ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Primaria G. Garibaldi di Ravenna (RA) - 4A

“Il gioco è una cosa seria“. Noi non rinunciamo a divertirci

Le riflessioni dei bambini della classe 4^A della scuola primaria ‘Garibaldi’ di Ravenna sul tema Lo spunto per il lavoro è partito da una frase dello scrittore Gianni Rodari che rappresenta i pensieri degli alunni

È bellissimo! Ma cosa? Facciamo un passo indietro. Nella nostra classe, fin dalla prima, leggiamo libri, di tanti generi diversi, si può dire che siamo dei veri appassionati con una biblioteca di scuola e anche una di classe. Tra questi libri abbiamo letto una frase di Gianni Rodari, “Il gioco è una cosa seria. Utile come il pane, importante come il lavoro“, che rappresenta perfettamente ciò che anche noi pensiamo. Quando entriamo a scuola non vogliamo rinunciare a giocare, insieme a studiare. La Convezione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che celebriamo a scuola ogni anno a Novembre, leggendo e discutendo, riporta il gioco come un diritto e lo riconosce fra i dieci fondamentali. L’articolo 31, infatti, afferma il Diritto al riposo, al gioco e al tempo libero e alle attività ricreative in base alla propria età. Anche l’Agenda 2030, che a scuola studiamo e cerchiamo di mettere in pratica, riporta fra i suoi Goal il diritto al gioco. Infatti il Goal 3 e 4 dice che il gioco, inclusa l’attività sportiva, è un facilitatore dello sviluppo sostenibile e migliora il benessere psico-fisico e mentale dei bambini. Il 5, 10 e 11 richiede l’accessibilità alle aree gioco per tutti i bambini garantendo che le strutture siano inclusive e sicure. Conclude poi che garantire il diritto al gioco significa proteggere i bambini dallo sfruttamento lavorativo e lasciargli un tempo per la creatività, l’apprendimento e il riposo.

In Italia secondo un’indagine sul lavoro minorile, fatta da Save the Children, nel 2025, chiamata ‘Non è un gioco’, secondo noi non certo chiamata così a caso, 336 mila bambini e bambine come noi, lavorano. Questo significa 1 su 15 entro i 15 anni e 1 su 5 dopo i 14 anni, questi bambini e bambine lavorano anche durante l’orario scolastico o addirittura di notte. Nel mondo poi sono molti di più. Loro come faranno a giocare e a studiare? Pensiamo che non ne abbiano il tempo, ed è molto ingiusto.

Nella nostra classe nessuno lavora.

Noi veniamo a scuola ogni giorno.

Siamo fortunati anche perché la nostra scuola ha un grande giardino che la circonda su tutti i lati, ci possiamo correre, saltare, ballare e fare la ruota; possiamo scavare buche, trovare insetti, sassi dalla forma particolare e di colori che ci sembrano magici, e ci sono alberi su cui arrampicarsi, e sotto i quali possiamo costruire capanne con i rami e le foglie secche, nascondere tesori e disegnare la mappa. Ci sentiamo degli esploratori. Anche a casa noi giochiamo, ma per lo più si tratta di videogiochi, ed è completamente diverso da quando giochiamo all’aperto in giardino. Il tempo passa e non ce ne accorgiamo e quando ci chiamano per rientrare in classe, facciamo finta di non sentire! Ci sentiamo liberi, non ci sono giocattoli, non si possono comprare né servono i soldi, possiamo inventare e utilizzare qualunque oggetto o elemento della natura e farlo diventare qualcos’altro e tra noi darci dei ruoli. E poi ridiamo molto e litighiamo tanto. Uno dei giochi più appassionanti che abbiamo inventato lo abbiamo chiamato Gioco delle basi. Servono bastoni e foglie secche, ci sentiamo dei preistorici, a volte dei guerrieri, altre volte un gruppo che si deve procurare cibo per la sopravvivenza. Lo scopo è immagazzinare quanto più possibile foglie e bastoni di varie misure, in parte raccogliendoli e in parte portandoli via dalle altre basi. Inizialmente litigavamo molto tra appartenenti ai vari gruppi. Tornavamo in classe e ne parlavamo insieme, così ci siamo accorti che tutte le nostre azioni erano guidate solamente dal volere portare via alle altri basi quanto avevano raccolto. Ci facevamo la guerra in poche parole. Così abbiamo cambiato il nostro modo di agire. Ci siamo alleati, e siamo diventati amici veri anche dei grandi di quinta. Abbiamo scritto questo perché vogliamo continuare a giocare e che gli adulti si impegnino per garantire a tutti il Diritto al Gioco.

Classe 4^A Scuola primaria ‘Garibaldi’ di Ravenna Insegnante Carlotta Dragoni 

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