ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Primaria Fermi di Macerata (MC) - 5°

Fusari sfoglia l’album dei ricordi. «Sul banco pennino e calamaio»

Il popolare Toto svela la scuola di quasi metà 900 «Per merenda avevamo un pezzo di pane con olio e zucchero, più tardi dei formaggini»

La classe 5ª della scuola primaria Enrico Medi di Macerata ha invitato Pier Alberto Fusari, detto ‘Toto’, esperto di Storia della civiltà contadina, per capire come era la scuola nel quartiere Santa Maria delle Vergini. È entrato in classe colmo di oggetti di un tempo, compreso un banco degli anni ‘30/’40.

Toto, con voce tranquilla, inizia la sua spiegazione. Si vedeva la felicità nel volto. Negli anni ’40 la scuola rurale, così era chiamata la scuola primaria nelle zone di campagna, si trovava dietro la chiesa Santa Maria delle Vergini, nel palazzo Buratti. Negli anni ’50, fu fatta solo per un anno la prima nella casa della famiglia Salustri, di fianco alla chiesa. Lì, i bambini usavano il bagno all’aperto del contadino vicino al letamaio. In campagna c’erano altre due scuole rurali: una a Vallebona e una alla Valle. In ogni scuola c’era una grande aula con una stufa che si accendeva, sempre se ci fosse stata la legna. Di mattina faceva scuola la prima e la seconda insieme, il pomeriggio la terza, la quarta e la quinta con una maestra unica. La maestra di Toto si chiamava Ugolina.

I bambini in prima dovevano imparare ‘a tenere la matita’ facendo delle pagine di linee, ‘le aste’, perché non erano mai stati a scuola infatti, l’asilo non esisteva. La scuola elementare invece non era obbligatoria, gli alunni mancavano spesso per aiutare nei campi e in pochi, soprattutto i maschi, finivano i cinque anni di scuola. Molte bambine, infatti, erano costrette a lasciare gli studi, contro la loro volontà. Gli alunni indossavano un grembiule blu con il colletto bianco e un fiocco rosa o celeste. Molti usavano ‘li ciocchi’, cioè gli zoccoli, e qualcuno andava scalzo. Avevano una piccola borsa di cartone con dentro due quaderni, il sussidiario e un astuccio di legno. Scrivevano con il pennino e l’inchiostro tenuto nel calamaio nel banco. Serviva anche la carta assorbente per asciugarlo. Per merenda avevano, se c’era, un pezzo di pane con l’olio e zucchero, più tardi dei formaggini. La maestra poteva ‘menare’ i bambini anche con una bacchetta e aveva il consenso dei genitori. La scuola si è evoluta, sono molto cambiate le condizioni di vita dei bambini in un secolo.

 

Tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta – periodo in cui sono ambientati i racconti di Toto Fusari – le scuole si dividevano in due categorie: la scuola rurale, ossia di campagna, e quella urbana, cioè di città.

Le scuole rurali erano spesso ospitate nei luoghi più insoliti, come i fienili, le stalle, le abitazioni del parroco o di qualche abitante della zona. Non c’erano i riscaldamenti ma – se si era fortunati – il locale aveva una stufa in terracotta e spesso erano gli stessi alunni a portare la legna in classe. A quel tempo, soprattutto nelle zone di campagna, era frequente che ci fossero le pluriclassi: bambini di età diverse frequentavano le stesse lezioni con un unico insegnante. Gli insegnanti dovevano organizzare le lezioni in modo da seguire sia i più piccoli che i più grandi e spesso i bambini più grandi diventavano «vice-maestri» per aiutare nello svolgimento della lezione. Il corredo dello scolaro era spesso costruito dal padre o dal nonno che si adattavano a realizzare una cartella o un astuccio di legno. Nonostante fosse in vigore l’obbligatorietà scolastica (in quegli anni fino ai 14 anni), spesso alunni e alunne si assentavano da scuola, anche per diversi giorni, per aiutare le famiglie nei lavori nei campi. In particolare, le assenze diventavano frequenti durante il periodo della vendemmia o della raccolta delle olive. Si trattava di una situazione considerata «normale» e raramente i maestri o le maestre segnalavano le numerose assenze. Il maltempo, invece, non rappresentava quasi mai un ostacolo alla frequenza: gli alunni, che si recavano a scuola a piedi, percorrendo anche diversi chilometri e a volte su strade non agevoli, in base alla zona, affrontavano il percorso anche con la neve.

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