La ‘vita straordinaria’ di Giorgio. «La disabilità è negli occhi di chi guarda»
I ragazzi della 1^A della scuola media Sacro Cuore di Lugo raccontano l’incontro con il 52enne cieco dalla nascita Un lavoro come centralinista all’ospedale, «la mia passione più grande è la musica, suono chitarra e fisarmonica»
‘Vite straordinarie’ è il progetto seguito dalla nostra classe 1^A del Sacro Cuore, per conoscere persone che hanno compiuto azioni molto importanti nel corso della vita, nonostante le proprie difficoltà.
Louis Braille è il primo personaggio che abbiamo conosciuto: l’inventore dell’alfabeto braille, un personaggio cieco molto importante per il corso della storia. Per approfondire l’argomento abbiamo deciso di intervistare una persona cieca per capire meglio cosa si prova a vivere questa condizione. In questo ci ha aiutati Giorgio, un 52enne che abita a Modigliana, appassionato musicista, bravissimo con la chitarra. Giorgio vive una vita normale e lavora all’ospedale come centralinista. È venuto nella nostra classe insieme a Laura, una sua cara amica d’infanzia.
Inizialmente lo avevamo sottovalutato perché pensavamo che, per via della sua cecità, non potesse fare tante cose. Invece incontrarlo in classe ci ha aiutati ad abbattere gli stereotipi perché abbiamo capito che è in grado di compiere molte azioni quotidiane e coltivare con impegno le sue passioni. Infatti, dopo le prime chiacchiere il classe, ci siamo ritrovati a cantare insieme le canzoni di De Andrè e Giorgio era il nostro chitarrista.
Giorgio, cosa si prova a essere ciechi? «Io sono cieco dalla nascita e per me è normale. Ho avuto un’infanzia normale, giocavo con i miei fratelli ed ero un po’ spericolato».
Che rapporto ha con la sua difficoltà? «Gli ostacoli maggiori li sento più in come il mondo è fatto rispetto a come mi sentirei io. Dicono pur sempre che la disabilità è più negli occhi di chi la guarda che nelle persone. Per esempio, se trovi una persona che è molto imbarazzata, che non sa come fare, ti dà un feedback che non è molto bello. A volte è più quello che mi ostacola».
È stata dura accettare di essere ciechi? com’è stato sapere di essere “diversi”? «Essendo nato cieco, non ho mai saputo come fosse il mondo fuori dal mio buio. La mia vita si è formata in un modo, quindi non provo dolore per la perdita della vista. Sono fortunato per il fatto di essere cresciuto in un’epoca in cui a volte ci si arrangiava. Quando, per esempio, andavo in giro con la mia famiglia, se salivamo sopra un autobus, mia mamma non avrebbe mai detto a nessuno: “Fate sedere il mio bambino che è disabile”. Se nessuno spontaneamente mi offriva il posto, io mi attaccavo al paletto. Invece, adesso, quando prendo la corriera, se l’autista mi vede inizia a dire: “Fate passare, fate passare!” E io dico: “Calma!”. Se sapessi che c’è un posto libero a metà dell’autobus, io potrei anche camminare e arrivare fino alla fila, ma adesso il disabile ha il posto riservato e questa è una medaglia un po’ a due facce perché tutti ti fanno spazio ma è come un correre via, come se non ti volessero toccare. Invece, quando ero piccolo, pur nella mia “diversità” ero normalissimo, cioè nel mio arrangiarmi ero normale».
Come fa a fidarsi delle persone che non vede? È stato difficile costruire delle amicizie? «In genere mi viene abbastanza naturale, sono stato anche abbastanza fortunato. Non ho molti episodi spiacevoli da raccontare. In genere si parla spesso molto male della società, ma di persone disponibili ne trovi».
Quali sono le sue passioni? Sa suonare qualche strumento? «La mia passione più grande è la musica, da piccolo ho suonato il pianoforte. Adesso lo strumento che suono di più è la chitarra, la suono anche in parrocchia e so anche suonare la fisarmonica. Con il tempo ho imparato a leggere la musica in Braille. Spesso suono con un coro a Faenza che si chiama ‘Voices of joy’. Un giorno ho chiesto a Laura se voleva duettare con me. L’ho chiamata e alla fine l’ho convinta a cantare con me».