Un calcio ai tumori, il lavoro di Piccinini. Il ricercatore tra i banchi della sua scuola
Il docente universitario faentino, in prima linea nella lotta contro il cancro, ospite della media ‘Europa’ che frequentava ’Mens sana in corpore sano’ è uno dei suoi principi ispiratori e per questo coltiva le passioni per calcio e ballo
Docente universitario, ricercatore oncologico presso l’Irst di Meldola, riconosciuto dall’Università di Stanford grazie ai suoi studi, Filippo Piccinini nella mattina dell’8 novembre è tornato alla scuola media ‘Europa’ che aveva frequentato. Noi, alle prese con scelte importanti per l’orientamento scolastico, gli abbiamo chiesto di ripercorrere le tappe della sua formazione, anche per essere da lui ispirati.
Fin da piccolo aveva avuto modo di sperimentare quanto i tumori potessero portare dolore nella vita delle famiglie e, un po’ ingenuo e un po’ spavaldo, aveva promesso che avrebbe trovato una cura.
Poi è cresciuto: alla nostra età si divideva tra l’amore per la tecnologia e il sogno di diventare un calciatore professionista, anche se la sua famiglia lo incoraggiava allo studio.
Purtroppo o per fortuna, il suo sogno sportivo non poté realizzarsi a causa di un incidente in moto.
All’università scelse così ingegneria biomedica, facoltà che conciliava il suo interesse per la tecnologia e le aspirazioni della sua infanzia.
È stato importante per noi scoprire che anche a uno studente brillante e determinato come lui non sono mancati momenti di sconforto. In Svizzera, dove si era trasferito per poter usufruire di tecnologie all’avanguardia nella ricerca, si è ritrovato solo e come imprigionato in un loop fatto unicamente di studio e lavoro. Grazie alla sua curiosità e a un po’ di coraggio ha deciso così di sperimentare il ballo latino americano. Qui ha trovato uno stacco alla routine soffocante e anche una rete di relazioni capace non solo di farlo uscire dall’isolamento, ma anche di farlo lavorare con maggiore slancio e motivazione.
“Mens sana in corpore sano”, ci ha confidato essere uno dei suoi principi ispiratori, del resto ancora oggi si divide tra ricerca, insegnamento, calcio e ballo.
Ci ha anche esortato ad approfondire lo studio della lingua inglese, un tempo ostico per lui, ora indispensabile.
Ed eccolo qui oggi: un ragazzo giovane, ma anche una speranza per pazienti oncologici e loro cari.
Pur orgoglioso dei suoi successi non rinuncia a porsi obiettivi sempre nuovi: il primo è quello di consolidare il suo gruppo di lavoro e il secondo, più a lungo termine, è quello di rendere Faenza un polo di ricerca di eccellenza. Del resto essere riconosciuto in un bar della sua città è stata una delle soddisfazioni che ricorda con maggior affetto, insieme a quella di essere stato pubblicato dalla rivista Nature.
Per noi è stato importante incontrare una persona disponibile che ama fare quello che fa e vive i suoi valori.
Per dirla alla Piccinini: salute, famiglia, amore, curiosità e sport!
Classe 3^D Scuola media ‘Europa’ di Faenza Prof.ssa Barbara Santolini
Nella giornata di venerdì 31 ottobre 2025, alla scuola media ‘Europa’ Christian Casarotto, un glaciologo del museo delle scienze di Trento, ha incontrato gli alunni delle classi terze, i quali, a fine inverno, si recheranno a Trento per visitare il Muse.
L’esperto, nelle ore a disposizione, ha introdotto la realtà sul cambiamento climatico e i suoi effetti sui ghiacciai. La situazione sta cambiando velocemente: le temperature stanno aumentando sempre di più e, di conseguenza, i ghiacciai si sciolgono. La causa sono i gas serra, che “intrappolano” nell’atmosfera il calore dei raggi solari; questo fenomeno porta al bilancio negativo, ovvero perdita netta di massa glaciale, causata dal fatto che la fusione del ghiacciaio supera l’accumulo di neve durante l’anno.
Esistono anche bilanci in pareggio e bilanci positivi, ma di questi ultimi il più recente è stato nel 2014.
Oltre allo scioglimento dei ghiacciai, il calore in aumento causa la deglaciazione delle calotte polari, che a loro volta innalzano il livello del mare.
I ghiacciai sono un’importante risorsa idrica: per la produzione di energia idroelettrica, per l’agricoltura e per l’allevamento.
Grazie a dighe che formano laghi artificiali (un esempio è il lago di Fedaia) viene prodotta energia idroelettrica.
Con canali si porta l’acqua alle col-ture e agli allevamenti, ma ultimamente con questo calore, sono perlopiù asciutti, prosciugati.
Casarotto ha affermato che per ottenere il massimo rendimento da questa risorsa bisogna studiare il passato.
Alla fine dell’incontro l’esperto, alla domanda come abbiano fatto i ghiacciai a mantenersi se dal 2014 non ci sono stati bilanci positivi, ha risposto che, come detto, esistono anche bilanci pareggio, ovvero la permanenza del 60% di neve sulla superficie dei ghiacciai nel mese di aprile. Su cosa ne pensasse delle uscite sugli sci ha affermato che, se si vuole organizzare un’uscita del genere, consiglia la permanenza di almeno una settimana, visto che andare in montagna ha un costo sia economico sia ambientale alto.
Casarotto ha portato anche una “sorpresa” per i ragazzi: un pezzo di telo che era stato usato per coprire un ghiacciaio nel 2023, per evitare il suo scioglimento.
L’esperto ha spiegato che non bisogna coprire quei meravigliosi, giganteschi blocchi di ghiaccio, i ghiacciai: è necessario trovare un altro rimedio; questo interessante argomento è stato oggetto di tante domande.
Margherita Bosi, Gianmaria Marchi, Alexander Matera, Alessandro Penazzi e Nicole Samorè, classe 3^B Scuola media ‘Europa’ di Faenza Prof.ssa Barbara Bagattini