La violenza di genere è nelle parole e nelle discriminazioni di ogni giorno
Non è giusto che una donna debba sentirsi in imbarazzo per una violenza subita. Le scarpette rosse nelle piazze non possono restare solo dei simboli, ma devono rappresentare non solo memoria ma anche responsabilità
Non è giusto che una donna debba sentirsi in imbarazzo per una violenza subita. Non è giusto che il corpo di una donna sia sempre etichettato come oggetto provocatorio. Siamo stanche di dover essere sottoposte a tutto questo! È inaccettabile che nel mondo vi siano 133 femminicidi ogni giorno. Questi dati sconcertanti influiscono sulla nostra quotidianità, spaventandoci e rendendoci sempre più vulnerabili.
Ci insegnano ad avere paura, a guardarci alle spalle, a stringere le chiavi tra le dita quando torniamo a casa la sera. Non è questa la libertà che meritiamo. Non è giusto dover cambiare strada, modo di vestire o comportamento per evitare attenzioni indesiderate. Non è giusto che il rispetto debba essere richiesto invece che dato per scontato.
Non è giusto che il silenzio venga preferito alla verità per paura di non essere credute. La violenza di genere non è solo quella fisica.
È nelle parole, negli sguardi, nelle discriminazioni quotidiane, nelle opportunità negate. È un problema culturale, radicato in stereotipi che devono essere riconosciuti e superati. Abbiamo bisogno di educazione, di consapevolezza, di cambiamento e di una società che non giustifichi, che non minimizzi, che non colpevolizzi le vittime. Le scarpette rosse riempiono le piazze ci ricorda-no chi non c’è più. Sono il simbolo della lotta continua contro la violenza di genere, e sono rosse, il colore che secondo l’uomo simboleggia l’amore e la passione più profonda, mentre in natura comunica i pericoli di ciò che è tossico e velenoso.
Ma non possono restare solo simboli devono essere un impegno vi-vo, quotidiano e concreto, devono rappresentare non solo memoria ma responsabilità. Uno sguardo sul nostro presente, sul nostro piccolo, ci fa capire che il cambiamento deve partire da qui, da noi. Dalle parole che scegliamo, dai comportamenti che adottiamo ogni giorno, dal modo in cui educhiamo e veniamo educati al rispetto. Possiamo fare la differenza anche nei gesti più semplici: denunciando le ingiustizie, sostenendo chi trova il coraggio di parlare, rifiutando battute e atteggiamenti che normalizzano la violenza. Le soluzioni esistono, ma richiedono impegno collettivo. Servono leggi più efficaci, maggiore tutela per le vittime, centri di supporto accessibili e un’educazione affettiva che inizi fin da giovani. Serve una rivoluzione culturale che metta al centro il rispetto, il consenso e l’uguaglianza. La lotta contro la violenza di genere non è solo delle donne: è responsabilità di tutti.
Non possiamo più ignorare questa realtà. Dobbiamo agire, insieme, ogni giorno. Perché il rispetto non è un privilegio. È un diritto. Nessuna donna dovrebbe mai sentirsi meno libera, meno sicura o meno degna solo per il fatto di esistere.
Frida Abbrugiati e Maia Frontini classe 3^ B, scuola Fagnani Senigallia
Accade spesso che tra i ragazzi, adolescenti e preadolescenti, la lettura venga trascurata, forse perché ancora non hanno trovato il genere a loro più congeniale, o magari perché sono influenzati dai dispositivi elettronici che li attraggono sempre più. Sebbene per ragioni diverse, anche gli adulti mettono spesso da parte la lettura per stanchezza, sovraccarico di lavoro e altri motivi. Tuttavia è importante ricordare che leggere è un’attività importantissima non solamente perché arricchisce il nostro vocabolario aiutandoci ad esprimere con profondità i nostri pensieri, ma anche perché migliora la capacità di concentrazione; in alcuni casi, inoltre, la lettura riduce lo stress permettendoci di entrare nelle storie narrate. Anche per questi motivi, la Scuola Media ‘Giulio Fagnani’ promuove attività dedicate alla lettura. Il progetto #ioleggoperché è ormai da anni l’appuntamento più atteso.
Molte classi animano le vie della città con letture scelte insieme ai propri docenti. Le letture spesso drammatizzate che vengono proposte attirano i passanti sia perché rimandano alla rappresentazione viva, realistica di ciò che il testo dice sia perché offrono spunti per capire quanto sia importante trovare un momento della giornata per dedicarsi alla lettura. Sempre in quest’ottica, la Scuola Fagnani ha aderito anche al progetto nazionale «Libriamoci», iniziativa del «Centro per il libro e la lettura» del Ministero della Cultura che ogni anno coinvolge le scuole di ogni ordine e grado, sia sul territorio nazionale che all’estero. L’edizione di «Libriamoci» 2026 ha coinvolto quasi tremila istituti scolastici in Italia e nel mondo, docenti, e oltre quindicimila lettrici e lettori volontari (nel nostro caso familiari degli alunni della scuola Fagnani), autrici e autori messi a disposizione dalle case editrici aderenti al progetto. Ci piace pensare che queste iniziative facciano scoprire ai più giovani, e non solo, l’importanza della lettura, la forza benefica della narrazione sul nostro sviluppo cognitivo ed emotivo poiché stimolare la fantasia e il pensiero critico rappresentano anche uno strumento di crescita e socializzazione.
Ludovica Manizza, Melissa Pandolfi Classe 2^ F scuola Fagnani