ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Quirico Filopanti di Budrio (BO) - 3E, 3F

Il Palazzo Comunale di Budrio. Un percorso tra storia e arte

Istituto Filopanti, gli studenti e le studentesse delle classi 3E e 3F diventano ‘Ciceroni’ per la Fai Circa quattrocento visitatori sono stati accompagnati nella ’Casa della famiglia budriese’

Chi arriva a Budrio non può non notare l’imponente edificio che si staglia su piazza Filopanti. Ciò che però molti non sanno è che il palazzo ospita la sede del Comune ed è ricco di storia, arte e curiosità. In collaborazione con il Fai (Fondo Ambiente Italiano), il Comune di Budrio e l’associazione Amici delle arti, noi studenti e studentesse delle classi 3E e 3F siamo stati ‘Ciceroni’ per un giorno, guidando circa 400 visitatori alla scoperta della ‘Casa della famiglia budriese’, come definì Filopanti (l’inventore dei fusi orari) il palazzo nel giorno dell’ inaugurazione come sede del Municipio (1881).

L’edificio, nel 1400, era proprietà dei marchesi Manzoli, fu poi acquistato dalla famiglia Benni e in seguito divenne un convento. Dopo l’Unità d’Italia, Budrio divenne Municipio di prima classe e il palazzo venne scelto come sua sede, anche se versava in condizioni di degrado. Il lavoro di restauro dell’adiacente torre dell’orologio e di tutto il complesso fu realizzato, come è scritto nelle epigrafi sopra il voltone, dettate dal poeta Carducci, «con l’opera gratuita dell’ingegnere budriese Luigi Menarini». Quest’ultimo si avvalse dei consigli del Rubbiani conferendo all’edificio uno stile neo-gotico, con i caratteristici merli. Il restauro fu fondamentale anche perché offrì lavoro a tanti artigiani budriesi.

In alto si notano sei grandi piatti di ceramica faentina incastonati nel-la facciata, due dei quali rinvenuti nel convento. Sulla torre si trova un imponente orologio che un tempo veniva caricato a mano dagli orologiai budriesi; il meccanismo è oggi visibile e custodito all’ interno. Entrando attraverso una porta in stile gotico, si ammira l’imponente scalone da cui si erge una colonna con un leone marmoreo che tiene tra le zampe lo stemma di Budrio: un leone rampante sovrastato dal capo d’ Angiò.

Colpiscono il visitatore le pareti con epigrafi in latino e i colorati affreschi in stile liberty che rappresentano elementi della nostra campagna: spighe di grano, melograni, foglie di quercia. Al termine del-lo scalone si accede al cuore del palazzo: la bellissima Sala Consiliare, sulle cui pareti affrescate si trovano gli stemmi delle frazioni budriesi che ne ricordano la storia e le caratteristiche: l’abbondanza di sorgenti d’acqua nello stemma di Dugliolo, i pruni in quello di Prunaro, le antiche torri in fiamme nello stemma di Vigorso e la centuriazione romana in quello di Cento. Qui l’imponente rivestimento in legno nasconde una porta che un tempo conduceva alla canteria dell’ex convento.

 

Lorenza Servetti, figlia della storica Fedora Servetti Donati, quali sono i luoghi da vedere a Budrio? «Percorrendo via Garibaldi, la via ‘dei musei’, troviamo il Museo Archeologico e Paleontologico dedicato alla docente Silvestri.

Qui si trova, insieme a numerosi reperti delle età antiche, Gedeone, uno scheletro intatto risalente al Paleolitico. C’è poi una pinacoteca dedicata al collezionista Domenico Inzaghi, dove sono contenuti quadri di famosi pittori come Vitale da Bologna, Guercino, i Carracci e Lavinia Fontana. Caratteristici sono: il Museo del Legno della famiglia Rapparini, il Museo dei Burattini e la biblioteca ‘Augusto Majani’, nella quale è conservata anche una delle prime copie dell’Encyclopédie. Infine, il Teatro Consorziale, vero orgoglio della comunità».

Se Servetti Donati fosse qui, cosa vorrebbe comunicare a giovani e lettori? «Mia madre diceva: ‘Tutti noi dobbiamo conoscere il grande patrimonio storico e artistico del nostro paese: conoscendolo, potremo amarlo e mantenerlo, curarlo, difenderlo e farlo conoscere ai giovani che se ne prenderanno cura’. Invito voi ragazzi a mettere in pratica queste parole, proprio come state già facendo grazie alle attività in occasione delle giornate ‘Fai d’autunno’ anche con la collaborazione del ‘Circolo Amici delle arti’».

Come è nata la sua passione per la ricerca storica? «Dall’entusiasmo che mia madre metteva nelle sue ricerche e che condivideva con me. Mi è sembrato naturale continuare il suo lavoro, dedicandomi ad aspetti storici da lei non affrontati». Lorenza Servetti ci illustra i luoghi da vedere nel borgo: «Conoscere il nostro patrimonio artistico è il primo passo per tutelarlo».

 

Budrio non è solo il paese delle Ocarine. Il nome ‘Butrium’, dal greco ‘Bothros’, indica una zona ricca di acquitrini e burroni. I Romani poi la bonificarono. Nel V secolo Budrio era cristiana, come attesta la costruzione della Pieve dei SS. Gervasio e Protasio, dove la croce di marmo (828 d.C.) attesta il passaggio di Longobardi e Franchi. Dopo il Mille, i budriesi si unirono nel Consorzio di beni agrari che erano stati dati loro, secondo la leggenda, da Matilde di Canossa. Budrio diventò Castello (borgo fortificato) con mura e quattro torrioni, ma nel 1300 fu distrutta da varie guerre. Nel 1400, dopo la ricostruzione, grazie al commercio della canapa, le mura si ampliarono e si aprì una scuola pubblica, la prima del territorio regionale. Nell’800 Budrio partecipò attivamente alle lotte per l’Unità d’Italia con il Battaglione Idice, composto da volontari ispirati da Quirico Filopanti, professore, scienziato e patriota. Nel 1861 diventò Comune di Prima classe del Regno d’Italia. 

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