ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Bertinoro di Bertinoro (FC) - 2C

Non chiamateci scansafatiche. Chiedeteci quali sono i nostri sogni

Gli studenti di Bertinoro ’smantellano’ gli stereotipi sulle nuove generazioni: il mondo non è più come una volta «Veniamo accusati di non aver voglia di lavorare, ma un giorno arriveremo lontano costruendoci un futuro migliore»

Spesso noi giovani veniamo definiti come degli scansafatiche. Basta aprire un social o accendere la tv per sentirselo dire: siamo la generazione ’Netflix & Chill’ quelli che non hanno voglia di faticare, i ’bamboccioni 2.0’. Ma siamo sicuri che la realtà sia proprio questa? Se guardiamo bene oltre i pregiudizi scopriamo una generazione di giovani che non sta ferma un attimo e che semplicemente è molto diversa dai giovani del passato. Ci etichettano come scansafatiche e dicono che non vogliamo fare sacrifici. La verità? Molti di noi studiano a tempo pieno e contemporaneamente gestiscono piccole attività online sacrificando talvolta la vita sociale. Si dice che noi ’giovani scansafatiche’ rifiutiamo il lavoro: se dire ’no’ a uno stage non pagato di 50 ore a settimana significa essere scansafatiche allora forse dovremmo rivedere il dizionario e cambiare alcuni significati. Non potete paragonarci ai giovani del passato in quanto i tempi sono mutati, il mondo è cambiato, noi siamo cambiati.

È sbagliato dire che non cogliamo le opportunità al volo poiché noi a differenza dei giovani di una volta non abbiamo più la stessa stabilità, la stessa sicurezza e il più delle volte dobbiamo arrangiarci da soli.

Non abbiamo nemmeno più la certezza che una volta finito di studiare avremo un lavoro sicuro e una casa fissa tutta nostra. A differenza dei nostri genitori e nonni al giorno d’oggi trovare lavoro è molto più difficile perché oramai per svolgerlo a livelli alti bisogna avere certi requisiti (un laurea, un master o un corso di alto livello) e il più delle volte siamo disposti ad accettare un lavoro pur di non rimanere disoccupati, lasciando il luogo in cui siano nati e cresciuti. Se fossimo davvero scansafatiche non ci allontaneremmo dai nostri parenti e dagli amici per andare lontano in cerca di opportunità migliori.

Tra il 2011 e il 2023 oltre 377mila giovani italiani (18-34 anni) hanno lasciato l’Italia, un -fenomeno di fuga dei cervelli che coinvolge laureati e ricercatori in cerca di migliori opportunità, stipendi più alti e riconoscimento del merito. Prima di giudicare occorrerebbe considerare diversi aspetti che possono contribuire a demotivarci. Uno di questi è il peso delle aspettative. Viviamo in un mondo dove il successo immediato è visto come un obiettivo obbligatorio. Molti adulti pensano che per noi sia tutto facile, dai compiti alla pratica di uno sport, ma aldilà delle aspettative dei genitori combinare tutti gli impegni di noi ragazzi non è facile. Un altro fattore a nostro avviso importante è la salute mentale: esso è un tema sempre più rilevante nella società moderna soprattutto quando si parla dell’ansia da prestazione di noi giovani. La continua pressione di dover essere perfetti in ogni ambito della vita genera malessere. Spesso la cura di sé viene fraintesa con la convinzione che prendersi una pausa o rallentare il ritmo sia segno di pigrizia.

Veniamo accusati di non avere voglia di lavorare, di sottomettersi sotto l’ala protettiva della famiglia, di avere le tasche già piene di soldi. E dunque di essere poco disponibili al sacrificio che comporta il lavoro anche se la fatica viene ripagata.

Provate ad ascoltarci senza giudicarci. Provate a chiederci cosa pensiamo e quali siano i nostri sogni.

Provate a capire le nostre scelte e a prenderle in considerazione. Ciò lo chiediamo anche alla scuola che per tanti ragazzi è un posto di passaggio che si ritrovano a frequentare in quanto obbligati; un luogo dove talvolta conta più prendere un bel voto da mostrare a casa che tutto il resto. Vorremmo che anche gli insegnanti riuscissero ad appassionare i ragazzi soprattutto quelli che non hanno alcuna voglia di apprendere e conoscere. Infine, vorremmo lanciare un appello a tutti i giovani considerati degli scansafatiche: continuiamo a perseguire i nostri obiettivi dimostrando agli adulti che i tempi di oggi sono cambiati e che, con questo comportamento definito da ’scansafatiche’, un giorno arriveremo lontano costruendoci un futuro più dignitoso nonostante le difficoltà che quotidianamente incontriamo nella nostra vita.

Classe 2ªC dell’IC di Bertinoro

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