L’Etiopia sfruttata, il dramma. L’incontro dei sorrisi, una risorsa
I ragazzi della 3ª C si confrontano con le piaghe di un paese devastato da guerre civili, tragedie climatiche e tanto altro. Ma c’è anche la solidarietà di chi porta aiuto
La vita in Etiopia, le difficoltà, i ragazzi di strada, l’importanza del volontariato: sono stati questi i temi dell’incontro che si è tenuto nella biblioteca scolastica ed a cui hanno partecipato tutte le classi terze della scuola.
Abbiamo incontrato il professore Marco Signoretti, fratello del fondatore della Ethiopia’s street children onlus, l’associazione che si occupa di aiutare i bambini della città etiope di Soddo, nel Wolayta.
Erano presenti anche il regista del film “La forza del sorriso”, Davide, un’insegnante, Elisa ed un’alunna della nostra scuola che quest’estate ha partecipato alla missione, di nome Tea Luna. Insieme sono stati nel villaggio di Soddo e ci hanno raccontato la loro esperienza. Marco ha descritto l’operato di suo fratello Marcello Signoretti, chiamato dai ragazzi di Soddo “Abba”, che significa padre in etiope, proprio perché è considerato un punto di riferimento e una figura paterna dagli abitanti del Wolayta. E’ stato poi mostrato il video intitolato “La forza del sorriso” che racconta con immagini suggestive le pessime condizioni igieniche in cui vive la popolazione, lo sfruttamento del lavoro, la povertà diffusa e la modalità in cui l’associazione agisce sulla società.
Guerre civili, sfruttamento delle materie prime da parte di multinazionali, cambiamenti climatici (aumento delle temperature, rarità delle piogge) purtroppo sono tra le principali cause che rendono l’Etiopia uno dei Paesi più poveri al mondo. Inoltre è presente in modo massiccio il fenomeno del “land grabbing” cioè l’accaparramento delle terre da parte dei Paesi occidentali per estrazioni minerarie, agriculture, allevamento, turismo. All’incontro si è anche parlato di digital divide cioè il divario tra chi ha e chi non ha accesso alla rete e alla tecnologia digitale. Esso è evidente nella maggior parte dei Paesi meno sviluppati. Certo è che questa differenza digitale se per i Paesi africani in generale è sicuramente un problema sul piano economico, a livello di relazioni personali e società potrebbe costituire un vantaggio, per avere rapporti più veri e sinceri rispetto alla nostra società dove tutto è sempre più virtuale e finto.
Alla fine dell’incontro noi ragazzi abbiamo riflettuto sulla nostra società sempre più individualista: ognuno pensa a se stesso, al proprio benessere; siamo spesso indifferenti agli altri. La solidarietà invece è importante, bisognerebbe riuscire a collaborare ed essere solidali anche con chi la pensa diversamente da noi, con chi prova dolore, è in difficoltà, è in minoranza e anche nelle situazioni quotidiane.
Agnese Bettini e Alberto Andreani 3ª C
Abbiamo intervistato la nostra compagna di scuola che quest’estate ha preso parte alla missione di solidarietà.
Cosa ti ha spinto a partecipare al progetto? «L’idea di scoprire e conoscere meglio una parte di mondo che pochi considerano e di cui non si parla molto» Avevi aspettative o idee sulla situazione attuale in Etiopia prima di partire? Confermate? «All’inizio ero un po’ spaventata all’idea di trovarmi in una situazione molto diversa da quella conosciuta da tutti qui in Italia. Solo che poi l’accoglienza che ho ricevuto allo “Smiling Children Town” (centro che ospita ragazzi di strada) è stata travolgente. E forte, perché è una realtà molto difficile».
Come hanno reagito gli Etiopi al vostro arrivo nel villaggio? «Ci hanno accolto con la tipica “Danza del Wolaita” e tantissimi sorrisi».
Vorresti tornare? Perché? «Certo! E il prima possibile per poter rivedere tutti quei sorrisi ma anche sperando di poter essere ancora più utile».
Un consiglio a chi vuole partecipare al progetto? «Lasciare a casa tutte le paure e farsi trasportare da questa esperienza che arricchisce moltissimo».
Come ti sei sentita quando hai visto le condizioni di vita del villaggio? «E’ stato un pugno nello stomaco vedere che bambini più piccoli di me devono guadagnarsi da vivere perché vivono in povertà assoluta e non hanno nessuna sicurezza per il futuro. In quel momento avrei desiderato solo aiutarli».
Ognuno di noi ha un sogno. I loro riguardano interessi diversi dai nostri o si assomigliano? «La cosa bella è proprio che ognuno ha i suoi sogni grazie al centro che gli ha dato la possibilità di averne: alcuni hanno dei sogni professionali come diventare medico o insegnante. Altri invece sognano di lavorare nel centro e aiutare bambini che hanno avuto un passato come il loro».
Alice Costantini e Nicolò Tateo 3ª C
L’incontro mi ha fatto riflettere sul fatto che non bisogna mai lasciare qualcuno in difficoltà, ma occorre aiutarlo a rialzarsi e supportarlo nel suo cammino di ripresa. Il volontariato è una parte importante della società, personalmente penso che l’altruismo sia fondamentale. Essere un volontario credo che sia gesto d’amore verso altre persone, è importante non essere egoisti, indifferenti, ma aiutare chi è in una situazione difficile. Mi ha colpito molto l’operato di Signoretti che in Etiopia fornisce aiuti e possibilità ai tanti giovani senza futuro, in cerca di lavoro e di una vita migliore.
Credo che appena avrò la possibilità intraprenderò un percorso di volontariato, poiché ritengo che essere un volontario non significhi “sacrificarsi”, bensì attuare un vero e proprio gesto d’amore, in cui si dà ma soprattutto si riceve.
Alberto Uguccioni 3ª C