Malori e primo pronto soccorso. Una lezione che ti salva la vita
Gli studenti della 3C dell’Istituto Salesiani si sono esercitati sulle manovre di emergenza I giovani ora si sentono più sicuri e consapevoli sulla procedura da seguire se qualcuno sta male
Cosa intendiamo per «primo pronto soccorso»? Lo abbiamo capito a scuola con un progetto So.ge.se ‘Il gioco che salva la vita’. Attività utile, perché ci ha dato le giuste competenze per capire come agire quando qualcuno non sta bene e ci ha sottolineato l’importanza di intervenire chiamando subito il 112, il numero generale per ogni tipo di emergenza.
Il primo pronto soccorso è un reparto che fornisce assistenza medica immediata per situazioni di emergenza o urgenza. Temevamo un progetto noioso, invece, è stato interessante e coinvolgente anche grazie all’aiuto dell’infermiera che ci ha seguiti assicurandosi che ognuno di noi avesse capito bene i passaggi, per poterli replicare in caso di emergenza. Eravamo curiosi e un po’ spaventati all’idea di dover aiutare qualcuno. Durante le attività pratiche, abbiamo provato la manovra del massaggio cardiaco.
Osservando tutte le manovre dell’infermiera e provando a replicarle, abbiamo capito come intervenire in caso di necessità. Ora ci sentiamo più sicuri, siamo consapevoli che ognuno di noi può fare la sua parte aiutando chi si trova in difficoltà, e abbiamo acquisito nuove conoscenze fondamentali per salvare una vita. In particolare abbiamo imparato due manovre molto importanti, che magari possono sembrare semplici e facili da replicare, ma che in realtà hanno una grande importanza in una circostanza critica.
Nel primo caso (arresto cardiaco), le prime cose che ci sono state dette sono di far sdraiare a terra chi non si sente bene e di far allontanare tutti gli altri, in modo da avere spazio per poter eseguire meglio le manovre necessarie.
Se la persona non respira e non risponde ai segnali, è obbligatorio per legge chiamare i soccorsi, mentre si interviene attraverso un messaggio cardiaco. Ci è stato possibile replicare questo tipo di emergenza, eseguendo un massaggio cardiaco su un manichino apposito. Inoltre abbiamo visto la manovra di Heimlich, eseguita stando in piedi, dove chi aiuta esegue un movimento «a cucchiaio» con le mani da dietro per liberare le vie respiratorie in caso di soffocamento. È stata un’esperienza davvero interessante e stimolante, dove tra risate e momenti di ascolto abbiamo capito quanto la nostra presenza possa fare la differenza. Aiutiamo il prossimo.
La professoressa Miriam Pistillo, insegnante alla scuola superiore Aldini Valeriani, durante una lezione si è ritrovata a dover salvare la vita a un alunno in preda ad infarto.
Cosa stava facendo un attimo prima che accadesse l’emergenza? «Un attimo prima dell’emergenza ero in classe e stavo spiegando un esercizio».
Qual è stata la prima cosa a cui ha pensato vedendo il ragazzo in difficoltà? «Ho pensato che fosse in preda a una crisi epilettica».
Quali manovre ha eseguito (chiamata al 112 e massaggio cardiaco)? «Per prima cosa mi sono assicurata che il ragazzo fosse in sicurezza, ho constatato lo stato di coscienza, ho controllato che l’alunno non respirasse, ho detto ai ragazzi di chiamare il 112 e ho iniziato il massaggio cardiaco».
Cosa si prova nel sentire la voce dell’operatore della centrale operativa al telefono? «Nella voce dell’operatore ho trovato una guida e un aiuto anche da un punto di vista psicologico che mi ha aiutato nei successivi 16 minuti prima dell’arrivo del 118».
Cosa le ha lasciato questa esperienza a livello umano? «Siccome sono rimasta da sola a fare il massaggio cardiaco non volevo che nessuno si ritrovasse più nella mia situazione quindi ho iniziato ad insegnare a tutti i miei alunni le manovre di primo soccorso».
Solidarietà, necessità di aiutare gli altri: da dove derivano queste riflessioni? Il secondo articolo della nostra Costituzione afferma l’importanza dei diritti di ogni uomo ma anche i suoi doveri tra i quali l’obbligo di collaborare e aiutare chi si trova in difficoltà.
La mancata assistenza a una persona in pericolo rappresenta un reato previsto dalla legge che si configura quando una persona, pur avendo l’obbligo di intervenire e potendo farlo, sceglie di non prestare assistenza a qualcuno in grave difficoltà.
Perché quindi dobbiamo soccorrere una persona? Perché siamo dei cittadini con senso civico e coscienza, che rispettano la legge e che sanno che il benessere di tutti passa attraverso la solidarietà.
Girarsi dall’altra parte significherebbe pensare solo a se stessi abbandonando ogni speranza di civiltà. Come disse Madre Teresa di Calcutta «Dove c’è una mano, tesa nasce una speranza».
Alessandro Avella, Sendina Caiti, Teresa Calanchi, Valentina Cecchetti, Marco D’Ercole, Giulio Dascalu, Gabriele Di Bernardo, Mirco Xing Dong, Bianca Fantini, Diego Frondiani, Tommaso Innocenti, Mia Leykin, Melissa Muzzetta, Emanuele Popsoi, Gianluca Rano, Giorgia Righi, Tommaso Ruggeri, Ginevra Salluce, Cristian Sima, Antonio Tamburrelli, Francesca Maria Valenti, Ambra Vesler, Qi WeiXu, Zihan Xu, Matteo Zaccarelli