ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

Scuola Secondaria di I grado Da Vinci di Pedaso (FM) - 2B

Il tempo non vissuto su uno schermo vale di più

Troppe distrazioni tecnologiche, impegni quotidiani e adulti sempre vicino: così è facile che i ragazzi si sentano soffocati

Tutto gira intorno ad un orologio, che condiziona la vita di ognuno di noi: sveglia alle 7, si va a scuola e si esce alle 14. Poi si va a casa, si fa pranzo e di corsa agli allenamenti. Di nuovo di corsa a casa per fare i compiti e a questo punto il tempo diventa, non il nostro alleato, ma il peggior nemico dell’uomo. Il tempo è un insieme di istanti e ognuno di questi può racchiude una piccola magia che non si ripresenterà più. Il tempo è vita, ma quello che l’uomo ha dimenticato è proprio come si vive la vita. Rispetto a qualche decennio fa, attualmente i ragazzi hanno troppe cose inutili per riempire il tempo e poche invece essenziali. Tempo che sembra essersi perso in un mondo che va di fretta, eppure quello che regaliamo agli altri con amore, è un tempo che regaliamo a noi stessi. C’è più gioia nel dare una mano, aiutare un compagno, invitarlo a casa a fare merenda, che nel ricevere tanti inutili regali o un tablet o un videogioco.

La nostra generazione sembra essersi persa negli schermi dei telefonini, dei tablet e della tv.

In un tempo non molto lontano, si stava all’aperto a giocare con gli amici, si correva in piazza a ‘farsi una vasca’. Oggi, invece, quando un bambino si muove ha sempre un adulto accanto, una guardia del corpo che non ti lascia mai e a volte ci sentiamo soffocati. Il gioco è uno strumento che libera la fantasia e la creatività, ma i videogiochi che cosa liberano? Siamo stanchi, affaticati nella mente e nel corpo e perdiamo la voglia di muoverci all’aria aperta, amiamo solo stare sdraiati su un divano a ‘zippettare’, come dice ironicamente la nostra prof. La fantasia è il dono di vedere un mondo che non esiste e per comprenderla serve la realtà. Ci ripetiamo spesso: «Noi non siamo padroni del tempo, ma padroni di dargli un senso».

Classe II B

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