L’incontro con lo scrittore Tortolini. «Le parole vi portano in nuovi mondi»
In classe il vincitore del premio Strega Ragazze e Ragazzi «Mi emoziona sapere che i miei libri vengono letti a scuola e sono lo spunto per riflessioni e discussioni»
Noi della classe 2ªB del Convitto «Giacomo Leopardi» di Macerata, abbiamo intervistato Luca Tortolini, l’autore del libro “Un desiderio al giorno“, vincitore del Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2025, nella categoria 8+. Ambientato nel magico Bosco Atavico, il racconto presenta come protagonisti degli animali che fanno riflettere sull’importanza dei sogni. Lo scrittore maceratese ci ha raccontato della sua carriera e della sua infanzia e ci ha rivelato come sia diventato scrittore.
Luca, cosa significa questo libro per te? «Mi ha permesso di riflettere su molti argomenti. Tra gli altri, sull’idea del desiderare: spesso i nostri desideri sono indotti dagli altri».
Ti aspettavi di ricevere il Premio Strega Ragazze e Ragazzi? «No, durante la premiazione non ho subito capito che stavano premiando il mio libro, tanto che, quando mi hanno chiamato, ero incredulo, perché non pensavo che il mio primo libro di narrativa avrebbe potuto vincere».
Come mai hai deciso di usare un lessico complesso in un libro dedicato ai bambini? «Adoperare le parole non di uso quotidiano ci proietta in una dimensione letteraria, ci fa capire quanto sia ricca la nostra lingua, le parole possono aprire nuovi mondi. Ci spingono a farci delle domande e accendono la curiosità».
Da dove hai preso l’ispirazione per “Un desiderio al giorno“? «Stavo passeggiando all’Abbadia di Fiastra, quando ho visto un cerbiatto: ci siamo guardati e da lì si è accesa la scintilla. Nei miei libri parto sempre da situazioni reali e i personaggi rispecchiano spesso persone vere che conosco».
Se potessi entrare in uno dei tuoi libri quale sceglieresti? «“Un desiderio al giorno“ perché credo che mi farebbe stare bene passeggiare per Bosco Atavico, incontrare quei personaggi e dialogare con loro e raccontarsi delle nuove storie».
Perché hai deciso di scrivere libri per bambini? «Perché ho più libertà nello scrivere storie; perché i bambini e le bambine leggono con molta più intensità; perché se qualcosa non piace smettono di leggere; scrivo per bambini anche per rimanere giovane. Dino Buzzati, un autore che amo molto, disse: «Scrivere per bambini è come scrivere per i grandi, solo un po’ più difficile». A quale libro sei più affezionato? «A tutti i libri, anche a quelli che considero meno riusciti, perché ognuno è legato al momento della mia vita in cui l’ho scritto, alle speranze e desideri, ai legami e relazioni, insomma a tutte le cose che stavo vivendo in quel momento. Quindi considerato da questo punto di vista è difficile esprimere una preferenza, però provo a dire il primo albo illustrato (Le case degli altri bambini) perché è stato il primo; e il primo libro di narrativa, ovvero “Un desiderio al giorno“».
Rileggi mai i tuoi libri? «Raramente. Di solito li leggo ad alta voce negli incontri nelle scuole».
Ti è sempre piaciuto scrivere fin da quando eri piccolo? «Mi ricordo che alle elementari avevo scritto una storia e alla mia maestra piacque molto; l’ho ritrovata grazie a mia madre e l’ho riletta: è stata una grande emozione, forse è proprio da lì che ho iniziato a immaginarmi scrittore. Dopo qualche anno da quel primo racconto la scrittura mi ha sempre accompagnato. Poi farla diventare un lavoro non è stato facile, ci sono volute molta costanza e impegno».
Perché al personaggio della Poiana non è stato affiancato un aggettivo come a tutti gli altri personaggi della storia? «Credo che, siccome questo personaggio non diventa un amico dei nostri protagonisti, allora non le ho dato un aggettivo in particolare per creare un distacco».
Che effetto ti fa quando i tuoi libri vengono tradotti in altre lingue? «È un grande piacere. La possibilità che molti bambini e molte bambine in giro per il mondo possano leggere una mia storia mi sorprende molto».
In quale personaggio ti identifichi? «In Lepre Cangiante: perché alla fine della storia ha una presa di consapevolezza, il viaggio le ha fatto capire cosa desidera veramente, cioè raccontare storie».
Che responsabilità senti quando sai che i tuoi libri vengono letti a scuola? «Vorrei che i libri cambiassero la visione del mondo. Ho una alta opinione e considerazione della letteratura. A scuola sarà riflettuto, discusso e questo va tenuto presente, ma non deve essere una sorta di censura o restrizione per chi scrive. Penso infatti che anche nei libri per bambini possano essere toccati tutti gli argomenti, anche quelli difficili, bisogna solo trovare un modo per raccontarli». Tutti i personaggi dei tuoi libri sono animali? «No, non sempre… ma mi piace inventare storie con gli animali, mi danno la possibilità di mettere una distanza con il realismo e quindi toccare molti più temi e trattarli in modo fantastico».
Hai dedicato uno dei tuoi libri a qualcuno? «Sì, mi è capitato varie volte: per esempio ho dedicato un mio libro a mia moglie, alla mia nipotina e a mio padre.
Quali sono i modelli che ti ispirano? «Sono molti, per esempio Truffaut, Dahl, Dickens, Simenon… Ecco, se volete imparare a scrivere, leggete i libri di Simenon, ma non solo i gialli».
È cambiato qualcosa dopo la vittoria? «Forse sento una spinta maggiore dentro di me a fare di più e meglio».
Cosa consiglieresti ad un ragazzo che volesse diventare scrittore? «Leggere molto, essere aperti al mondo, interessatevi alla musica e all’arte. Costruite voi stessi!» Quali sono stati i tuoi studi? «Ho studiato al Dams di Roma. Il mio obiettivo era fare lo sceneggiatore e il regista. L’ho fatto per un po’, ma non avevo l’attitudine, perché bisogna essere trascinatori, invece io ho un’attitudine più riflessiva. E così mi sono messo a scrivere, scrivere, scrivere».
Dopo aver risposto alle nostre domande, Luca Tortolini ci ha incantati con la lettura di un suo libro Quello che (non) so sull’amore.