Case e parcheggi al posto del verde. «Così sono cambiati paesi e città»
Gli alunni delle classi 2° e 3° dell’elementare Kinder College hanno intervistato i nonni e i genitori «Giocavamo a calcio in campetti che ora non ci sono più. Anche le spiagge sono completamente mutate»
«Là dove c’era l’erba ora c’è una città». È una vecchia canzone che conoscevano i nostri nonni. Abbiamo voluto intervistarli, assieme ai nostri genitori, per sapere come era l’erba prima della città.
Dove siete cresciuti? «A Portonovo di Medicina, in un borgo chiamato Aia Schiappa».
«In una corte della pianura Padana, chiamata Antena». «In un piccolo paese di montagna, in provincia di Vicenza, di nome Crespadoro». «A Soave, in provincia di Mantova». «A Mezzolara». «A Monghidoro e Baricella, dove andavo d’estate con i miei nonni». «A San Lazzaro di Savena». «A Napoli».
Come sono cambiati, davanti ai vostri occhi, i posti di mare? «A Catona, che oggi è un quartiere di Reggio Calabria, sulla spiaggia di sabbia bianca era stata costruita una discoteca: io ci andavo con i miei quattro fratelli». «Sono cresciuta in Salento, le enormi spiagge ora sono solo un ricordo». «Nei lidi ferraresi non ci sono più i paesaggi di quando giocavo da bambino». «Il canneto di Sottomarina, dove sono nato, è stato sostituito da campeggi e alberghi».
Giocavate a calcio in libertà? «Andavo a giocare ai Prati di Caprara, dietro all’ospedale Maggiore. Ora c’è un grande palazzo. Anche in via Sabotino, in un prato che attraversava il canale, dove le donne andavano a lavare i panni».
«A Genova, a San Fruttuoso, c’era un campetto che ora è stato sostituito da un parcheggio». «Nel condominio in cui vivevo c’era un campetto di sabbia, ora non c’è più».
«Il campo di Bancole di Porto Mantovano è stato sostituito da un supermercato».
Alcuni di voi vengono da lontano: com’era il paesaggio nei vostri Paesi di origine? «Sono nata a Novosibirsk, in Siberia. Nel fiume c’erano tanti pesci verdi e lungo l’argine c’erano filari di alberi che sono stati abbattuti per costruire palazzi. La mia città, ora, conta quasi due milioni di abitanti». «Sono cresciuta in Cina, a Wenzhou. La città si è modernizzata a ritmo frenetico. I prati e le colline sono stati sostituiti da grattacieli e centri commerciali». «Mi ricordo il fiume che divideva a metà il villaggio, noi bambini ci divertivamo pescando. Le case erano fatte di sassi. Io sono nato in quelle case, non all’ospedale. Le case ora sono alte e fatte di cemento».
Avete visto cose, nella vostra infanzia, che noi non vedremo mai? «La stalla dove la sera andavamo a ’fare filò’, ora è stata abbattuta per costruire una barchessa per il fieno». «Abitavo con i miei nonni poco fuori dalle mura, in un palazzo circondato dai campi: lì passava il treno a vapore, ora invece c’è la Fiera di Bologna».
Classi 2 e 3 elementare KinderCollege: Alice L., Anita SDB, Dylan Ronnie P.M., Grace C., Greta C., Isabel G., Leonardo C., Logan Chenye X., Luce C. V., Miral M., Pietro S., Vincent S., Vittorio B. Gli insegnanti: MGB, Mariella Giovannetti, Nader Ghazvinizadeh
Bologna dall’alto è rossa, come i suoi tetti, gialla come i suoi muri o verde, come i suoi tanti parchi.
Ma anche grigia, come il cemento. Un terzo del territorio bolognese è cementificato. Dall’alto del satellite si vede bene.
Si chiama «consumo del suolo». Bologna è anche un po’ blu, come i suoi canali, fiumi e torrenti.
Ecco, il blu dei torrenti non si mischia bene con il grigio del cemento.
La cementificazione infatti aumenta gli effetti delle alluvioni: la città sta perdendo il suo «effetto spugna». La terra assorbe l’acqua e ci protegge, il cemento invece è impermeabile.
Quanto è consumato, in percentuale, il suolo nei luoghi dove abitiamo? Nella città di Bologna siamo al 34%, Casalecchio è quasi come il capoluogo: 31%.
San Lazzaro invece è al 15%. Meno ad Ozzano: 9%. Infine l’8% a Sasso Marconi. Il Comune della nostra città si è impegnato, entro il 2050, ad azzerare il consumo del suolo.
Quando non possiamo viaggiare usiamo Google Maps.
Le mappe in rete ci permettono di essere ’turisti per casa’, cioè osservare dal satellite le strade che portano alle nostre case.
Ed ecco la scoperta: se si guarda dall’alto la zona tra Castenaso e Budrio, si nota una serie di quadrati che si ripetono all’infinito. Quei quadrati, segnati dalle strade e dai fossi, sono in realtà campi, di diverse gradazioni di verde.
Sembra che un gigante, con una gigantesca squadra abbiafatto i compiti di geometria! Tutto perfetto: angoli retti, strade parallele. Questi quadrati esistono sin dal 189 A.C., cioè l’anno in cui gli antichi romani fondarono Bononia, l’antenata di Bologna.
Ogni lato di questi quadrati è lungo esattamente 710,4 metri.
Ma come facevano gli antichi romani a calcolare così bene le distanze? Le calcolavano con i buoi, arando i campi! Tutto questo aveva un bel nome affascinante: centuriazione.
I romani tracciavano una stradada nord a sud, detta cardo, e una da est a ovest: decumana.
All’incrocio di queste due strade veniva posto un cippo in pietra, quello era il confine.
Il confine: ecco perché la centuriazione ha resistito per duemila anni! I contadini che hanno coltivato quei campi nei secoli, se li sono tramandati di padre in figlio fino ai nostri giorni. Così, al posto dei cippi romani, hanno posto delle madonnine e dei piccoli altari, che hanno protetto i campi fino a oggi.