ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Zappa di Bologna (BO) - 3A

I giovani e il desiderio di pace. Ma il mondo è sempre in guerra

Gli studenti della 3A della scuole medie ’Zappa’ di Bologna affrontano il tema dei troppi conflitti Alla base della riflessione una domanda: «Cosa possiamo fare per rendere il pianeta migliore?»

In un periodo storico in cui nel mondo non mancano guerre e tensioni tra i popoli, per noi ragazzi parlare di pace è fondamentale.

Oggi sono ancora troppi i Paesi che vivono conflitti e guerre. Ogni giorno sentiamo notizie di città distrutte, persone ferite e famiglie costrette a lasciare le proprie case per cercare un luogo più sicuro.

Quando scoppia una guerra, intere popolazioni vedono distrutte le loro case e perdono il lavoro, vivendo solo con l’essenziale, e a volte neanche quello basta. I bambini e i ragazzi pagano il prezzo più alto: senza scuola, senza gioco e senza serenità.

Spesso queste guerre sembrano lontane dalla nostra vita: “succedono in altri Paesi”, pensiamo. Però, anche se non le viviamo direttamente, ci riguardano comunque, perché le conseguenze non restano confinate in quei luoghi: la paura, la povertà e il dolore si fanno sentire anche da noi e influenzano la sicurezza di tutto il mondo.

Essere informati su ciò che accade nel mondo è necessario: conoscere la realtà che ci circonda ci aiuta a riflettere sul valore della pace e sull’importanza delle nostre scelte. Noi ragazzi rappresentiamo il futuro della società e, anche nel nostro piccolo, con le nostre azioni possiamo contribuire a costruire un futuro migliore.

Una domanda semplice ma fondamentale resta: noi giovani, cosa possiamo fare ogni giorno per rendere il mondo migliore? I conflitti nascono spesso dalla volontà di dominare sugli altri, per motivi diversi: il controllo di risorse come petrolio, acqua o terre fertili, interessi politici o economici, o tensioni tra culture e religioni diverse.

Pensiamo ai conflitti in Siria, in Ucraina, in Iran o in alcune regioni dell’Africa: città distrutte e persone costrette a fuggire dalle proprie case. Noi ragazzi veniamo a conoscenza di questi eventi tramite televisione, siti di informazione, social network e a scuola, durante lezioni o confronti con insegnanti e compagni. Questi strumenti ci aiutano a capire il mondo, anche se le notizie sono spesso dure e difficili da elaborare.

La guerra non è solo un telegiornale o un argomento di studio: è qualcosa che sentiamo vicina. Viviamo in un mondo connesso che ci permette di seguire eventi lontani, e per questo facciamo fatica a capire perché si scelga ancora la violenza. Queste notizie suscitano paura, tristezza, empatia e preoccupazione per il futuro. Anche se non viviamo direttamente i conflitti, ci sentiamo coinvolti, perché le conseguenze colpiscono soprattutto i più deboli: bambini, giovani e civili.

Le ragazze e i ragazzi della classe 3A – Scuola secondaria di1°grado “Zappa” – Bologna

 

Noi giovani possiamo avere un ruolo importante nella costruzione della pace.

Studiare e informarci è fondamentale. È altrettanto importante ascoltare gli altri con rispetto, per comprendere punti di vista diversi e favorire il dialogo. Possiamo conoscere culture diverse, partecipare ad attività di solidarietà e riflettere. A scuola, attraverso la storia e l’educazione civica, comprendiamo il valore del confronto: la pace è qualcosa da costruire ogni giorno.

Anche i social media, se usati bene, possono diventare strumenti utili per diffondere informazioni corrette, condividere messaggi positivi e promuovere il rispetto. Con piccoli gesti possiamo contribuire a un clima più consapevole e pacifico. Crediamo in un mondo senza guerre e sappiamo che il cambiamento parte da noi. La strada è lunga, ma ogni azione conta: costruire legami, rispettare le differenze e avere il coraggio di esprimerci sono passi concreti verso un futuro più giusto e di pace.

 

Osserviamo il mondo con uno sguardo attento e sensibile, spesso diverso da quello degli adulti. Viviamo tra contrasti: da una parte sogni, scuola e speranza, dall’altra guerra, dolore e paura. Per questo è importante parlarne, riflettere insieme e non restare mai indifferenti davanti a ciò che accade.

La guerra dimostra la fragilità dell’uomo: è come un incendio che distrugge tutto ciò che incontra, lasciando solo sofferenza, paura e distruzione. Per noi, la vera strada è il dialogo, il confronto pacifico e la collaborazione tra le persone e i popoli. A scuola e in famiglia impariamo che i problemi si risolvono parlando, ascoltando e cercando un accordo. Se questo funziona nella vita quotidiana, perché non dovrebbe funzionare anche per i grandi problemi del mondo? La pace non è debolezza, ma il coraggio di scegliere le parole invece delle armi. Non vogliamo un mondo di missili e distruzione, ma un futuro fatto di possibilità, rispetto, libertà e fratellanza tra tutti. Per noi ragazzi, la guerra non è lontana: grazie alla tecnologia ci sentiamo coinvolti e facciamo fatica a capire perché si scelga ancora la violenza.

Vogliamo crescere serenamente, conoscere nuove culture e costruire relazioni senza conflitti, basate sulla fiducia e sul rispetto reciproco. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non dobbiamo arrenderci: il futuro dipende anche da noi e dalle nostre scelte di pace quotidiane.

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