Basta stereotipi sugli uomini forti. Come ci insegna il toro Ferdinando
La scuola media Alessandro Manzoni di Reggio vuole rompere le maschere imposte dalla società Gli esempi della storia illustrata da Munro Leaf e della poesia ‘Al maschile’ di Lisa Balavoine
«I maschi hanno corpi possenti/I maschi sono dei combattenti/I maschi non sono gracili». Ecco cosa pensa la gente dei maschi, che debbano essere forzuti, che non debbano mai piangere e che debbano risolvere tutto con la forza e le botte, ed è quello che ha scritto la poetessa Lisa Balavoine nella sua lirica «Al maschile», in cui evidenzia i pesanti stereotipi che la nostra società impone ai maschi.
Gli stereotipi sono rigide etichette a cui le persone si affidano per differenziare gli altri senza un motivo preciso, ma solo perché ci crede la ‘massa’. Ci sono persone che non seguono gli stereotipi imposti dalla società e per questo vengono scartate e considerate ‘diverse’ dalla maggior parte degli altri. Però bisogna demolire gli stereotipi perché rovinano l’identità delle persone facendole diventare ciò che non vogliono essere e ciò che gli altri vogliono che loro siano.
Questi ideali vengono promossi anche nell’albo illustrato che abbiamo letto in classe intitolato «Toro Ferdinando», scritto e illustrato da Munro Leaf nel 1936. Questo albo da un lato promuove la pace e l’accettazione di se stessi dall’altro sostiene un tipo di maschio diverso, che non ascolta le opinioni delle persone e non ha paura di mostrare a tutti quello che gli piace davvero e che non gli interessa combattere, che crede nel vantaggio di una vita in tranquillità, quella che era abituato a vivere durante le sue giornate a casa, seduto sotto il suo albero preferito ad annusare il profumo dei fiori primaverili appena sbocciati. La storia di questo albo divenne molto impor-tante soprattutto per il significato che ebbe anche in politica: in India Gandhi lo citava nei suoi libri, in Spagna Francisco Franco ne impedì la diffusione e in Germania Hitler ne bruciò ogni copia.
È un messaggio di pace così potente che gli alleati, dopo la fine della seconda guerra mondiale, distribuirono a tutti i bambini soprattutto in Germania nella fase della ricostruzione. Oggi noi siamo fortunati ad avere la possibilità di leggere questo albo illustrato e crediamo che anche questa storia che sembra per i più piccoli abbia un insegnamento che va colto e ricordato. Possiamo capire che non è così semplice parlare apertamente di ciò che si pensa, ma a volte ci fa sentire meglio e possiamo trovare persone simili a noi, essere loro amici perché non sempre le difficoltà vanno affrontate da soli.
«Sono nato maschio/ma no, non come loro/Non da quella parte/ non da quella dei forti/non da quella di chi vince». In un mondo che impone ruoli predefiniti, storie come quella del toro Ferdinando e poesie come «Al maschile» ricordano che l’autenticità è la vera forza. Rompere gli stereotipi significa liberarsi dalla maschera imposta da modelli sociali rigidi e disumani.
Andrea Barchi, Sebastiano Corradini, Mia Costetti e Nikita Solito III C
Cari lettori, oggi vi parlo de «Il leone, la strega e l’armadio» di C.S. Lewis, secondo volume delle «Cronache di Narnia», la mia saga preferita. È un libro scorrevole, con magnifiche descrizioni, mai eccessive. Protagonisti sono i fratelli Pevensie: Peter, il più maturo, Susan, la più vivace, Edmund, il più curioso, e Lucy, la più piccola. Durante la Seconda Guerra Mondiale vengono mandati in campagna dal professor Kirk. Qui Lucy scopre, dentro un armadio, l’accesso al regno di Narnia, bloccato in un inverno eterno. Incontra il fauno Tumnus, mentre Edmund cade nell’inganno della strega bianca, Jadis.
La vicenda culmina con l’intervento di Aslan, che grazie alla Magia Antica sconfigge la strega e riporta la pace a Narnia. Una storia coinvolgente che unisce avventura, magia e valori come il coraggio, il sacrificio e la redenzione.
Livia Soncini I D
Il 17 aprile scorso la nostra classe II C ha partecipato a un incontro speciale con alcune ragazze «Esperte per esperienza». Non erano insegnanti, ma giovani donne che hanno vissuto in passato situazioni difficili e disagi.
Dopo essere state aiutate e curate hanno deciso di fare la stessa cosa per il prossimo, scoprendo di avere nuove capacità, raccontando la loro storia e dando una mano a chi ne ha bisogno. In cerchio ci hanno confidato le loro storie in modo sincero e diretto.
All’inizio avevamo un po’ di paura di metterle a disagio con le nostre domande, ma poi l’atmosfera è diventata più serena.
Durante l’incontro si è parlato soprattutto di emozioni, di come riconoscere, affrontarle e dell’importanza di non giudicare gli altri perché non sappiamo mai cosa sta passando una persona. Per noi è stato anche molto bello il fatto che si siano affidate a noi raccontando le loro difficoltà, perché non è una co-sa semplice mettersi a nudo.
Ci ha colpito soprattutto il loro coraggio e la consapevolezza che dal disagio si può uscire e stare bene di nuovo. L’ultima attività pratico-simbolica si è svolta in una stanza dove c’era un muro fatto di pouf: rappresentava una barriera tra le persone e insieme lo abbiamo abbattuto.
È stata un’esperienza diversa dalle solite, ma che ha lasciato un’impronta in ciascuno di noi che l’ha sperimentata.
Sofia Wael II C