La strage del 2 agosto 1980. Una ferita aperta per Bologna
La 3D delle medie Guido Reni ha incontrato il presidente dell’Associazione vittime dell’eccidio Lambertini: «Avevo 14 anni, ho affrontato la morte di mamma dando importanza alla vita»
Paolo Lambertini, presidente dell’Associazione familiari delle vittime del 2 agosto, aveva solo 14 anni quando ha perso la madre, Mirella Fornasari, durante l’attentato terroristico del 2 agosto 1980 alla stazione centrale di Bologna. Mirella, dipendente della Cigar, era nel suo ufficio al momento dell’esplosione. La sua salma fu l’ultima a essere ritrovata alle due di notte. «Ci sono persone per cui la vita umana non ha valore e usano la violenza come strumento politico«, ci riferisce Paolo Lambertini.
Come ha appreso la notizia? «Alle 10:25 ero nell’orto. A casa mi aspettava la nonna per dirmi che al telefono c’era il mio amico Alessandro. Poi la telefonata continuò tra sua mamma e mia nonna. In seguito, la nonna accese la tv e dal telegiornale apprendemmo la notizia di quello che era accaduto. Ho chiamato subito al telefono mia mamma, più volte, finché non è arrivato mio padre e siamo andati lì.
In stazione ci hanno consigliato di andare negli ospedali e negli obitori: mia mamma non si trovava. Cercavo di stare tranquillo, ma ero preoccupato: avevo visto i vigili del fuoco, i poliziotti, le autombulanze, la confusione, le macerie.
L’hanno cercata sino a tarda notte. La mattina seguente, la nonna mi ha raccontato la triste verità».
Come ha affrontato la tragedia? «Ho dato importanza e valore alla vita. Inoltre, familiari e amici mi sono stati sempre vicini. Volevo studiare perché mia mamma era una donna brillante e il mio papà ha lavorato tanto per far sì che io mi realizzassi».
Cosa prova oggi quando passa dalla stazione? «Mi si accende un veloce groviglio di ricordi. Oggi, i sopravvissuti alla strage fanno fatica ad avvicinarsi alla stazione perché dalle ferite psicologiche si guarisce con più fatica».
Cosa rappresenta per lei l’Associazione? «La ricerca della verità e della giustizia. Ne fanno parte persone straordinarie, come giornalisti, magistrati, avvocati, storici e tutti coloro che lavorano per ottenere verità e giustizia, mantenendo vivo il ricordo e informando la comunità sullo stato delle indagini. Ho seguito le indagini, i tentativi di depistaggio, i processi sui mandanti e sugli esecutori materiali della strage e più volte sono andato in tribunale riponendo fiducia nello stato italiano».
La strage del 2 agosto 1980 fu un atto terroristico spregiudicato che provocò la morte di tante persone innocenti. Le vittime provenivano da oltre 50 città italiane, eccetto 9 stranieri. All’epoca, durante il mese di agosto tutti partivano in vacanza e Bologna costituiva un importante nodo ferroviario. La stazione era affollatissima e la valigia contenente l’ordigno, abbandonata nella sala d’aspetto, non aveva destato alcun sospetto. Dopo l’esplosione i soccorsisi attivarono subito; anche ferrovieri, taxisti, sacerdoti, passanti e molti giovani arrivarono volontariamente in stazione per offrire aiuto: con le proprie mani e senza protezioni scavavano nelle macerie alla ricerca delle vittime.
Medici e infermieri in vacanza tornarono in città per prestare servizio. I feriti furono trasportati negli ospedali, mentre le salme furono condotte negli obitori da Algide Melloni, con la linea 37, sino alle ore 3:30 di notte. I finestrini dell’autobus furono oscurati con i lenzuoli e le salme furono poste con cura una accanto all’altra. I cittadini bolognesi si unirono in un gesto di grande umanità e sensibilità. Il quotidiano il Resto del Carlino forniva puntuali aggiornamenti su quello che accadeva e la redazione promosse una raccolta fondi per supportare le famiglie delle vittime. Il 6 agosto si tennero i funerali di Stato, ai quali parteciparono migliaia di persone provenienti da tutta l’Italia che chiedevano verità e giustizia.
«Una nuvola di polvere e di fumo ricopriva tutto», commenta Rossella Ropa, dell’Associazione familiari delle vittime della strage del 2 agosto, dinanzi a una foto in bianco e nero scattata qualche minuto dopo lo scoppio di una bomba nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna, il 2 agosto 1980, alle 10:25.
I bar, i ristoranti, la biglietteria e i piccoli chioschi adiacenti, assieme agli uffici della Cigar situati sopra il luogo dell’esplosione, si tramutarono in macerie. L’onda d’urto colpì anche l’esterno della stazione, il piazzale pieno di taxi e l’ala Ovest. Un anno dopo, il bisogno di verità e di giustizia ha animato la nascita dell’Associazione, che accoglie i feriti, i parenti delle vittime e gli avvocati che seguono il percorso giudiziario volto a scoprire i colpevoli. La strage fu organizzata da un gruppo di terroristi di stampo neofascista e provocò 85 morti e 216 feriti.