«Il ragazzo dai pantaloni rosa». e le tragedie dietro al bullismo
Abbiamo incontrato Teresa Manes, la mamma di Andrea Spezzacatena che a 15 anni si è tolto la vita per quello che dicevano di lui: «Se avete un sogno, andate dritto verso quell’obiettivo»
Lunedì 9 marzo si è tenuto un importante momento di confronto tra Teresa Manes e gli alunni delle classi terze della scuola secondaria di I grado dell’I.C. «Moro – Carloni» e quelli di altre scuole.
L’incontro, organizzato dall’associazione «4 maggio 2008» di Cerreto d’Esi, ci ha permesso di ascoltare la toccante testimonianza della mamma di Andrea Spezzacatena, un dolcissimo ragazzo che il 20 novembre 2012 a soli 15 anni ha deciso di togliersi la vita per sfuggire ai costanti attacchi che subiva fin dalla seconda media: bulli della sua classe avevano creato anche una pagina facebook in cui veniva definito «il ragazzo dai pantaloni rosa» e preso in giro per il suo presunto orientamento sessuale; infatti aveva voluto indossare dei pantaloni, regalati dalla madre, scoloriti da rossi a rosa; ma lui, in quel colore, non vedeva niente di «strano».
Da qui il pretesto per prendere di mira quel ragazzo buono, che sapeva volare al di sopra dei luoghi comuni. La mamma è straziata: perché aveva deciso di andarsene? Cosa scatta nella mente di ragazzi che si è convinti di conoscere? Andrea non reggeva più le costanti derisioni, anche da parte del suo «migliore amico».
«È impossibile conoscere davvero cosa passa nella mente degli adolescenti»: con lei Andrea aveva sempre indossato una maschera, che però rimuoveva quando si trovava con i suoi amici. I compagni, in una lettera inviata dopo la morte di Andrea ai giornali, firmata anche dai genitori e da parte del corpo docente, parlano di «normali prese in giro» rivolte ad Andrea: oggi c’è un processo di assuefazione alla violenza verbale e tante parole non vengono più percepite come offensive; invece, dobbiamo capire che le parole hanno un peso e possono ferire al pari di violenze fisiche.
«È un bullismo verbale che nessuno vede, ma che scava dentro e ti fa sentire una nullità; la violenza verbale è figlia del pregiudizio…
Imparate a gestire quello che vi capita, perché la vita è fatta di momenti belli ma anche di momenti brutti». E il dialogo: parlare di ciò che ci accade con chi ci può dare consiglio esaminando la situazione da una prospettiva diversa dalla nostra.
Teresa si è definita uno strumento per smuovere coscienze e spronare i ragazzi che incontra a lottare contro ogni forma di pregiudizio. Questo il suo messaggio alla fine dell’incontro: «Se avete un sogno, andate dritto verso quell’obiettivo. Credeteci». Anche noi vogliamo lasciare il nostro a questa coraggiosa mamma: «Teresa, dalle tue macerie è spuntato un fiore: la forza e la fiducia che ci hai trasmesso durante questo importante incontro».
E’ in programma per il 10 aprile il Convegno «Connettere le generazioni – scrolliamoci le dipendenze di dosso», organizzato dall’I.C. «Moro – Carloni» di Fabriano e Cerreto d’Esi: gli alunni delle classi terze presenteranno elaborati sul tema delle dipendenze digitali e dello «scroll continuo»; interverranno la dott.ssa A. Russo, l’Ing. P. Contardo e il prof. L. Lattanzi. Lo scopo è intrecciare un dialogo educativo con le famiglie sull’emergenza delle dipendenze digitali; è necessaria una campagna informativa e noi ragazzi vogliamo contribuire. Numerose voci del mondo della scienza mettono in guardia da un uso eccessivo dei dispositivi, che causano gravi problemi di salute e dipendenza.
Se utilizzati in età pediatrica, compromettono lo sviluppo cognitivo: si riduce lo spessore della corteccia cerebrale nelle aree legate a linguaggio, attenzione e memoria. Le immagini cerebrali mostrano alterazioni nelle aree che regolano controllo ed emozioni, simili a quelle osservate nelle dipendenze da sostanze. L’uso intenso dei social porta ad una crescita di stati d’ansia, solitudine, maggiore fragilità emotiva e paura di rimanere esclusi (FOMO) dal mondo virtuale. A livello fisico, aumento del peso e ipertensione. Inoltre quasi l’ 89% degli adolescenti dichiara di addormentarsi con lo smartphone accesso; ma è dimostrato che questo produce sonno frammentato, stanchezza diurna, e quindi deficit dell’attenzione, calo della memoria e indebolimento del sistema immunitario. Un uso prolungato incide anche sulla vista: strabismo, affaticamento visivo, irritazione oculare e miopia. Per i genitori, «dipendenza digitale» è un termine nuovo; spesso non sanno riconoscere i segnali, affrontare e risolvere il problema. Ma i gesti dei genitori sono determinanti: non utilizzare il dispositivo come strumento calmante per gestire i più piccoli; non permettere l’esposizione precoce; regolare il tempo di esposizione. Consigli concreti: non demonizzare la tecnologia, che può essere di grande aiuto per gli approfondimenti scolastici, ma insegnare a usarla con misura e consapevolezza. L’esempio deve partire dai genitori stessi: non possono limitare il tempo dei figli sui dispositivi se poi loro sono sempre connessi.