ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado D'Azeglio di Ascoli (AP) - 2B, 2C, 3A

«Zarepta, per trent’anni. al fianco dei più sfortunati»

Intervista all’associazione che nacque nel 1995, quando due signore decisero di prendere in prestito una cucina per preparare pasti agli ultimi: da allora, il centro non si è mai fermato

Che cos’è Zarepta? Com’è nata? «È un’associazione di volontariato nata nel 1995 da due signore che, di fronte a molte persone che vivevano di elemosina e senza una casa dove stare, decisero di prendere in prestito una cucina per preparare loro del cibo. Poi ne sono arrivate altre e questa associazione è cresciuta fino ad oggi. Quest’anno faremo trent’anni a giugno».

Perché ha questo nome? «Deriva da una città citata nella Bibbia in cui, durante una carestia, si condivise il poco cibo a disposizione. Il suo nome simboleggia condivisione e provvidenza».

Chi sono le persone che arrivano qui? «Si tratta di immigrati, disoccupati, tossicodipendenti, in una parola persone ‘fragili’. Inizialmente, usufruivano dei nostri servizi di mensa solo venti persone, poi è cambiata la sede e siamo arrivati a ospitarne più di ottanta. Attualmente ne sono registrati 103». Cos’è cambiato rispetto alla vecchia sede? «Molto, ne siamo molto fieri perché abbiamo aggiunto la cena e la colazione, ma anche più servizi: per esempio, tre volte a settimana vengono un dentista e un medico e mettiamo a disposizione anche un barbiere».

Perché ha deciso di venire qui come volontario? «Mi piaceva già aiutare le persone.

Quando sono andato in pensione, ho conosciuto Zarepta. Ora sono 14 anni che lavoro qui e sono contento della scelta che ho fatto». C’è stato un caso particolare che gli è rimasto impresso? «Sì. Conoscevo un ragazzo di famiglia povera, che decise di trasferirsi a Bologna: lì si sistema e trova un lavoro. Purtroppo, tempo dopo perde tutto e torna ad Ascoli. Venne a trovarmi e mi chiese se potesse dormire all’uscita del cancello di Zarepta.

Gli cercai un posto e puntualmente gli portavo cibo. Sfortunatamente, però, iniziò a bere e, nonostante i miei richiami, fu ritrovato morto in casa sua. Per me è stato un gran dispiacere».

Come ci si comporta lavorando qui? «Bisogna essere pazienti e disponibili con l’altro per imparare a gestire anche situazioni difficili e avere rispetto nei loro confronti. Non si tratta solo di fornire pasti ma anche di es-sere disposti ad ascoltarli. Non siamo lì per giudicarli ma per accoglierli. Per questo pensiamo di organizzare corsi di formazione per i nuovi volontari». Qual è la cosa più bella di questa esperienza? «Per noi è sentirsi tutti uguali e aiutare l’altro. Facciamo il possibile, offrendo beni a persone che non possono permetterselo. Questo pomeriggio è arrivata una donazione anonima in denaro con un bigliettino con scritto: «Un piccolo contributo per aiutare le persone meno fortunate».

Persone così ce ne vorrebbero.

Adesso ve la faccio io una domanda: vi è piaciuta quest’esperienza? «Certo, ci è piaciuta molto, abbiamo scoperto un nuovo modo di aiutare le persone. Grazie per questa intervista, per noi è stata molto significativa!».

 

L’articolo 3 della nostra Costituzione afferma che ciascuno va rispettato come persona, al di là dell’aspetto fisico, sesso, paese di provenienza, religione e che lo Stato ha il dovere di rimuovere le cause che impediscono il pieno sviluppo della persona. Anche l’Unione Europea sostiene questo valore attraverso le politiche di coesione. Ma cosa sono? Si tratta di un insieme di azioni messe in campo dall’UE tramite fondi per aiutare Paesi meno sviluppati a crescere in modo equilibrato e permettere a tutti di avere le stesse opportunità. Per formare cittadini europei consapevoli è necessario portare questa iniziativa tra i banchi di scuola e rendere l’istruzione un motore di cittadinanza e inclusione. Spiegare a noi ragazzi il significato e le finalità di queste politiche in concreto ci aiuta a comprendere meglio il valore dell’uguaglianza e dell’inclusione, riducendo ogni tipo di discriminazione. Le politiche di coesione sono un esempio reale di solidarietà, in diverse situazioni, anche a scuola. Come noi studenti aiutiamo un nostro compagno che è in difficoltà, l’UE cerca di costruire una società più equa.

 

Da tempo nella nostra scuola vengono proposte iniziative a favore della solidarietà verso chi è in difficoltà. Ricordiamo, ad esempio, il progetto «Facciamo gol alla disabilità» che realizza attività di educazione fisica.

Come ogni anno, poi, aderiamo all’iniziativa «Donacibo», un’associazione fondata nel 1989 a Milano da quattro amici, che punta a raccogliere cibo per donarlo a chi si trova in situazioni difficili. Nelle scuole come la nostra, proprio durante questa settimana, noi studenti contribuiamo con piccoli aiuti portando cibi a lunga scadenza che vengono messi in scatoloni.

Il tutto viene portato in magazzini che hanno una lista di persone bisognose segnalate dai servizi sociali, parrocchie o privati a cui consegnare i pacchi. Il record nella nostra scuola è stato di 220 chili di cibo! La solidarietà è un valore importante. Noi ragazzi di oggi saremo gli adulti di domani e avremo il compito di rendere il mondo migliore: piccoli gesti, come rispettare gli altri e condividere con chi ha meno, possono fare la differenza.

 

Un’altra mini redazione di giornalisti in erba si è riunita per la stesura degli articoli odierni.

La pagina di oggi dei Campionati di Giornalismo è stata realizzata dalla scuola D’Azeglio di Ascoli.

Hanno partecipato alla stesura degli articoli Eleonora Pasquini, Sofia Pelliccioni, Nicola Ciccanti, Alberto Silvestri, Alessia Colati, Amelia Bachetti (classe 2B), Giorgia Angelini, Viola Bianchi, Benedetta Corradetti, Donatella Corradetti, Paola Sicuranza (classe 2C), Sofia Bizzarri, Carlo Cittadini, Mia Corradetti, Bianca De Angelis, Beatrice Ielo, Sofia Travaglini (classe 3A). Il lavoro è stato coordinato dai docenti Caterina Capello, Angela Crescenzi ed Emanuela Tulli.

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