Come nasce un romanzo. I segreti di Silvia Bernardi
Gli studenti della 1B delle medie ’Guido Reni’ hanno incontrato la scrittrice bolognese Gli ingredienti: dalla trama avvincente all’accuratezza dei luoghi e del periodo storico
Scrivere un libro è il classico sogno nel cassetto. A chi non piacerebbe vedere pubblicato e letto da tanti lettori un proprio romanzo o racconto? Ma quali sono i segreti perché questo diventi possibile? Come concretizzare una bella storia, una buona idea? Ne abbiamo parlato in classe con Silvia Bernardi, che, oltre a scrivere, si occupa di comunicazione e promozione della lettura. Con le nostre domande abbiamo saputo che fin da bambina era curiosa e il primo input ad amare le narrazioni le è venuto dalla nonna, che le raccontava storie vere. Poi è venuto l’amore per la lettura. Silvia ci ha raccontato che le piaceva anche scrivere, già da quando frequentava le elementari, poi le scuole medie, proprio alle Guido Reni, e che la sua insegnante di italiano la incoraggiava su quella strada.
Come ogni appassionata di lettura, le piacciono tutti i generi letterari, ma ha una preferenza per le trame ben definite, in cui ogni dettaglio trova una collocazione e permette di comprendere e incastrare ogni elemento al suo posto. Più che dagli autori, Silvia è stata ispirata dai titoli, tra cui molti classici, come ’Il giardino segreto’ di Frances Hodgson Burnett, ma anche contemporanei come ’La bambinaia francese’ di Bianca Pitzorno. Il desiderio di scrivere si è poi consolidato nel tempo, fino a realizzarsi.
Per scrivere un proprio libro si deve partire da qualcosa che appassiona, da una storia che piace e che si vorrebbe leggere; bisogna stare bene mentre si scrive, divertirsi, cosa che il lettore percepisce immediatamente. Alla nostra domanda su come vengono le idee, ha risposto che capitano nei momenti meno prevedibili; occorre acchiapparle subito, con una scaletta, schemi, appunti e disegni.
In un libro è importante la coerenza nella trama, ma sono fondamentali l’esattezza e l’accuratezza della ricostruzione dei luoghi e del periodo storico in cui è ambientata la vicenda. Spesso serve un lavoro di documentazione e di approfondimento. Non è per forza necessario aver visto i luoghi, ma sicuramente studiare. Anche se sarebbe bello scrivere su carta, bisogna passa-re alla videoscrittura, per la necessità di proporre la propria storia agli editori in quella forma. L’ambiente che si ha intorno è molto importante. A Silvia piace scrivere a casa, alla scrivania, con i libri preferiti nella libreria accanto; il contesto ideale per mantenere l’ispirazione, anche se la conclusione del suo primo libro è arrivata in cucina! Silva ci ha svelato i ferri del mestiere e adesso tocca a noi!
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Il nuovo libro di Silvia, ’La torre dei Senzaluna’ edito da Pelledoca, è ambientato in un palazzo che prende spunto da Palazzo Poggi a Bologna, con i protagonisti costretti al chiuso, perché imperversa una bufera. Vengono in mente situazioni come quelle di memorabili storie di Agatha Christie, come Assassinio sull’Orient Express e Dieci piccoli indiani, in cui un delitto avviene in un luogo inaccessibile dall’esterno. L’enigma della camera chiusa è una delle forme più avvincenti del genere giallo. Anche i thriller o le sottili indagini psicologiche sono molto graditi e fanno capire perché il genere continua a piacere così tanto: tra scrittore e lettore, che si identifica con l’investigatore, si instaura una sfida per scoprire la verità prima della fine, seguendo gli indizi disseminati nella narrazione.
’Il segreto del carillon’, edito da Mondadori Ragazzi, è il primo libro di Silvia Bernardi. Durante l’incontro l’abbiamo tempestata di domande sui personaggi, la trama, il perché di certe scelte.
Ha risposto a tutto, a partire dal tempo impiegato per scriverlo: dieci mesi.
Ambientato nella Parigi di inizio Novecento, ma con incursioni in Inghilterra e a Ginevra, ’Il segreto del carillon’ presenta atmosfere coinvolgenti come nelle storie di Arsenio Lupin, con avventure e misteri che trascinano i lettori insieme ai personaggi in una trama ricca di suspense e colpi di scena.
I luoghi, a partire dal teatro dell’Opéra, sono ben ricostruiti e mostrano un grande amore per Parigi.
La maggior parte dei nomi delle vie sono veri, ma alcuni sono inventati; mentre per il castello dell’incredibile esibizione della protagonista Eveline, il momento del libro che Silvia ama di più, si è ispirata a uno dei racconti di Lupin.
Una nostra curiosità era legata al titolo, al perché per innescare la trama avesse scelto proprio un carillon: ci ha risposto che la affascinava l’idea che un oggetto così piccolo potesse possedere tanta forza e complessità.
Alla nostra domanda se nel libro c’è un messaggio nascosto, l’autrice ha detto di sì, da cercare anche nel nuovo titolo,’ La torre dei Senzaluna’, uscito il 18 marzo.
Saremo in grado di scoprirlo? Intanto ci siamo avvicinati ai segreti del processo creativo!