ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Salesiani di Bologna (BO) - 3B

Bullismo, la testimonianza. Una storia di grande riscatto

Gli studenti e le studentesse della 3B dell’Istituto Salesiano affrontano un tema di grande attualità Intervista a Fabio, diventato istruttore di arti marziali, dopo essere stato perseguitato

«Non importa cosa pratichi e a che livello, l’importante è che i tuoi occhi ridano». È questa la filosofia dell’Accademia Aksa-do, fondata nel 2017 dal maestro Fabio Ruggeri, che ha aderito al progetto NoiNo.org, che organizza incontri con alunni e docenti delle scuole di Bologna per prevenire la violenza di genere.

La terza media B dei Salesiani ha incontrato Fabio durante il corso di autodifesa organizzato dalla Scuola e ha approfittato per intervistarlo. Com’è nata la tua passione? «Da un passato molto travagliato: bullizzato per tre anni alle medie, poi bullo come sfogo e maschera per le debolezze. Il voler proteggere i più deboli è diventata la mia vocazione». Dove insegni difesa personale? «Attualmente seguo progetti di difesa personale tramite il C.U.S.B in quasi tutte le scuole superiori di Bologna e all’interno dell’azienda Macron e organizzo corsi privati nella mia accademia di arti marziali».

Che età hanno gli allievi dei tuoi corsi? «Dai 13 ai 70 anni». Che consigli daresti ai ragazzi che si dovessero trovare in una situazione di pericolo? «Evitare a tutti i costi il contatto fisico e cercare di allontanarsi, riconoscere le vie di fuga, crearsi i presupposti per una legittima difesa (urlare di stare indietro, attirare l’attenzione) e cercare cosa offre il luogo per proteggersi o difendersi». Quale oggetto dovremmo portare sempre con noi? «In Italia, lo spray al peperoncino è legale per autodifesa solo dai 16 anni compiuti, vietato sotto tale età. Esistono corsi di formazione specifici per impararne l’uso corretto e per la gestione dello stress». Cosa pensi dei ragazzi che portano coltelli nelle scuole o altro di simile nello zaino? «Penso che non ci sia un’educazione corretta sul tema del porto illegale di armi.

I taglienti sono diventati un segno di appartenenza e distintivo. Per gioco, spavalderia o per offendere. Le percentuali di possesso sono in aumento e gli argini non sono mai stati posti».

Sei d’accordo con la circolare del ministero dell’Istruzione che prevede la possibilità di introdurre controlli coi metal detector all’ingresso delle scuole? «Si tappa con un dito uno scolapasta pieno d’acqua. Bisogna insegnare ai ragazzi che le armi di attacco e difesa più potenti per uscire dal buio sono la cultura e il sapere. Bisogna parlarci con questi ragazzi, hanno tanto da raccontare».

 

«Sedicenne preso a pugni e calci dal branco». Notizie di questo genere, a Bologna, sono la quotidianità. Tra il 2025 e il 2026 la criminalità minorile, anche U14, ha avuto un aumento notevole. Alcune cause sono i furti e lo spaccio, ma soprattutto il moltiplicarsi delle baby gang.

Noi ragazzi siamo spaventati dalle bande che girano per le strade. I dati dimostrano che il 65% dei cittadini percepisce un senso di insicurezza e preoccupazione riguardo a questo fenomeno e che la microcriminalità è percepita in aumento dal 59% delle persone.

Le zone più pericolose sono i quartieri San Vitale, Navile e Pilastro, ma anche in Montagnola, in autostazione e nella zona universitaria si verificano risse soprattutto di notte.

Oltre a una maggiore presenza di forze dell’ordine, crediamo sia importante che le istituzioni lavorino con i ragazzi per eliminare le cause del disagio minorile.

 

Tra le tante attività che offre la scuola media salesiana di Bologna, quest’anno noi di terza media abbiamo sperimentato il corso di difesa personale che ci ha preparato ad affrontare i rischi della città. Il corso si è svolto in tre lezioni da due ore ciascuna.

Al primo incontro abbiamo conosciuto l’istruttore e una sua allieva, che hanno riprodotto alcune situazioni che potrebbero accaderci in giro per Bologna. Fabio (l’istruttore) ci ha insegnato come atteggiarci in presenza di malintenzionati tramite codice dei colori di Jeff Cooper che individua quattro livelli di prontezza mentale per affrontare potenziali minacce.

Il bianco rappresenta lo stato di totale inconsapevolezza di ciò che ci sta attorno, perché siamo distratti da dispositivi o abbiamo poca visibilità a causa di cappucci o cappelli. Il giallo significa essere attenti a chi e a che cosa ci circonda. L’arancione rappresenta qualcosa che identifichiamo come una possi-bile minaccia per cui mentalmente siamo pronti ad agire. Il rosso implica la necessità di agire per difenderci: ci accorgiamo di trovarci davanti al pericolo e pratichiamo azioni a scopo difensivo. Il nero rappresenta la realizzazione del pericolo che porta ansia e panico.

Questo corso ci ha introdotto alla difesa personale, insegnandoci che essa non è solo l’apprendimento di tecniche fisiche, ma include la consapevolezza, la gestione del conflitto e dello stress che da esso può derivare.

 

Classe 3^ B, prof.ssa Camilla De Rossi. Alunni: Aurioso Samuel, Baravelli Esther, Boni Lara, Cavazzana Andrea, Censi Samuele, D’angelo Mia, Dalmonte Emma, Dalpane Alice, Fabbri Alice, Farini Gabriele, Farris Agata, Gumirato Margherita, Jin Matilde, Marino Lara, Massari Nicolas, Maulà Martina, Mose Desting Osas, Naldi Samuele, Poerio Federico, Rotondo Luca, Santi Francesca Lina, Tonelli Carlotta, Urbinelli Zoe, Vighi Noemi, Visani Pietro, Zappoli Vittoria. 

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