ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

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Scuola Primaria Montessori di Ascoli  (AP) - 4°

Quei muri che non si vedono. Società equa, strada lunga

Il pensiero degli studenti dell’IC Luciani S.S. Filippo e Giacomo: nonostante i progressi della modernità, purtroppo esistono ancora molti ostacoli, barriere spesso silenziose

A scuola si parla spesso di solidarietà, di quanto sia buono e giusto costruire una società equa e inclusiva. Guardandosi intorno, però, ci si rende conto di quanto sia ancora lunga la strada per realizzare un mondo in cui tutti abbiano realmente gli stessi diritti e le medesime opportunità. Nonostante i progressi della modernità, purtroppo esistono ancora molti ostacoli, barriere spesso silenziose che frammentano il nostro tessuto sociale.

Il primo grande scoglio è il pregiudizio: spesso giudichiamo gli altri senza conoscerli, etichettandoli in base a stereotipi che ci impediscono di vedere la ricchezza dell’individuo. Il secondo ostacolo è l’egoismo, che porta le persone a pensare solo al proprio benessere ignorando chi soffre o sta affrontando un momento di crisi. Il terzo ostacolo riguarda le barriere fisiche ed economiche: sono i limiti tangibili che non permettono a tutti di studiare, di curarsi o di muoversi liberamente, accentuando le disparità tra chi ha i mezzi e chi resta ai margini. A volte pensiamo che i muri siano fatti solo di mattoni e cemento. Invece, i muri più difficili da superare sono quelli che non si vedono: sono i muri dell’indifferenza o della paura verso chi è diverso da noi.

Questi ostacoli invisibili sono i più pericolosi perché non possono essere abbattuti con le ruspe, ma richiedono un cambiamento profondo della nostra cultura e del nostro modo di stare insieme. Oggi le parole uguaglianza e solidarietà non sono solo ideali astratti, ma rappresentano il cuore pulsante delle politiche di coesione europee. È bello immaginare l’Europa come una grande squadra, dove l’obiettivo comune è far sì che nessun bambino rimanga indietro.

Questo deve accadere a prescindere dal luogo in cui vive, dalle possibilità economiche della sua famiglia o dalle difficoltà fisiche con cui deve fare i conti ogni giorno. Significa che l’Unione Europea investe risorse concrete per migliorare scuole, strade e servizi sanitari, specialmente nelle aree più in difficoltà. L’obiettivo è trasformare il concetto di «cittadinanza» in una realtà tangibile per tutti. L’Unione Europea, quindi, con le sue politiche di coesione, ci insegna una lezione fondamentale: non importa se sei nato in un posto diverso, se hai una disabilità o se sei stato meno fortunato alla partenza. In una società che vuole definirsi civile, tutti meritano un «posto in prima fila». Abbattere i muri invisibili è il primo passo per costruire un futuro in cui la diversità non sia più una minaccia, ma il vero motore del progresso collettivo. Solo così l’integrazione smetterà di essere uno slogan e diventerà vita quotidiana, garantendo a ogni individuo la dignità di poter sognare e realizzare le proprie aspirazioni in un contesto di autentica e profonda giustizia sociale.

 

La scorsa settimana, il parchetto rionale è stato teatro di una piccola, grande rivoluzione silenziosa. Durante una festa di compleanno tra palloncini e torte, un gruppo di bambini ha deciso di organizzare una gara di corsa. Tutto sembrava procedere secondo i soliti schemi, finché gli sguardi non sono caduti su un piccolo invitato che, a causa di una difficoltà motoria, cammina più lentamente degli altri.

È rimasto lì, in disparte, a osservare i compagni con un’espressione carica di malinconia. In quel momento è scattato qualcosa di straordinario. Invece di proseguire con la competizione, i bambini hanno avuto un’intuizione profonda: non era il loro amico a essere ‘sbagliato’ o inadatto, ma era il gioco stesso a essere escludente. Senza l’intervento degli adulti, hanno deciso di riscrivere le regole. La gara di velocità è stata annullata e trasformata in una caccia al te-soro a coppie. Collaborando e aiutandosi a vicenda, i piccoli partecipanti hanno percorso il prato insieme, trasformando la competizione in cooperazione.

Alla fine, sono arrivati tutti al traguardo nello stesso momento.

Questa esperienza ci insegna che includere non significa solo invitare qualcuno a partecipare, ma avere il coraggio di cambiare gli schemi affinché nessuno resti fuori. Una lezione di civiltà che parte dal gioco per arrivare dritta al cuore della società.

 

I bambini immaginano il mondo di domani colorato e senza muri o ostacoli, con città progettate per tutti, a misura di tutti, senza scuole o parchi giochi dove qualcuno possa sentirsi escluso. Le persone si aiuteranno a vicenda in modo automatico, supportate dalla tecnologia che aiuterà a superare ogni disabilità. La diversità non sarà più percepita e vissuta come un problema, ma come una ricchezza. Per raggiungere questo obiettivo serve l’impegno di tutti e la strada è composta da quattro importanti tappe: ascoltare per dare spazio alle storie degli altri, condividere i propri beni e il proprio tempo, rispettare accettando le differenze di ognuno, collaborare, lavorando insieme per risolvere i problemi.

La vera comunità si costruisce giorno per giorno, partendo dai banchi di scuola, luogo in cui i bambini e le bambine devono essere sempre messi nelle condizioni migliori per permettere un pieno e sano sviluppo delle proprie potenzialità, senza nessuna esclusione. 

La pagina dei Campionati di giornalismo di oggi, che chiude l’edizione 2025/2026 per la provincia di Ascoli, è stata realizzata dalla classe 4ª Montessori, dell’Ic Luciani S.S. Filippo e Giacomo. I tre articoli sono stati scritti dagli alunni Gabriele Anastasi, Sebastiano Arcuri, Giacomo Cante, Michele Capecci, Noemi Cotugno, Caterina Croci, Noah Di Benedetto, Aurora Di Mattia, Ibra Karim Foune, Alessandro Fracassa, Rivajet Hodja, Davide Mancini, Francesco Mannozzi, Pietro Marini, Rosa Ricci Pacifici, Frida Valori.

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