ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Ezio Comparoni di Bagnolo (RE) - 1B, 3E

La nuova era dei vaccini. La scienziata che non si è arresa

La scuola media Ezio Comparoni di Bagnolo e il racconto della storia di Katalin Karikò La vita fuori dagli schemi della ricercatrice ungherese che ha rivoluzionato la medicina

Negli ultimi anni, i vaccini sono stati al centro dell’attenzione, come se fossero qualcosa di completamente nuovo. Tuttavia, il modo in cui vengono prodotti i vaccini – che hanno salvato milioni di vite umane – esiste da oltre un secolo.

Il sistema tradizionale di produzione dei vaccini consiste nell’introdurre nel corpo umano un virus che è stato reso innocuo. Ciò consente al nostro sistema immunitario di riconoscerlo e di imparare a difendersi. Questo processo richiede tempo, perché è necessario coltivare il virus in laboratorio e verificare che tutto proceda senza problemi. Nonostante la lentezza, questo metodo è molto sicuro e ha funzionato per decenni senza grosse sorprese. Tuttavia, quando si verifica un’emergenza, come durante la pandemia di Covid-19, il fatto che la produzione dei vaccini tradizionali richieda mesi o anni può diventare un limite pericoloso. È necessario rispondere rapidamente e questo può fare la differenza tra la vita e la morte. Per questo motivo, la tecnologia a mRna è stata considerata una svolta importante. Invece di utilizzare il virus reale, la tecnologia a mRna invia alle cellule un’istruzione per produrre una proteina del virus. Il sistema immunitario riconosce questa proteina come estranea e si attiva per proteggerci. Questo metodo è più veloce da sviluppare e più flessibile, poiché può adattarsi facilmente alle varianti del virus. La storia di Katalin Karikó, una ricercatrice ungherese, è incredibile e fuori dagli schemi. Ha dedicato la sua vita allo studio dell’mRna, anche quando quasi nessuno osava farlo. È an-data negli Stati Uniti dall’Ungheria con pochi soldi e una grande determinazione.

Ha lavorato per anni in laboratori secondari, senza finanziamenti e con contratti precari. Le sue ricerche venivano considerate rischiose e poco utili, ma Karikó non si è mai arresa. Ha continuato a lavorare sodo, a correggere errori e a cercare soluzioni che molti ritenevano impossibili. La svolta è arrivata quando, insieme a Drew Weissman, ha trovato il modo di rendere l’mRna stabile e utilizzabile nei vaccini. Questa scoperta ha cambiato tutto e ha permesso di sviluppare i vaccini che hanno aiutato a fermare la pandemia. La storia di Karikó dimostra che la scienza avanza non solo grazie a grandi mezzi, ma anche grazie alla tenacia di chi continua a credere nelle proprie idee, anche quando il mondo sembra andare nella direzione opposta. È un esempio di come passione e convinzione possano portare a risultati che sembravano irraggiungibili. Una lezione che va oltre la medicina e che dovremmo tenere a mente tutti. Per noi Katlin può diventare un modello di vita: la perseveranza e la resilienza, la tenacia e la preparazione interesseranno anche noi, ragazzi di oggi e adulti di domani che, speriamo, lavoreranno in ambiti scientifici, come ci auguriamo.

Andrea Dal Bo’, Evan Tamagni, Alex Tirabassi III E

 

Il 10 marzo 2026 si sono compiuti 80 anni da quando per la prima volta le donne italiane hanno votato . Pensarci mi riempie di orgoglio: tante donne, con coraggio e determinazione, hanno lottato per ottenere un diritto che oggi diamo quasi per scontato. Grazie a loro, noi ragazze possiamo far sentire la nostra voce e partecipare alla vita del paese. Tuttavia, credo che anche gli adulti debbano fare la loro parte: interessarsi alla politica e andare a votare è fondamentale. Se solo pochi lo fanno, il risultato non rappresenta davvero la volontà di tutti, e questo non è democratico. Anche se sulla carta uomini e donne sono uguali, nella realtà ci sono ancora molte ingiustizie, stereotipi e discriminazioni che colpiscono le donne ogni giorno. Per questo non dobbiamo smettere di impegnarci: la parità non è solo un diritto del passato conquistato da altre, ma una responsabilità del presente che riguarda tutte e tutti.

Emely Vamo III E

 

Il Canis Lupus Italicus, nome scientifico del lupo italiano, è stato il protagonista dell’incontro che si è tenuto presso il nostro istituto. Gli esperti ci hanno fatto conoscere meglio questo animale, che è facile incontrare nei nostri territori appenninici.

Il lupo vive in un branco, composto da un maschio, una femmina e i loro cuccioli. Ogni branco ha un suo territorio, dal quale i figli, diventati adulti, possono uscire per cercare una lupa e uno spazio dove far nascere una nuova famiglia. Per questo possono viaggiare per molti chilometri, attraversando regioni e persino paesi. Il territorio del branco può essere così vasto che capita che case isolate si trovino al suo interno: così può capitare di incontrarlo. Questo animale è un carnivoro opportunista, ossia adatta la sua dieta in base alle risorse alimentari disponibili. Se non trova animali selvatici, può cacciare animali domestici, che sono prede più facili. Per evitare situazioni pericolose, bisogna cercare di tenere il lupo il più lontano possibile dagli umani: quindi non bisogna lasciare in giro cibo o rifiuti e, se lo si incontra casualmente, è importante non avvicinarsi e non mettersi a correre, ma rannicchiarsi a terra, coprendosi collo e testa con le braccia. Questo incontro è stato coinvolgente e interessante, poiché ci ha fornito informazioni utili per tutelare se stessi e i lupi.

Viviana Baruffaldi Pietro Baldini I B 

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