ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

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Scuola Secondaria di I grado Salesiani di Bologna (BO) - 3E

Social network tra luci e ombre. Il divieto per gli adolescenti

Dalla nascita delle piattaforme allo stop per i minori di 16 anni: l’analisi della 3E dell’istituto Salesiano Lo stop ai siti per i minori di 16 anni in Australia e le restrizioni dei Paesi europei come l’Italia

I social sono parte integrante della nostra vita quotidiana. Riescono ad attirare l’attenzione mediante un algoritmo che rileva gli interessi in base a like, repost e condivisioni e a quanto ci soffermiamo sui video. Ma se da un lato vengono proposti contenuti che ci interessano permettendoci così di approfondirli, dall’altro possono determinare in noi la mancanza di curiosità verso altri argomenti. Questo algoritmo attira noi giovani perché crea una zona di comfort, tranquillità e leggerezza; allo stesso tempo, però, favorisce dipendenze che ci allontanano dalla vita reale. Quando noi giovani trascorriamo ore su queste piattaforme ci distraiamo da ciò che ci circonda che però, a volte, turba il nostro umore. Un aspetto favorevole? La curiosità che può svilupparsi guardando i video selezionati dall’algoritmo. Se l’idea di istruzione più diffusa è quella trasmessa dalla scuola, gli insegnamenti trasmessi dai social possono risultare più concreti di quelli scolastici, a cominciare dagli avvenimenti che avvengono nel mondo. Inoltre, sui social è possibile trovare contenuti che esprimono senza filtri un’opinione, dandoci modo di conoscere pareri altrui. Ciò porta noi adolescenti a sviluppare una capacità critica, evitando di disinteressarci alla vita quotidiana.

I social nascono per intrattenere e comunicare con gli altri, ma oggi lo scopo originario è cambiato.

Per questo il divieto ai social per i minori è una tendenza in crescita a livello globale, finalizzata a proteggere la salute mentale e contrastare il cyberbullismo. L’Australia ha introdotto il primo bando totale per i minori di 16 anni a fine 2025, mentre Francia e Italia stanno valutando restrizioni simili. Il governo australiano, guidato dal primo ministro Anthony Albanese, ha imposto alle principali piattaforme digitali di rimuovere gli account appartenenti a utenti minori di 16 anni e impedire la creazione di nuovi profili. Grazie a questo ban, i bambini possono crescere in modo indipendente dalla tecnologia e vivere in maniera più reale, evitando di incorrere in episodi di cyberbullismo o addirittura violenza virtuale. Alcuni esperti sostengono che le restrizioni di età non garantiscono la sicurezza e che l’educazione sarebbe più efficace del divieto. Si discute inoltre sull’efficacia dei metodi di verifica dell’età e sulle potenziali violazioni della privacy.

 

Uno degli aspetti più dibattuti negli ultimi anni è l’utilizzo dei telefoni cellulari a scuola, durante le ore di lezione e non.

Nel 18% dei casi nelle scuole italiane si usano delle cassette per contrastare l’utilizzo di questi dispositivi, per riuscire a garantire una maggiore concentrazione da parte degli studenti e una riduzione del cyberbullismo. Il fatto di impedire ai ragazzi l’utilizzo del cellulare durante le ore scolastiche ha sia aspetti positivi che negativi: alla maggior concentrazione si aggiunge l’incremento delle comunicazioni tra giovani; per contro molti studenti, alla fine delle lezioni, essendo stati molte ore senza il cellulare, sentono il bisogno di compensare questa assenza utilizzandolo senza autoregolazione. Ai Salesiani noi ragazzi spegniamo il cellulare prima di entrare a scuola e, a inizio lezione, lo depositiamo in apposite cassette dove rimane fino alla fine delle lezioni. Questa iniziativa è ormai in vigore da molti anni. Nel caso in cui uno studente dovesse infrangere il divieto di utilizzo del cellulare può essere punito con richiami disciplinari fino, nei casi più gravi, alla sospensione senza allontanamento dalla scuola.

Quanto alle reazioni dei docenti, alcuni sostengono che andrebbe impedito l’uso durante le lezioni, ma non per finalità didattiche, per evitare che la normativa interferisca con strategie educative innovative.

 

Sono chiamati ’ragazzi vampiro’ gli adolescenti che restano svegli tutta la notte navigando on line.

Le conseguenze del vamping sono l’isolamento, la solitudine, la depressione e la perdita del sonno, che per lo sviluppo di noi ragazzi è molto importante. Questo fenomeno, molto comune e altrettanto dannoso, è stato verificato tramite un’indagine svolta da un gruppo di insegnanti di un istituto statale superiore italiano. I prof hanno somministrato agli studenti un questionario anonimo dal quale è risultato che dopo la mezzanotte il 35% dei ragazzi naviga per varie ore sui social; un quarto dorme 5-6 ore per notte, mentre 1 su 10 dorme 2-3 ore a notte. Il 66% dichiara che la propria famiglia non è al corrente di questo comportamento. I medici propongono di dormire in una stanza separata dal telefono, coricarsi a orari regolari garantendo almeno 7-8 ore di sonno per notte.

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