Ior al fianco delle pazienti oncologiche. ‘La forza e il sorriso’, la bellezza che cura
Barbara, estetista di professione, racconta il servizio attivato anche nella sede lughese dell’Istituto L’obiettivo è far passare ore di spensieratezza alle donne per aiutarle ad affrontare la malattia
Venerdì 16 gennaio la sede dello Ior di Lugo, situata in via Tellarini 96, ha aperto per la prima volta le sue porte a un nuovo servizio di cura estetica ed emotiva dedicato alle pazienti che ricevono una diagnosi di tumore.
Barbara, la beauty coach del progetto, racconta che è nato nel 1998 negli Stati Uniti D’America, da un medico che portava delle estetiste nei reparti oncologici, per aiutare le donne ricoverate a riformare il loro viso e il loro aspetto, siccome le cure pesanti impattano molto sulla fisicità: si perdono i capelli, le sopracciglia e le ciglia, si dimagrisce molto, cambia il colore della pelle, insomma ci si trasforma completamente. Questa pratica viene portata in Italia nel 2007 e ad oggi ci sono 60 stand in tutto il Bel paese.
L’obiettivo è di far passare delle ore di spensieratezza a queste donne per farle rilassare, ma soprattutto per aiutarle ad affrontare la malattia.
È esteso in 27 Paesi diversi grazie ai 5 soci fondatori e alle donazioni dei brand cosmetici: infatti donano a ogni partecipante una valigetta, piena di trucchi e prodotti che possono portare a casa.
Barbara racconta che lavorare per lo Ior significa entrare in una famiglia dove ci si sente a casa, è un grande dono e una grande possibilità. Ti arricchisce molto e da senso e passione al lavoro. Barbara porta avanti questo lavoro da quattro anni, dopo che nel 2020 aveva difficoltà lavorative a causa del Covid-19. Ha cercato cosa fare per poter aiutare le altre persone e si è messa a svolgere dei laboratori per diventare un’estetista. Con i suoi interventi fa capire alle pazienti di poter valorizzare di più il proprio corpo, ma soprattutto di accettarsi. E di vivere il proprio corpo con felicità.
Il percorso è stato portato da Ravenna a Lugo, città natale di Barbara, e tramite una sua amica. Il progetto si chiama ‘La forza e il sorriso’ perché questo ha l’obiettivo di donare forza, di strappare un sorriso alle persone malate.
Si riscontrano impatti decisamente positivi sulle donne che si sono rivolte a loro, a volte così tanto che si sono commosse. In più i laboratori si avvalgono di una psicologa che dona aiuto e sostegno alle donne che partecipano. E’ fondamentale restituire un’immagine socialmente e psicologicamente accettabile per una donna, perché è tanto importante per poter-si accettare: il trucco serve a valorizzarsi.
Il progetto ha ottenuto numerose adesioni, anche grazie ai volontari medici che collaborano con lo Ior.
Abbiamo chiesto se avessero un messaggio e hanno detto questo: ‘La bellezza salverà il mondo’.
Camilla Andalò, Sofia Calvi, Iva Dragoni, Lucia Lanconelli e Naledi Zanzi, classe 2^A Scuola media ‘Gherardi’ di Lugo Prof Alessandro Crea e Cecilia Savioli
Una docente dell’istituto comprensivo ‘Gherardi’ di Lugo ha testimoniato il suo percorso di malattia, parlando della convivenza con il tumore e dando ottimi consigli su come affrontare queste situazioni. Le abbiamo posto delle domande.
Che tipo di malattia ha affrontato e quanto tempo fa si è manifestata? «La malattia che ho affrontato è stata la sindrome di Lynch, ovvero un errore del codice genetico che causa tumori e che colpisce particolarmente colon, utero e ovaie. Mi è stata diagnosticata nel 2018 e ha il50% di possibilità di colpire ogni membro della famiglia. L’ho scoperto facendo degli esami che mi avevano consigliato perché mio padre ne era gravemente colpito».
Chi l’ha sostenuta durante la malattia? «Mi ha sostenuto molto la mia famiglia a causa del fatto che ne eravamo tutti colpiti: tutti ci siamo aiutati e sostenuti».
Come ha vissuto il rapporto con il suo corpo? «È stato un po’ scioccante.
Sapendo che era una cosa di famiglia, hanno detto di farci controllare molto rapidamente perché in nemmeno un anno si può manifestare e invade il corpo».
Ora come sta? «Serena per la prevenzione medica che c’è oggi, anche se a livello psicologico è molto pesante, perché sei consapevole di dover convivere con un problema al tuo fianco».
Che pensa del progetto Ior? «È un’associazione oncologica che apprezzo e che consiglio in caso vi troviate in situazioni del genere».
Vuole lanciare un messaggio per i lettori? «Ascoltate i segnali del vostro corpo».