ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Falcone e Borsellino di Montefano (MC) - 2C, 3C, 3D

Tutti i rischi dell’iperconnessione. L’appello ai ragazzi: «Non isolatevi»

Incontro con Paolo Nanni del dipartimento dipendenze patologiche «Non rimanete soli, fatevi aiutare perché i momenti bui passano se siamo in grado di condividerli e parlarne»

A un anno di distanza dal nostro spettacolo sulle ludopatie «Nativi digitali in scena», abbiamo incontrato Paolo Nanni, comunicatore e attivista per la promozione del benessere in istituzioni e associazioni per Asur Marche, e Alfredo Camilloni, allenatore del Montefano Calcio da oltre 20 anni. Ripensando a quell’esperienza, le parole che sono ricorse più spesso sono state «ansia», «emozioni» e «adrenalina». Abbiamo rivisto il video dello spettacolo e abbiamo discusso e approfondito le nostre impressioni con Nanni che, per prendere coscienza di questa tematica, ci ha invitati a svolgere un test sull’iperconnessione che misura il livello di dipendenza dai dispositivi digitali, i cui risultati possibili sono: guru, principiante, ubriaco (drunk) o vittima. Alla luce dei risultati finali, Nanni ci ha dato dei consigli per evitare la dipendenza dai social: ridurre il tempo d’utilizzo dandosi dei limiti, spegnere o lasciare in modalità aerea ogni dispositivo prima di andare a dormire, preferire le relazioni sociali vere. Abbiamo riflettuto insieme su come i giovani di oggi vivono la tecnologia rispetto al passato. Da questa esperienza abbiamo capito l’importanza di imparare a gestire l’uso dei dispositivi digitali, per evitare che diventi una dipendenza.

Questo incontro ha scaturito molte domande che abbiamo rivolto a Paolo Nanni per conoscerlo meglio e per capire come ha iniziato questa sua attività incentrata su benessere.

Diploma di geometri, diploma universitario in giornalismo e la laurea in Scienze della Comunicazione, come ti sei avvicinato al mondo della prevenzione e della dipendenza? «Ho iniziato a collaborare con l’Ast – racconta Paolo Nanni – attraverso un progetto sulle dipendenze, perché stavo studiando Scienze della comunicazione a Macerata e avevano bisogno di bravo comunicatore per parlare ai giovani». Nel 2000 hai scritto un libro intitolato «Pianeta giovani» per un futuro intervento. Cosa e come è cambiato da allora il pianeta giovani»? «Rispetto al passato è cambiato il contesto: la rivoluzione digitale iniziata nel 2000 ha amplificato le tematiche del mondo giovanile.

Tutti abbiamo provato le stesse sensazioni, emozioni, problemi come adolescenti, ma non avevamo strumenti così potenti per esprimerle. Così si è creata talmente tanta complessità intorno al mondo degli adolescenti che è facile sentirsi spaesati e perdere la strada giusta».

Quali sono i tre aggettivi che utilizzerebbe per descrivere i giovani d’oggi? «Ansiosi, coraggiosi e spaesati» Un consiglio per farci stare bene? «Vi consiglio di riflettere sempre sui vostri comportamenti – conclude Nanni del Dipartimento dipendenze patologiche – per capire se vi fanno stare bene o male.

Inoltre, vi esorto a non isolarvi mai, perché i momenti bui passano, se siamo in grado di condividerli e parlarne, lasciandoci aiutare».

Infine, abbiamo concluso con le opinioni dei nostri professori e di Alfredo Camilloni, che hanno sottolineato come i social siano diventati strumenti di coercizione e come i giovani siano sempre più sotto pressione. I ragazzi sono disillusi perché ricevono messaggi negativi o conformisti che li fanno sentire frustrati e inadeguati, perciò hanno bisogno di punti di riferimento e di valori veri, perché in realtà i giovani di oggi sono più intelligenti di quelli di un tempo!

Elena Vescovo 3ªD, Valerio Monina 3ªC

 

A fine gennaio la diocesi di Macerata si è riunita nella chiesa di Cristo Redentore a Recanati. È stata una giornata per la Pace piena di attività interattive molto divertenti. All’inizio, abbiamo ascoltato «Acciaio» di Noemi, una canzone evocativa che si insinua tra le contraddizioni della guerra, oramai decennale, a Betlemme: «Mi ricordo lo sai/ Quella vecchia città/ Dove il tempo non passa mai/ E i riflessi che vedi/ Dentro gli angoli bui/ Sanno farti compagnia/ Siamo fiori d’acciaio/ Il freddo della notte non ci spezzerà/ Siamo fiori d’acciaio/Siamo grandi ormai». È stato commovente, perché ci siamo messi nei panni delle persone che soffrono in quel luogo, prive di diritti e senza più dignità, a cui è stata tolta la cosa più importante: la libertà. Dopo aver ascoltato questo brano così significativo, ci siamo collegati con un testimone che vive a Betlemme. Ci ha raccontato cosa realmente accade e di come si vive nonostante la paura; ci ha raccontato di tutte le famiglie che cercano di scappare, delle case distrutte e di quei bambini costretti a vivere sotto le macerie soffrendo la fame, che hanno rinunciato alla possibilità di studiare, perché la scuola è solo un sogno labile e irraggiungibile.

Poi, ci siamo divisi in gruppi per svolgere un’attività molto coinvolgente: su un foglio nero abbiamo scritto una parola che ci ricorda la guerra e su uno bianco abbiamo creato un bellissimo aeroplano e trascritto sulle ali meravigliose parole di Pace. Usciti dalla chiesa, abbiamo accartocciato e gettato in un braciere il foglio con le parole di guerra, mentre abbiamo fatto volare l’aeroplano, come una colomba che sprigiona Pace. Ci sono mari fatti di cadaveri, ma noi restiamo indifferenti. Vediamo uomini morire davanti ai nostri occhi, ma non ci importa niente. Ci sono famiglie che scappano in cerca di vite migliori, ma noi continuiamo a sparare con i cannoni. Il nostro gesto ci ha fatto ricordare quanto sia importante far viaggiare parole belle e di libertà, senza restare indifferenti.

Votazioni CHIUSE
Voti: 0

Pagina in concorso

20260310 c mac 13 pdf image