ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

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ICS NORD di San Benedetto del Tronto (AP) - 3B

Quando la coesione è realtà. L’Europa vista dagli studenti

La riflessione degli alunni dell’Isc Nord di San Benedetto: nonostante le buone intenzioni, il cammino verso una società equa è rallentato da ostacoli. Bisogna ridurre i divari

Viviamo in un’epoca di grandi contrasti. Se da un lato la globalizzazione ci permette di essere interconnessi in pochi secondi, dall’altro le distanze sociali ed economiche sembrano farsi sempre più profonde. In questo scenario, le Politiche di Coesione europee rappresentano il vero ‘collante’ dell’UE: lo strumento concreto per trasformare l’uguaglianza da un ideale a opportunità reale per i cittadini. Nonostante le buone intenzioni, il cammino verso una società equa è rallentato da ostacoli significativi. Il primo è il gap territoriale: nascere in una zona industriale del Nord o in un borgo isolato del Sud non dovrebbe determinare il successo di una persona, ma purtroppo accade ancora. La mancanza di infrastrutture digitali e trasporti efficienti crea cittadini di ‘serie B’, limitando l’accesso allo studio e al lavoro. A questo si aggiunge un ostacolo culturale: l’indifferenza. Spesso consideriamo la solidarietà come un costo, dimenticando che una comunità che lascia indietro i più deboli è una comunità destinata a non crescere.

Per capire quanto la solidarietà sia potente, non serve guardare lontano. Pensiamo a un episodio accaduto durante l’ultima emergenza climatica tra Emilia Romagna e Marche. Mentre il fango travolgeva case e speranze, abbiamo visto centinaia di ragazzi, coetanei provenienti da ogni parte d’Italia, lavorare fianco a fianco senza conoscersi. Non c’erano barriere linguistiche o sociali; c’era solo la volontà di ricostruire. In quei momenti, la «coesione» non era un fondo economico, ma un paio di stivali sporchi e una mano tesa. È questa l’energia che le politiche europee devono incanalare nei progetti quotidiani.

In Italia, ad esempio, c’è un fondo per lo sviluppo della coesione; ci sono dei programmi nazionali o regionali, che creano relativi progetti per ottenere progressi territoriali, in ottica di uno sviluppo economico e culturale. Tutti questi cicli vengono rinnovati ogni 7 anni dall’UE. Tale sviluppo auspicato non ci sarà, a meno che tutti noi, specialmente le persone più rilevanti nella società, non ci uniamo per lavorare insieme, ponendoci come obiettivo non il «profitto materiale» ma il «profitto sociale». Si deve investire nel migliorare le condizioni di vita collettive, partendo dai più poveri. Così facendo ci saranno dei grandi passi per l’umanità, che progredirà verso il successo. Vorremmo un futuro in cui, grazie a investimenti mirati nella digitalizzazione e nella scuola, il talento possa fiorire ovunque.

Ridurre i divari territoriali dovrebbe essere uno scopo prioritario per la comunità, poiché solo se sapremo combattere le ingiustizie e coltivare il senso di appartenenza.

 

Ogni giorno appaiono evidenti le difficoltà che impediscono la costruzione di una società davvero inclusiva. Gli ostacoli principali sono le disuguaglianze economiche e sociali, i fenomeni migratori, ma anche i pregiudizi e la mancanza di dialogo, che spesso allontanano le persone invece che unirle.

Nel futuro confidiamo in una società più aperta, dove le differenze rappresentino una ricchezza. Per arrivarci, è importante puntare sull’educazione e sul rispetto. Con piccoli gesti si possono abbattere grandi barriere. Una comunità non nasce con parole o politiche astratte, ma dalle scelte concrete. La strada per raggiungere un’Europa davvero unita passa attraverso una maggiore consapevolezza civica e un utilizzo trasparente dei fondi europei. Occorre che ogni investimento si trasformi in un ponte reale tra le persone e le istituzioni. Dobbiamo smettere di pensare alla nostra individualità, così sarà possibile costruire un mondo più giusto e equo.

 

I fondi europei sono impiegati per ridurre i divari, favorendo la collaborazione tra Paesi: quelli più forti aiutano quelli in difficoltà, così nessuno resta indietro.

Questa modalità può essere paragonata a un lavoro di squadra, che funziona proprio come una piccola società: si vince solo se ci si aiuta e, se un membro è in difficoltà, gli altri devono dargli una mano. Dalle nostre esperienze personali possiamo ricordare un episodio di qual-che mese fa, durante una partita di basket. Un nostro compagno era entrato in crisi e aveva perso fiducia: sbagliava anche i passaggi più semplici e giocava a testa bassa. Così, invece di arrabbiarci, abbiamo deciso di aiutarlo, incoraggiandolo dopo ogni azione, per fargli capire che credevamo ancora in lui.

Grazie al nostro supporto, il suo sguardo è cambiato e ha ricominciato a lottare. Questa esperienza ci ha insegnato il significato della solidarietà: accorgersi quando qualcuno è in difficoltà e aiutarlo a superare un ostacolo. Proprio come l’Europa cerca di sostenere le regioni più svantaggiate attraverso le politiche di coesione, noi abbiamo mostrato empatia per risollevare un amico. In conclusione, crediamo che «aiutarsi per crescere» sia il segreto per vivere meglio. Non importa se parliamo di grandi nazioni o di una squadra di basket: la vera vittoria non è arrivare primi da soli, ma tagliare il traguardo tutti insieme.

La pagina di oggi è a cura degli studenti dell’Isc Nord di San Benedetto, guidati dalla docente Sara De Santis. Gli articoli sono della 3B del plesso Manzoni: Albanesi Riccardo, Bahdanovich Kseniya, Bettoni Giovanni, Calvaresi Stella, Felicetti Sofia, Feraiorni Cristian, Fernandez Julian, Flores Fernanda, Guardato Emma, Guri Orgin, Iacoponi Emanuele, Liberatore Andrea, Mattioli Camilla, Morganti Daniele, Paolini Dafne, Piergallini Ines, Piunti Martina, Silenzi Silvia, Straccia Cristian, Troli Luca.

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