Il racconto del desiderio eterno della felicità
Dai greci al mondo di oggi: il nostro viaggio attraverso i secoli, accompagnati dai ragazzi del liceo classico Mamiani
Che cos’è la felicità? Lo scorso 12 gennaio i ragazzi del Liceo Classico “Terenzio Mamiani”, con la professoressa Paola Ida Orlandi, ci hanno proposto un viaggio attraverso i secoli su questo tema nel contesto del progetto di «Approfondimento di Letteratura». La felicità, nella storia, è stata chiamata in tanti modi e gli studenti ci hanno mostrato le parole greche e romane usate per definirne le sfumature. Abbiamo scoperto, così, che i greci distinguevano una felicità momentanea, la ’Eutychìa’ e una condizione stabile e solida, ’òlbos’, mentre i romani parlavano di Fortuna, ossia di buona o cattiva sorte e di Felicitas, che dipende anche dall’iniziativa personale. E’ difficile definire la felicità, per Socrate era la vita virtuosa, lo star bene con il proprio demone interiore, Epicuro vi riconosceva la mancanza di dolore e di turbamenti dell’animo, Cicerone non poteva concepirla senza un amico con cui condividerla, per Seneca era l’assenza di passioni, il sapersi accontentare di ciò che offre la sorte. L’Odisseo di Omero, al contrario, intendeva la felicità come ricerca continua della conoscenza di se stesso e del mondo. E’ stato interessante leggere riflessioni antiche ma sempre così attuali e ascoltare il punto di vista dei ragazzi del liceo per trarne spunto ed elaborare le nostre idee.
Nel mondo di oggi, spesso, la felicità viene identificata con la ricchezza, il potere, la bellezza, il possesso di beni e tecnologie alla moda, il successo. Si ha l’impressione che la gioia sia come una farfalla che si tenta di afferrare e ci sfugge continuamente.
Esaudito un desiderio, si perde l’interesse per ciò che si è conquistato e si insegue un’altra “farfalla”. Come ci insegnano i filosofi classici, invece, la felicità non va cercata fuori, ma dentro di noi. “Conosci te stesso” era scritto nel tempio di Apollo a Delfi e forse è questa la strada.
Comprendere chi siamo e cosa sia veramente importante per noi. Ognuno, infatti, ha una percezione diversa della felicità ma è certo che tutti, in ogni epoca, siamo alla ricerca di afferrarla, di cogliere un significato e di dare una risposta al nostro desiderio.
Classe 3ª A
La felicità è un’esperienza che tutti desiderano. A volte sembra difficile da raggiungere, bisogna impegnarsi ed imparare ad apprezzare le piccole cose della vita, come il sole che splende, la presenza di un amico e il tempo trascorso in famiglia. Pensare continuamente alle cose negative o alle difficoltà non aiuta ed è importante imparare a gestire le emozioni negative, come la rabbia, l’ansia o la frustrazione. Anche l’uso eccessivo del cellulare può avere effetti negativi sulla felicità di un ragazzo della nostra età, perché può portare a una dipendenza dalla tecnologia e una riduzione del tempo da dedicare alla socializzazione e agli amici, o alla partecipazione ad attività al di fuori dello schermo. Quando la nostra insegnante ci ha proposto di sperimentare una giornata senza usare il cellulare e gli strumenti digitali, molti di noi si sono mostrati riluttanti, ma poi la proposta è stata accettata da quasi tutti icompagni. Il confronto su questa esperienza ci ha condotto a delle considerazioni importanti: senza la distrazione del cellulare siamo stati in grado di concentrarci meglio sullo studio e sui compiti senza subire la continua tentazione di passare il tempo sullo schermo, inviando messaggi e interagendo in continuo con gli amici. Qualcuno ha avuto la tentazione di consultare WhatsApp, ma alla fine è riuscito a resistere e si è dedicato ad attività forse un po’ fuori dal tempo ma comunque molto appaganti, come costruire una capanna in giardino, rispolverare dalla soffitta vecchi giochi in scatola, dedicarsi alla lettura, trascorrere del tempo con i genitori all’aria aperta. Ridurre la propria dipendenza dalla tecnologia è un passo molto importante da compiere, perché un uso eccessivo e inappropriato degli strumenti digitali può incidere notevolmente sul nostro benessere.
Classe 2ªC
Fra le esperienze più appassionanti che un ragazzo si può trovare a vivere, vi è sicuramente quella di mettersi in gioco per far conoscere ed apprezzare ad altri qualcosa che ci interessa e di cui abbiamo fatto esperienza. Il Fai, Fondo per l’Ambiente Italiano, ha dato anche quest’anno l’opportunità a noi ragazzi di diventare «mini guide» nelle Giornate di Primavera del 25 e 26 marzo, durante le quali ci siamo occupati di Palazzo Ciacchi, ora sede di Confindustria, un’antica residenza del ‘600, resa famosa dagli interventi di restauro della famiglia Ciacchi nel ‘ 700, quando Pesaro veniva considerata «l’Atene delle Marche».
Per noi è stata un’esperienza unica ed emozionante raccontare la storia del palazzo nei secoli. Sul retro dell’edificio correva il Vallato Foglietta, sul quale erano presenti antichi mulini per macinare il grano utile alla città.
Nel Medioevo infatti questa zona costituiva un borgo ricco di magazzini.
Una testimonianza dello spirito nobile e anche ironico della famiglia Ciacchi la ritroviamo nell’ iscrizione presente nell’Esedra, che recita ancora in latino: «Questo luogo è aperto agli amici, ai non amici e anche ai falsi».
Fra i numerosi ospiti a palazzo vi furono Giacomo Leopardi, papa Pio IX e Luigi I di Baviera.
Classe 2ªB