ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Zappa di Bologna (BO) - 1C

Un piatto colmo di speranza. La storia delle Cucine Popolari

La classe 1C delle scuole medie Zappa intervista Roberto Morgantini dell’associazione Il presidente: «Mangiare insieme a persone che non conosci abbatte barriere e pregiudizi»

Presidente Roberto Morgantini, perché ha fondato le Cucine Popolari? «Sono nate dal desiderio di creare un luogo dove le persone in difficoltà potessero non solo mangiare, ma anche incontrarsi, parlare, sentirsi meno sole. La povertà non è solo mancanza di denaro: è anche isolamento. Noi vogliamo ricostruire comunità.» Che cosa significa per lei fare volontariato? «È un bisogno umano. Aiutare gli altri dà serenità, perché nella relazione scopri che ciò che ricevi è spesso più grande di ciò che dai».

Che cosa sono le Cucine Popolari? «Come suggerisce il nome, sono nate ’dal basso’, da persone senza particolari specializzazioni, ma con esperienza nel sociale. Io sono tra i fondatori di Piazza Grande, il primo giornale di strada in Italia scritto e venduto da chi non aveva una casa. Invece di chiedere carità, queste persone offrivano le loro storie. Insieme a un gruppo di amici, abbiamo sentito la necessità di aiutare chi non aveva un pasto, così è nata la prima Cucina Popolare. L’abbiamo chiamata ’cucina’ e non mensa: la mensa è spesso frettolosa e anonima, mentre noi volevamo ricreare l’atmosfera familiare di casa, dove il pranzo è momento di scambio e relazione».

Quali difficoltà incontrate? «La più grande è sostenere i costi fissi, ma la città ci è vicina. Durante il Covid, quando i volontari over65 non potevano aiutare, abbiamo lanciato un appello: in quindici giorni hanno risposto più di 500 persone. La solidarietà esiste, basta chiamarla».

Ha conosciuto persone importanti. A chi è più legato? «A molti, ma il legame più forte è con Lucio Dalla. Per vent’anni abbiamo organizzato insieme un pranzo per le persone fragili. Lucio aveva un modo unico di coinvolgere tutti: vero, autentico. Quelle giornate restano tra le emozioni più grandi della mia vita».

Come si crea comunità attorno a un piatto? «Sedersi a tavola insieme cambia tutto. Mangiare accanto a persone che non incontreresti mai rompe barriere e pregiudizi. Il cibo avvicina sempre e crea relazioni. Una mia amica, incontrando una famiglia di profughi iraniani alla Cucina, li ha ospitati per tre mesi e li ha aiutati a trovare lavoro e casa».

Cosa pensa delle panchine ’antisenzatetto’? «È una cattiveria. Nascondere la povertà non la risolve. Bisogna guardarla negli occhi, non eliminarne le tracce.» Qual è il suo sogno per il futuro? «Che un giorno le Cucine Popolari non servano più. Vorrebbe dire che il diritto al cibo è garantito a tutti».

Classe 1C

 

Per noi la solidarietà non è un concetto astratto da studiare sui banchi, ma un’abitudine che costruiamo insieme, un piatto alla volta. All’Istituto Comprensivo 15, il legame con il nostro territorio è diventato concreto grazie al progetto “A scuola di Cucine Popolari”, che da anni vede noi alunni della scuola media “Gino Zappa” protagonisti di un’esperienza fuori dal comune. Sotto la guida del nostro team di sostegno e in collaborazione con Roberto Morgantini, fondatore delle Cucine Popolari, l’iniziativa si è rinnovata anche per questo anno scolastico.

Da gennaio non siamo più semplici spettatori: siamo diventati parte integrante di una comunità.

Ogni giovedì, a piccoli gruppi, lasciamo i banchi per imparare a preparare i tavoli, servire i pasti e, soprattutto, metterci in ascolto delle storie degli ospiti.

Il nostro obiettivo è abbattere le barriere del pregiudizio, scoprendo la dignità che resta intatta dietro ogni fragilità.

Come ci ricorda spesso Morgantini: «Quando aiuti qualcuno, ricevi molto più di ciò che dai». Questo percorso ci sta insegnando che la scuola può essere il luogo dove ‘accendere’ quella scintilla di solidarietà che ognuno di noi porta dentro, creando legami duraturi. Aiutare non è un gesto eccezionale, ma un modo di stare al mondo che vogliamo imparare e costruire insieme.

 

In Italia la fame non è un problema lontano: negli ultimi anni la povertà alimentare ha colpito milioni di persone e famiglie, toccando la dignità quotidiana di chi non può accedere a un’alimentazione sana. Secondo dati recenti, quasi 3 milioni di famiglie – circa 6 milioni di persone – non possono permettersi una dieta adeguata, con un’incidenza dell’11% sul totale delle famiglie, e la povertà alimentare riguarda anche chi lavora, ma non arriva a fine mese.

Le Cucine Popolari di Bologna rispondono a questo bisogno offrendo, non solo pasti caldi, ma anche un luogo di incontro e relazione. Nate nel 2014. rappresentano un modello innovativo di solidarietà e coesione sociale. Con circa 500 volontari ogni giorno, che si alternano nei turni per ritiro, preparazione e servizio, nelle quattro sedi vengono distribuiti tra i 600ei 650 pasti al giorno, dal lunedì al venerdì, creando comunità attorno a un piatto.

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