Meno compiti, più gite e progetti. Ecco la scuola che vorremmo
Gli studenti dell’IC Ferrari analizzano gli aspetti da migliorare nel sistema di istruzione italiano «Ci sono alcuni pregiudizi di genere nell’abbigliamento. Borse di studio da potenziare»
Ultimamente si parla molto della scuola italiana ma non dal punto di vista di noi studenti, secondo noi alcuni aspetti possono migliorare.
Il carico dei compiti è molto pesante, soprattutto quando ci vengono assegnati da un giorno all’altro. Teniamo conto che noi ragazzi/e al pomeriggio abbiamo vari impegni, tra cui molto spesso attività sportive che sono comunque molto importanti tanto quanto uscire e divertirsi. Per questo motivo i docenti dovrebbero diminuire il carico di compiti. Nell’ambito dello studio, poi, ogni studente ha un metodo diverso, ma non è semplice capire quale sia il più adatto.
I professori spesso propongono la loro strategia per migliorare l’apprendimento, ma non sempre è quella giusta per ciascun alunno.
Purtroppo, nelle scuole alcuni docenti non applicano un giudizio imparziale, e in questo modo ci mettono a disagio, disagio che spesso nasce anche in relazione agli stereotipi.
Si riscontrano quotidianamente sia tra studenti che tra professori quei luoghi comuni che nascondono dei pregiudizi di genere.
Ad esempio, parlando di abbigliamento, nei mesi più caldi a scuola non è consentito, specialmente alle ragazze, indossare pantaloncini sopra al ginocchio e magliette più corte. Questa regola dovrebbe valere per tutti ma spesso vie-ne esercitata solo sulle ragazze.
Sarebbe bello avere più libertà nell’abbigliamento per potere esprimere la nostra personalità.
Per conoscere meglio noi stessi e il nostro corpo, inoltre, sarebbe opportuno introdurre Educazione sessuo-affettiva a scuola come succede già in molti paesi dell’Unione Europea come Francia, Irlanda, Germania, Danimarca, Austria, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi.
Si potrebbe anche potenziare Educazione Civica, spiegando a noi studenti l’attualità e la politica in maniera oggettiva senza ricorrere a opinioni personali, per farci capire cosa succede nel mondo. In molte scuole le gite didattiche sono scarse, al contrario sarebbe importante aiutarci ad apprendere anche attraverso progetti e gite in modo più regolare.
Un fenomeno che si presenta in modo sempre più frequente soprattutto nelle scuole è il bullismo.
Nella nostra c’è un team antibullismo composto da 3 insegnanti che aiutano a prevenire questo fenomeno con sicurezza anche se non tutte le scuole sono così fortunate. Un altro vantaggio della nostra scuola è la presenza di una psicologa, che ci può aiutare ad affrontare ansia, stress, problemi scolastici e personali. Un ulteriore elemento da incentivare sono i premi scolastici: nelle scuole le borse di studio vengono assegnate a studenti con la media sopra il nove, ma non tutti gli alunni con questa valutazione a fine esame ricevono un premio scolastico.
Sarebbe opportuno che le scuole garantissero l’offerta di premi scolastici al fine di promuovere una sana competizione ed incentivare il merito tra gli studenti.
Crediamo che questo confronto sia un’occasione preziosa per migliorare l’ambiente scolastico e renderlo un posto più accogliente per noi studenti.
L’educazione sessuo-affettiva promuove la conoscenza del corpo, la gestione delle emozioni e la parità di genere. Si tratta di una materia non obbligatoria nelle scuole del nostro paese e molto limitata quest’oggi. Secondo noi è importante portarla nelle scuole perché insegna il rispetto reciproco, la consapevolezza emotiva e previene violenze di genere, disagio negli studenti ed evita di cadere nella ’disinformazione’ offerta dal web. In Svezia l’educazione sessuo-affettiva esiste già da oltre settant’anni ed è obbligatoria dalle scuole elementari fino a quelle superiori. Questo approccio ha contribuito a migliorare il rispetto e la consapevolezza della libertà altrui. In Italia dal 1975 è stata proposta una legge per introdurre questa materia sedici volte e sedici volte è stata bocciata. Il 3 dicembre 2025 è stato approvato il provvedimento proposto dal ministro Valditara che vieta tale educazione nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie mentre deve essere autorizzata dai genitori per essere eseguita nelle scuole superiori e nelle scuole medie. Il motivo per cui si ostacola questo tipo di istruzione è la paura che possa influenzare in senso negativo i ragazzi.
Parlando di dati, l’Italia è tra i soli 6 paesi nell’UE senza questo insegnamento e, in assenza di corrette informazioni che anche la scuola dovrebbe fornire, il 30% dei ragazzi tra gli 11 e i 12 anni ricorre alla pornografia sul web. Secondo un sondaggio di Save The Children il 95% degli adolescenti desidera un percorso di educazione sessuo-affettiva a scuola e il 49% ritiene che si debba affrontare a partire dalle medie, mentre il 25% pensa sia fondamentale sin dalla primaria. Gli effetti positivi di questa materia sono: relazioni sane, il rispetto del consenso e dell’uguaglianza di genere, sviluppo dell’intelligenza emotiva, riduzione degli stereotipi, del bullismo e del cyberbullismo. Previene gravidanze indesiderate, infezioni sessualmente trasmesse e abusi, migliorando il benessere psicofisico dei giovani. Quindi, perché no?
Le giovani redattrici della classe 2^D dell’IC Ferrari di Maranello
Ecco le giovani redattrici della classe 2^D dell’IC Ferrari di Maranello che si sono occupate della realizzazione degli articoli in cui riflettono a 360 gradi sul mondo della scuola tra disagi, prospettive e iniziative da promuovere: Boni Nicole, Bini Bianca, Marchetti Stella, Opoku Georgia Sarpong, Savigni Beatrice, Tubelli Ilenia, Turrini Giulia.