L’ex zuccherificio di Mezzano, idee ambientali e museali per il futuro
I bambini della 5^A della primaria ‘Rodari’ hanno chiesto informazioni sulla storia dello stabilimento da quando è stato costruito alla sua chiusura, esplorando le testimonianze storiche e le bellezze naturalistiche del territorio
È a fianco della nostra scuola ma in pochi conoscevano con precisione questa storia. Nel 1907 a Mezzano ebbe inizio la costruzione di uno degli zuccherifici più grandi d’Italia.
Ci vollero circa due anni per la realizzazione completa dell’edificio che fu progettato dall’ingegner Pier Alfonso Barbè, direttore e fondatore del Centro Seme, a cui il nostro paese ha dedicato una statua e una piazza. Nel 1905 fu costruita la fornace che servì per la produzione dei mattoni in argilla necessari alla realizzazione del complesso. Dopo la stessa fornace fu utilizzata per la produzione di bellissime ceramiche. La scelta di creare uno zuccherificio a Mezzano si presentò formidabile grazie alla presenza dell’acqua del fiume Lamone, che rendeva i terreni particolarmente adatti alla coltivazione della barbabietola e costituiva un approvvigionamento idrico necessario al processo di produzione dello zucchero.
Per comprendere meglio il contesto storico, sociale e ambientale abbiamo chiesto informazioni a Eliseo Dalla Vecchia, volontario dell’associazione Percorsi, che attraverso un archivio fotografico ci ha permesso di vedere com’era lo stabilimento e di seguire i cambiamenti nel tempo. Dopo abbiamo intervistato Bruno Pavanelli che ha lavorato per quarant’anni come elettricista allo zuccherificio. Da questa esperienza abbiamo scoperto la storia del nostro territorio, come si produceva lo zucchero, l’importanza per i numerosi braccianti dell’epoca di aver trovato un’occupazione stabile e infine la presenza di un’area protetta inserita nella “Rete Natura 2000”.
Nello zuccherificio lavoravano duramente, sei giorni su sette, più di trecento persone con norme di sicurezza molto diverse rispetto a quelle di oggi. Anche i giovani studenti lavoravano alle “campagne” estive per poter mettere da parte qualche risparmio. C’era una grande mensa che offriva a tutti i lavoratori la possibilità di mangiare, inoltre c’erano le docce. Per il direttore e gli impiegati erano messe a disposizione anche delle case attorno. Per il trasporto delle barbabietole si usavano inizialmente i carri trainati da animali ma dopo Barbé ideò una ferrovia privata di 26 km da cui passava un trenino che attraversava le campagne. Era organizzata con caselli e stazioni di carico e pesatura. Il trenino a volte era concesso in uso alle famiglie per andare in spiaggia durante i giorni di festa come per San Giuseppe. Nel 1989 lo zuccherificio fece la sua ultima campagna di produzione, poi fu chiuso a causa delle politiche europee. Oggi una parte dell’ex zuccherificio è utilizzata da una società agricola come magazzino per fieno e produzione di mangime; sui tetti dello stabilimento, in parte abbandonato, c’è un impianto fotovoltaico; l’area interessata dalle vasche utilizzate per il trattamento dell’acqua di scarico e alimentate dall’acqua del Lamone attraverso le pompe idrovore, dal 1990 è stata inclusa come area protetta tra i parchi “Rete Natura 2000”. Nel 2008 fu inaugurato il sito per il birdwatching con l’installazione di capanni e torrette, ma negli anni successivi tutta l’area è finita nel degrado. Vi sembra giusto lasciare questo posto abbandonato? A Classe hanno trasformato l’ex zuccherificio in un museo archeologico e a Russi in una centrale elettrica a biomassa.
Qui a Mezzano ci piacerebbe pensare che un giorno possa nascere il primo museo sulla lavorazione delle barbabietole da zucchero che raccolga macchinari storici e attrezzi di questo antico mestiere all’interno di un parco con ciclovie e punti di avvistamento per le specie animali e vegetali. Il recupero della memoria storica e il miglioramento delle aree verdi potrebbero servire alla nostra scuola, consentendole di fare molte attività di laboratorio ma anche ai turisti provenienti da altre zone. Per noi è importante prendersi cura dell’ambiente, la tutela della biodiversità e degli ecosistemi rientrano nell’articolo 9 della Costituzione e nell’Agenda 2030, in particolare i “goal” 11 e 15.
Classe 5^A Scuola primaria ‘Rodari’ di Mezzano Maestra Paola De Vita