ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado G. Ugonia di Brisighella (RA) - 2B

Dalle ‘parole proiettile’ ai gesti di pace. Come disarmare il nostro linguaggio

La riflessione dei ragazzi della 2^B della scuola media ‘Ugonia’ di Brisighella su come la ‘rete’ ha cambiato il nostro modo di esprimerci e su come si può agire per un futuro migliore

Oggi viviamo immersi nelle parole: le scriviamo sui social, le urliamo nei messaggi vocali e le leggiamo nei commenti sotto i video. Spesso, però, non ci accorgiamo che il nostro modo di parlare sta diventando sempre più simile a un campo di battaglia; molti politici utilizzano un linguaggio preso in prestito dai manuali di guerra. Termini come “asfaltare” l’avversario, “bombardare” , “attacco”, “schieramento”, trasformano il confronto in uno scontro.

Le parole possono essere usate per costruire ponti, ma negli ultimi tempi sembrano diventate delle vere e proprie “parole-proiettile”, usate per colpire e ferire chi la pensa diversamente da noi.

Questa diffusione di un linguaggio violento non è solo un modo di dire. Quando usiamo termini offensivi o pieni di disprezzo, stiamo alimentando quella che potremmo definire la “scala della violenza”. Tutto inizia, sia nella vita reale che in quella online, con un insulto o una presa in giro ma queste parole sono il mezzo che porta poi ad azioni violente nel mondo virtuale e nel mondo reale. Se ci abituiamo a considerare l’altro come un nemico attraverso il linguaggio, diventa molto più facile passare dal “dirlo” al “farlo”. Il rischio è quello di restare intrappolati in un “isolamento tecnologico” dove l’unica comunicazione è lo scontro, dove si abbandona il dialogo costruttivo in favore di un conflitto sempre aperto.

Ma perché parliamo così? Spesso accade perché ci nascondiamo dietro uno schermo. In un mondo di filtri e profili perfetti, sembra che l’unico modo per farsi notare sia alzare la voce o insultare qualcuno per sentirsi più forti. Questo però distrugge la nostra autostima e quella degli altri, creando un clima di insicurezza e paura. Invece di essere noi stessi, diventiamo schiavi di un linguaggio che non ci appartiene davvero, ma che usiamo solo per ottenere qualche like in più.

Fortunatamente, abbiamo il potere di “rivoltare” questa situazione.

Esiste la possibilità di scegliere un lessico di pace, un vero e proprio “manuale” per disarmare i nostri dialoghi. Disarmare il linguaggio significa fermarsi un secondo prima di inviare un commento cattivo e chiedersi: “Quello che sto scrivendo aiuta o ferisce?”. Significa avere il coraggio di essere gentili ed educati in un mondo che ci spinge ad essere aggressivi e violenti.

Cambiare le parole è il primo passo per cambiare i gesti. Se iniziamo a usare termini che includono, che spiegano e che rispettano, la violenza non troverà più spazio per crescere. Noi della Generazione Alfa, che siamo nati connessi, abbiamo una grande missione:trasformare la rete e la vita reale in un luogo dove le parole tornano a essere strumenti di pace e non armi da guerra. Essere “figli” della tecnologia non significa essere violenti, ma usare questa potenza per creare un futuro migliore, un gesto alla volta.

Adam Hay Souk, Elio Karaj, Aleandro Bullari, Diego Conti, Ahmed El Baza, Amira Marzak, Martina Capiaghi, Feride Suljoti, Vittoria Morara, Maya Da Costa, Ilaria Sangiorgi, Giulia Galeotti, classe 2^B Scuola media ‘Ugonia’ di Brisighella Prof.ssa Ombretta Fabbri

 

Noi della Generazione Alfa siamo i primi a non conoscere il mondo ‘pre-internet’. Per capire meglio cosa proviamo, abbiamo proposto un questionario ai nostri compagni di scuola chiedendo: ‘Qual è il tuo sogno e quale la tua paura principale?’. Molti di noi desiderano diventare “ricchi e famosi” e, complice la rete, influencer o creator perché vogliamo essere protagonisti in un mondo dove siamo tutt’uno con i nostri dispositivi.

Tuttavia, il sondaggio rivela anche molte ‘ombre’. Circa il 40% dei ragazzi della nostra età vive con ansia e ha, oltre il timore per la morte e l’abbandono, paura di restare escluso e del futuro. Non abbiamo paura dei mostri, ma di problemi globali: molti percepiscono come minacce reali la guerra e la povertà. Queste paure pesano in silenzio mentre scorriamo i social, creando un senso di ‘buio digitale’.

La sfida più grande è il coraggio di essere se stessi. Passiamo ore davanti allo schermo cercando l’approvazione di un like o di un follower, sentendoci spesso inadeguati di fronte a immagini perfette e senza difetti. Ma crescere significa capire che la realtà è più importante dei filtri. Dobbiamo imparare a usare la tecnologia per comunicare davvero, portando i nostri sogni fuori dagli schermi. Solo così potremo trasformare le nostre paure in azioni concrete e vivere un futuro autentico, senza aver paura di mostrare chi siamo veramente.

Ilaria Liverani, Alessandro Tedioli, Kayla Ponti, Amelia Benini, Edoardo Bardhi, Jacopo Valli, Oresti Sharka e Krenar Gashi, Luca Mandato, Pietro Ceroni, Cesare Bambi, Cesare Bartoli, classe 2^B Scuola media ‘Ugonia’ di Brisighella Prof.ssa Ombretta Fabbri 

Votazioni CHIUSE
Voti: 0

Pagina in concorso

20260505 c rav 12 pdf image