«Dura da raccontare, impossibile dimenticare»
Seconda guerra mondiale, il racconto di Dino Danesi, bisnonno di Irene della 2B della ‘Romolo Gessi’ di San Pietro in Vincoli
Oggi si parla sempre più di guerra, noi giovani, non avendola vissuta, chiediamo informazioni ad alcuni degli ultimi testimoni: sono nostri parenti che ci parlano della loro guerra con voce emozionata e occhi lucidi. Dino Danesi, bisnonno di Irene, ha 96 anni, è del 1926, ma ricorda quei momenti come se il tempo non fosse passato. Racconta che era molto giovane quando seppe per radio dello scoppio della guerra poi, la guerra ci arrivò in casa.
«Per dormire e nasconderci dai tedeschi c’eravamo costruiti una capannina in legno ricoperta di paglia. La sera andavamo là dentro, per sfuggire ai Tedeschi dormivamo dentro ad un passaggio sotterraneo. Per respirare avevamo un tubo che sbucava nel fosso di confine.
Per coprire l’entrata, tutte le sere venivano le suore. In casa nostra, venivano a rifugiarsi molte persone, in tutto eravamo 44 perché la nostra casa era isolata e più sicura della città, ma mica tanto sicura un giorno arrivarono i tedeschi che, dopo aver liberato le bestie e aver bruciato il capanno entrarono in casa. Ci fecero uscire tutti e diedero fuoco anche alla nostra casa, per fortuna non ci ammazzarono.
Non sapevamo più dove ripararci così ci accolsero parenti e amici».
«C’era la legge che un maschio della famiglia aveva diritto di stare a casa dalla leva per accudire animali e terra, stette a casa il fratello più grande, Mario, mentre mio fratello Gino dovette partire: fece 15 giorni il soldato in Italia e per 2 anni fu prigioniero in Germania. Durante la prigionia dimagrì molto (da 75 kg arrivò a pesarne solo 35 kg), se mangiava le bucce della patata, lo picchiavano sulla schiena- qui il nonno non riuscì a trattenere le lacrime -. Mio babbo, allora aveva 44 anni e ricevette la lettera da mio fratello che era in ospedale e lui cercò di andare a prenderlo, ma quando arrivò non era più lì. Era stato trasferito in Prussia. Il 16 aprile del ‘46, riuscì a tornare a casa a piedi dalla Germania. Per non farsi riconoscere, arrivata la sera cercava nascondiglio nelle case dei contadini.
Tornò a casa con un amico di Russi chiamato Lipot ad Ros.
Tanta la fame: scambiò il suo orologio per una buccia di patata. Io invece sono stato a lavorare per i tedeschi alla Total, dove scavavo le postazioni per i Tedeschi. Una mattina, il caporale, dato che gli davo sempre tutto il mio pranzo, mi disse che ci avrebbero trasferiti dopo il fiume Po, quindi mi mandò a casa.
Mi salvò dal trasferimento, ma due tedeschi mi seguirono in motore, fortunatamente mi sono salvato. I tedeschi fecero un rastrellamento, ma la mia famiglia per fortuna si è salvata. Durante il rastrellamento portarono via 15 persone per portarli in un campo e fucilarli. Mi ricordo anche la storia dei Martiri del Montone, che un giorno i tedeschi andarono nella loro casa in mezzo ai campi e li ammazzarono tutti, se ne salvò solo uno. La mia famiglia dopo il fronte non si è più riunita. Ci hanno tenuti lì in una camera in affitto e dopo quando morì il padrone abbiamo preso in affitto il podere dove siamo stati sfollati e siamo vissuti lì per tanti anni. Gino è andato a finire nel podere di Carli. E noi siamo stati sotto Ciapeta, fino a quando non abbiamo comprato qui a Roncalceci».
Nonno, ma come fai a ricordarti a distanza di tanti anni tutti questi particolari?». «Difficile da raccontare, impossibile da dimenticare, cara la mia bambina». Enzio Caroli, parente di Edoardo, ha 86 anni, è del ‘37, perciò aveva 3 anni quando scoppiò la guerra. «All’arrivo delle SS ci riparavamo nel pagliaio. Il mio babbo è stato deportato in Germania. Dopo vari anni lo liberarono e riuscì a tornare a casa a piedi».
Anna Cimatti, Edoardo Guancini, Irene Papi Classe 2^B scuola media ‘Gessi’ di San Pietro in Vincoli Prof.ssa Sabrina Briganti
Dopo il Covid avete pensato che il vostro appartamento in città fosse troppo piccolo? Avete creduto che la città non facesse più per voi? Avete sognato una casa persa nella pianura romagnola? Ora noi della 2^B vi spieghiamo un po’ di cose su quello che potrebbe attendervi se vi decideste a fare questa scelta.
«In campagna si può avere un giardino grandissimo – ci dice Aurelia – dove si può anche coltivare un orto, si possono tenere gli animali senza seguire tante regole, non si hanno vicini troppo vicini e si può stare a contatto con la natura. Io infatti ho tanti animali: tre cani e due gatti che giocano con me in giardino. Poi facciamo passeggiate fra i campi o nelle strade di campagna. Noi facciamo anche l’orto: piantiamo piante di pomodoro, di zucchine, di peperoni e d’estate non dobbiamo comprare le verdure, ma semplicemente andare a raccoglierli».
«In campagna – dice Caterina – puoi girare libero , senza aver paura delle macchine che corrono come impazzite, puoi allevare animali, coltivare piante da frutto tipo peschi, viti, kiwi e, soprattutto stenderti sul prato a guardare il cielo». E poi pensa all’inquinamento! In campagna l’aria è più pulita e anche i rumori sono diversi: qua si sentono gli uccellini cantare , il trattore che lavora la terra e si annusa il profumo dei fiori. I ragazzi possono giocare a calcio quando e dove vogliono sognando di diventare dei calciatori veri… almeno quelli della 2^B ci sperano sempre». Se hai un gruppo di amici puoi vivere delle avventure scorrazzando per le carraie alla ricerca di ruderi o luoghi misteriosi da perlustrare. Se ti piace urlare o cantare a squarciagola, in campagna lo puoi fare senza essere ripreso o insultato. Ma devi anche sapere che la campagna nasconde alcuni inconvenienti. «Non arriva cibo a domicilio, almeno il sushi che mi piace tanto qua non lo porta nessuno» dice Matteo.
Per spostarti ti serve l’auto perché i servizi sono distanti da casa mentre in città a volte basta la bicicletta. Ci si sente un po’ isolati dal mondo, mentre in città sei vicino a tutto.
«Ho sempre pensato – dice Anna – che la città fosse meglio della campagna. Sono stata condizionata dal fatto che sono figli unica e non ho nessun vicino di casa sotto i 15 anni. Ma d’estate la vita in campagna è stupenda.
Tutte le mattina vado dalla nonna che abita vicino a me, faccio colazione e ozio un po’…»
Classe 2^B scuola media ‘Gessi’ di San Pietro in Vincoli Prof.ssa Sabrina Briganti