Un’opera d’arte ’nascosta’ a scuola. Patrimonio da valorizzare alle Paoli
Il mosaico di Giuseppe Zigaina, realizzato nel 1960, racconta sogni e realtà del Novecento Gli studenti della 2G ne riscoprono la storia e chiedono una migliore illuminazione e un restauro
Ogni mattina entriamo a scuola passando davanti ad un grande mosaico situato al piano terra. Per molti di noi, fino a poco tempo fa, era solo ’quel muro con le figure’.
Oggi sappiamo che è un’opera d’arte importante, realizzata nel 1960 da Giuseppe Zigaina, uno dei maggiori artisti italiani del Novecento.
L’opera, realizzata con l’aiuto dei mosaicisti della Scuola di Spilimbergo, si intitola ’La realtà e i sogni’ ed è composta da tessere ceramiche. Osservandola con attenzione, si notano persone, animali e scene diverse: una madre con un bambino che dorme, una persona che legge, ma anche immagini che richiamano la guerra e la sofferenza. È come se l’artista avesse voluto raccontare, nello stesso spazio, la vita quotidiana insieme ai sogni, alle paure e ai ricordi del suo tempo.
La presenza del mosaico nella scuola non è casuale. Negli anni ’50 e ’60 lo Stato incoraggiava l’inserimento dell’arte negli edifici pubblici. Una legge, chiamata ’legge del 2%’ (Legge 717/1949), stabiliva che una parte dei fondi destinati alla costruzione di scuole, ospedali e uffici pubblici dovesse essere usata per opere artistiche. L’idea era semplice: portare la bellezza nella vita di tutti i giorni, non solo nei musei.
Purtroppo questa creazione si trova in una zona poco illuminata, pertanto la visibilità è compromessa e i colori sono alterati.
Ci piacerebbe che in futuro l’opera potesse essere valorizzata almeno con un’illuminazione adeguata, ma anche con un restauro delle tessere mancanti. Anche se il mosaico è del 1960 e l’edificio attuale è stato costruito negli anni ’70, l’opera ha potuto essere trasferita: i mosaici monumentali, infatti, vengono realizzati su pannelli in laboratorio e poi montati sul posto, come un grande puzzle.
C’è poi un altro aspetto che ci ha colpito molto: l’artista era grande amico di Pier Paolo Pasolini, scrittore, poeta e regista tra i più importanti del Novecento. I due si conobbero in Friuli e condivisero idee e passioni artistiche; Zigaina illustrò anche alcuni suoi libri.
Pasolini scriveva: «Io sono una forza del Passato», per ricordarci quanto la memoria e la storia siano fondamentali per capire il presente. Guardando il mosaico, ci sembra che anche quest’opera faccia proprio questo: unire passato e presente e ci invita a riflettere sul mondo in cui viviamo.
Ci ha colpito pensare che un’opera così importante si trovi proprio dentro una scuola, la nostra scuola, e non in un museo lontano, ma in un luogo che viviamo ogni giorno. Studiare questo mosaico ci ha insegnato che l’arte non è solo qualcosa da leggere sui libri: è qualcosa da guardare, interpretare e vivere.
Ora passando davanti a quel muro, non vediamo più solo delle figure. Vediamo una storia che parla anche a noi.
Anche i più piccoli dettagli possono diventare protagonisti di una grande storia.
Abbiamo osservato attentamente l’opera e scelto un particolare da disegnare e raccontare e ora questo mosaico non è più soltanto un insieme di tessere colorate.
È una storia che si apre con il caos di corpi e figure schiacciate, quasi come se fossero cadute o travolte, ma si chiude con una madre che protegge il suo bambino addormentato.
All’inizio della composizione compare un uomo che legge e forse sta riflettendo sulla realtà che lo circonda per cercare di comprenderla o forse per evadere da una guerra indesiderata.
Subito dopo l’immagine diventa più confusa e drammatica. Sopra di lui si vedono alcuni animali, in particolare cavalli. Compaiono macchine, corpi spezzati, figure in lotta ed elementi meccanici.
Le forme sono spesso contorte e frammentate, quasi scomposte.
In questa parte del mosaico l’artista sembra rappresentare il caos della civiltà moderna e il trauma delle guerre del Novecento.
Al centro dell’opera si nota una zona luminosa di colore giallo, simile a un’esplosione.
Questo punto di luce potrebbe essere interpretato come il passaggio tra il caos e qualcosa di diverso. Infatti, nella parte finale del mosaico la scena cambia completamente. Verso destra compare una madre con un bambino che dorme tra le sue braccia. È un’immagine di calma e protezione. Dopo la violenza e il disordine delle scene precedenti, questa figura sembra rappresentare la vita che continua, la cura e la speranza.
Ogni nostro disegno rappresenta un tassello della scena: un elemento che, preso da solo, sembra piccolo, ma che insieme agli altri contribuisce a formare l’immagine completa del mosaico.
Come succede nelle opere d’arte, anche nel nostro lavoro ogni dettaglio è importante per capire meglio il significato dell’insieme.
Aurora, Gaia M., Gaia N., Regina, Tatiana, alunne di 2G della Scuola secondaria di primo grado ’Pasquale Paoli’ di Modena