principali, ma anche in altri; i più conosciuti sono la veneziana e il ballo tipico del maggio, nel quale i giovani prima si corteggiano e poi ballano insieme».

C’è un simbolo o uno stemma tipico? «Il gallo, che è anche simbolo del paese».

Ringraziamo Stefania Neri, Luca Migliori e Livio Migliori per questa bellissima esperienza e per aver condiviso con noi i dettagli di questa tradizione così sentita a Riolunato.

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