ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria I grado Borghi di Borghi (FC) - 3C

Il doppio volto della guerra. «L’orrore dei bambini soldati»

Gli studenti della classe III C della scuola media di Borghi hanno raccolto testimonianze dal passato e dal presente e spiegano che la pace nel mondo è un diritto e un dovere di tutti

Shoji Sawada è stato uno dei sopravvissuti alla bomba atomica sganciata sulla città di Hiroshima il 6 agosto del 1945. Essendo un fisico, egli sostiene che, fra tutti gli scienziati, i fisici abbiano il compito fondamentale di impegnarsi per abolire le armi nucleari. Un altro sopravvissuto alla guerra è l’ex bambino soldato della Sierra Leone, Tamba, che ha vissuto per dieci anni varie esperienze drammatiche di guerra e violenza. La sua storia ci spinge a chiederci: cos’è veramente un bambino soldato? Per bambino soldato si intende una qualsiasi persona minore di diciotto anni che viene reclutata da gruppi e forze armate per scopi bellici.

Questa figura è presente soprattutto in Paesi come Afghanistan, Colombia e molti altri. Si stima che nel mondo, i bambini soldato, siano circa 300.000 unità: minori che vengono rapiti, minacciati e manipolati psicologicamente. Per garantire la pace tra i popoli è stata creata nel 1945 l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Essa svolge una funzione importante nella difesa della pace e soprattutto nel favorire la cooperazione internazionale per lo sviluppo economico-culturale nel mondo.

Come citato nell’articolo 1 dei ‘Fini e Princìpi’ gli scopi delle Nazioni Unite sono di mantenere la pace nel mondo, favorire la cooperazione internazionale per risolvere problemi globali e sviluppare relazioni amichevoli tra le nazioni. A supporto dei civili, operano anche altre organizzazioni, come Emergency, nata nel 1994 a Milano, che si occupa dell’assistenza medica gratuita per le vittime civili delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà.

Altrettanto importante è l’impegno di Medici Senza Frontiere, che nel 1999 hanno ricevuto il Premio Nobel per la pace. Tuttavia, nonostante l’impegno di queste organizzazioni, la realtà è segnata ancora da tanta violenza. Purtroppo, la cronaca racconta che negli ultimi anni guerre sanguinose si stanno combattendo in tutto il mondo. Una guerra molto importante è quella che si sta consumando in Palestina: nel 2023 ci sono state circa 50.000 vittime; in Ucraina il conflitto continua ad essere il più mortale al mondo e in Pakistan il 2024 è stato uno degli anni più violenti dell’ultimo decennio.

Il volto della guerra emerge dalle testimonianze dal passato e dal presente, e la risposta internazionale è la proposta di una pace come cultura.

 

Spostando lo sguardo ai dati più recenti, secondo l’Uppsala Conflict Data Program nel 2025 il mondo ha contato oltre 100 conflitti armati, concentrati principalmente in Ucraina, Gaza, Yemen, Siria, Etiopia e Somalia. Le stime di Acled sostengono che le vittime delle guerre nel 2025 sono state più di 240.000. Per contrastare questa deriva, occorre tornare a figure che hanno fatto della pace una missione di vita. Una figura molto importante legata alla nonviolenza è stata quella di Gandhi. Con la sua guida morale e politica, contraria a ogni tipo di violenza, ha portato l’India all’indipendenza nel 1947. Come lui stesso affermava: «La non violenza non va predicata, ma va praticata». In sintonia con questo pensiero, la scrittrice Dacia Maraini, nel suo testo ‘Dove c’è la guerra’, afferma come le assurdità e le atrocità di questa stravolgono e annullano i diritti e i valori fondamentali dell’uomo.

Secondo noi è vero che «dove c’è la guerra predominano la paura, l’odio, il dolore, la sofferenza e la diffidenza; dove c’è la guerra non c’è tempo per leggere, dipingere e ascoltare la musica». Riteniamo, infine, che tutti dovrebbero avere il diritto di coltivare i propri interessi e che la storia di ieri e di oggi ci insegna che la guerra non è mai la soluzione ai problemi.

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