ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Galilei di Maranello (MO) - 3A

Imputato, il calcio come scuola di vita. Il sacrificio è la chiave del successo

Scuola Galilei di Maranello in visita allo stadio Braglia: il giovane talento ha raccontato il rapporto con i canarini «L’arrivo qui, in serie B, ha segnato il coronamento di un sogno sportivo. Nella squadra ho trovato una famiglia»

Tutti credono che il successo sia la meta finale per uno sportivo che mira a raggiungere alti livelli, ma come dice il proverbio ’non è tutto oro quello che luccica’! Sicuramente dietro lo splendore del successo conseguito, la medaglia ha anche un lato oscuro.

Ci parla Antonio Imputato, un giovane ragazzo di talento, un giovane calciatore, che ha sacrificato tanto per essere qui a Modena, giocare allo Stadio Braglia del Modena FC e portare la maglietta giallo canarino, con il numero 90.

«Nulla è facile da ottenere se vuoi raggiungere dei risultati, che siano più o meno ambiziosi, devi comunque essere disposto a rinunciare a qualcosa per averne un’altra». La mattina del 6 marzo, ci siamo recati allo Stadio Braglia del Modena calcio, dove ad aspettarci c’era Antonio. Ha lo sguardo di chi sa che nel calcio nulla viene regalato e il dialetto che tradisce le radici affondate in quella Napoli che lo ha visto tirare i primi calci.

Antonio ci racconta di aver lasciato casa sua a soli 17 anni, salutando la sua famiglia e la sua regione, la Campania. Solitamente siamo abituati a vedere solo la parte positiva del successo, che appare perfetta, ma in realtà quella è solo la parte finale, che arriva dopo anni di scelte difficili da prendere, responsabilità da assumersi e sacrifici da sopportare.

Il giovane talento, classe 2004, ci ha raccontato i suoi primi mesi all’ombra della Ghirlandina.

Queste le sue parole, che non ci aspettavamo se non in parte, che ci hanno emozionato e trasmesso valori essenziali, quei valori che vogliamo portarci dentro per costruire il nostro futuro.

Che rapporti hai con i tuoi compagni? Qual è stato il momento più emozionante della tua carriera? «L’arrivo al Modena in Serie B ha segnato il culmine dei miei sacrifici iniziati da bambino, un traguardo celebrato tra le lacrime di gioia dei miei genitori. Sotto la Ghirlandina, ho trovato una vera famiglia nei compagni di squadra, trasformando il sogno sportivo in un’esperienza umana profonda».

Se potessi tornare indietro nel tempo cambieresti qualcosa rispetto alla tua carriera calcistica? «No, non cambierei niente rispetto alla mia carriera calcistica, perché se non avessi messo quel tassello, magari ora non sarei nemmeno qui, a parlare con voi, ragazzi della scuola secondaria di primo grado, che avete un grande futuro pieno di sogni, proprio come ce l’avevo anche io alla vostra età. Grazie a quei sogni, ho potuto fare scelte che hanno determinato la mia carriera calcistica, ma non solo. Ho conseguito traguardi anche in ambito relazionale».

Da piccolo, da ragazzo, c’era una persona che consideravi il tuo idolo, a cui ti sei ispirato, per essere un giocatore professionista? «In realtà consideravo e considero ancora adesso mio padre il mio idolo. Lui è stato ed è la persona che ha sacrificato tutto, ogni suo giorno. È stato l’uomo che si alzava e sapeva che aveva un compito, per mantenere me e la sua famiglia, ogni giorno affrontava la vita con dedizione e impegno, perciò questa maglia gialla la dedico a lui».

Hai mai incontrato qualcuno che ti ha scoraggiato o ti ha fatto dubitare del tuo potenziale? Se sì come hai reagito? Come consigli di affrontare le critiche? «Non sono mai stato al centro dell’ attenzione. Ci sono stati anni belli, altri in cui venivo escluso.

Era difficile vivere in serenità. Se senti di non farcela, vai in campo e gioca responsabilmente, senza preoccuparti delle critiche perché in quelle critiche c’è comunque amore».

Come reagisci alla pressione prima di una partita importante? «Non ho mai sofferto d’ansia prima di una partita, anzi: più una squadra è forte, più alzo l’asticella. La tensione che provo non varia in base all’avversario ma ogni partita per me è uguale, bisogna viverla e dare il massimo».

Come reagisci dopo aver commesso un errore in campo? «L’errore pesa molto, ma lo prendo come insegnamento, quando cadi è più facile restare a terra che rialzarti. Il fallimento può esserci e può succedere a te, ogni volta». Com’è strutturata la tua giornata di allenamento e di vita sociale? «Quando c’è allenamento arrivo sempre prima e alla sera ho tempo per stare con gli amici di squadra, che considero una sorta di famiglia acquisita».

Quale maglia vorresti indossare un giorno? E in che stadio ti piacerebbe giocare? «Un giorno vorrei indossare la maglia del Napoli e giocare allo stadio Maradona».

Gualco Elisa, Ranuzzi Chiara, Bondi Ilenia, Morisco Davide, Piras Emanuele, Molinaro Nicola Manenti Edoardo, Galante Mattia (nella foto sopra a partire da sinistra insieme al calciatore Antonio Imputato): classe 3A scuola media Galilei di Maranello. 

Votazioni APERTE
Chiusura votazioni 15/04/2026 ore 23:59
0

Per votare è necessario registrarsi al sito e accedere
È importante sapere che si può votare la stessa pagina solo 1 volta al giorno.

Pagina in concorso

20260331 c mod 13 pdf image