Dietro ogni smartphone ci sono. storie di guerre e sfruttamenti
Il triste mercato del coltan in Congo: è il minerale usato per costruire quasi tutti i sistemi elettronici, tra illegalità e lavoro minorile
Vi siete mai chiesti cosa c’è dietro il vostro smartphone? Dietro a quei dispositivi che utilizziamo quotidianamente c’è una storia molto triste. Tutto parte dal coltan, un minerale poco noto ma importantissimo per la tecnologia, contenuto negli smartphone, nei computer, nei tablet e in numerosi dispositivi elettronici. Il suo nome, in realtà, deriva dalla combinazione di due minerali: columbite e tantalite. Il tantalio, infatti, è un metallo prezioso che deriva dal coltan e viene sfruttato per costruire pezzettini minuscoli ma potentissimi, quelli che ritroviamo ad esempio nei condensatori dei nostri dispositivi. Questo minerale, purtroppo, nasconde una verità che pochi conoscono. L’80% del coltan mondiale si trova infatti nella Repubblica Democratica del Congo, uno dei Paesi più poveri del pianeta. Dal 1998 il Congo è al centro di un lungo conflitto armato che si è scatenato proprio per avere il controllo delle miniere di coltan, grazie alle quali i gruppi armati coinvolti sono in grado di incassare grandi somme di denaro. Con questa guerra, stimata in milioni di morti, la popolazione non fa altro che rimanere in una condizione di estrema sofferenza e insicurezza. Il coltan viene scavato in miniere spesso illegali e pericolose. E non vi lavorano solo adulti, ma anche tanti bambini, alcuni di appena 4 o 5 anni. Gli operai lavorano per ore al sole, scavando a mani nude e trasportando pesi enormi per chilometri. I bambini chiamati ‘portatori’ trasportano il minerale ai punti di raccolta e vengono pagati pochissimo, solo se trovano il minerale. Il coltan finisce con la vendita, spesso illegale, a grandi aziende straniere, ma lo Stato e i suoi abitanti ricevono poco. Anche il prezzo del coltan varia molto: nel 1998 un chilo costava al massimo 2 dollari, mentre nel 2025 il prezzo è salito a 800. Questo dimostra quanto il mercato sia instabile e quanto la nostra richiesta diretta di tecnologia abbia a che fare con queste guerre e sopraffazioni. Il coltan è semplicemente un simbolo di contraddizione: noi tendiamo a cambiare spesso smartphone e tablet, mentre dall’altra parte del mondo ci sono bambini e adulti che soffrono per far sì che ciò sia possibile.
Forse la cosa migliore che possiamo fare è informarci, ridurre il nostro consumo di tecnologia, scegliere più responsabilmente i prodotti e riciclare anche gli smartphone.
Arianna Paolini, Melissa Mastromatteo, Adrian Marcos Antoine, Tommaso Balzani III E
Spesso nelle diete si consiglia di mangiare il pesce. Le persone preferiscono sempre consumare salmone e tonno, seguendo le tendenze.
Ma siamo sicuri che facciano bene? Il consumo del salmone d’allevamento può essere rischioso, per via dell’accumulo di diossine e pesticidi, per via dei mangimi artificiali, e per l’uso di antibiotici e antiparassitari. Meglio il salmone selvaggio o di allevamenti sostenibili.
Perché? Nuota libero, dal sapore intenso e colore rosso vivo grazie ai crostacei naturali di cui si ciba.
Bisognerebbe consumare più spesso il pesce locale e non quello degli allevamenti che possono non rispettare l’animale e l’ambiente.
Dino Casadei, Alessio Mongiusti II A
Entrare a scuola e trovare muri, banchi e porte pieni di scritte. I graffiti nelle scuole sono un fenomeno diffuso e spesso fanno discutere. Per insegnanti e dirigenti rappresentano un problema, per alcuni studenti, invece, sono un modo per esprimere pensieri, emozioni o lasciare un segno: nomi, cuori, frasi divertenti, battute ma anche messaggi di rabbia o protesta. Spesso chi scrive non lo fa per danneggiare la scuola, ma per il bisogno di dire qualcosa. A volte i graffiti nascono dalla noia, altre volte da un disagio più profondo non sempre ascoltato.
Cancellare le scritte è necessario per mantenere la scuola pulita, ma non sempre è la soluzione migliore. Molti insegnanti pensano che sia importante parlare con gli studenti, capire perché lo fanno e spiegare il valore degli spazi comuni. La scuola è un luogo di tutti e prendersene cura significa rispettare sé stessi e gli altri. Nella nostra scuola alcuni muri esterni sono stati dedicati alla realizzazione di graffiti con la collaborazione di Burla.
È stata un’attività di autentica educazione civica. In questo modo i ragazzi, infatti, hanno espresso la propria creatività senza rovinare gli ambienti scolastici. Quando gli studenti si sentono coinvolti, diminuiscono anche i comportamenti sbagliati. I graffiti, da problema, possono così diventare un’occasione per crescere e imparare.
Sofia Cavallaro e Elisa Raggi II F