Erasmus Plus, prova superata. A Cipro spinti dalla curiosità
La Rotonda a Mare ha ospitato l’incontro dedicato al progetto che ha visto collegati i partners esteri dell’Istituto comprensivo: ora la prossima tappa sarà a Valladolid in Spagna
Si è tenuto lo scorso mercoledì, 4 febbraio, alla Rotonda di Senigallia «Let’s Erasmus», l’evento dedicato alla disseminazione del progetto «Erasmus Plus» e che ha coinvolto l’Istituto Comprensivo Senigallia Centro «Giulio Fagnani». Per il Comune di Senigallia sono intervenuti il sindaco Massimo Olivetti, l’assessore al Turismo Simona Romagnoli e il presidente del Consiglio comunale Massimo Bello. Quest’ultimo ha parlato anche in qualità di delegato nazionale dell’Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (Aiccre). Per la Regione Marche era presente la dottoressa Marisa Celani dell’ufficio «Europe Direct», che si occupa proprio di promuovere la conoscenza delle tante opportunità che l’Unione Europea mette a disposizione di tutti, dagli Enti pubblici ai cittadini; mentre l’Ufficio Scolastico Regionale è stato rappresentato dalla professoressa Gianna Prapotnich, coordinatrice presso il medesimo Ente dell’ufficio per l’internazionalizzazione.
A conclusione della parte dedicata agli interventi istituzionali si è collegato da remoto il dottor Luca Ciarambino, project officer presso l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (Indire).
La seconda parte della disseminazione si è incentrata sulle esperienze vissute, raccontate direttamente dalla viva voce degli alunni di prima e seconda media, che hanno partecipato alla mobilità Erasmus Plus con destinazione Cipro. Per molti si trattava del primo lungo soggiorno lontano da casa; per tutti una grande prova superata con successo, grazie alla disponibilità nel mettersi in gioco, insieme a quell’indispensabile dose di curiosità che muove da sempre ogni scoperta importante nell’avventura della crescita.
La terza parte dell’evento, infine, ha ospitato i collegamenti con i partner internazionali dell’Istituto Comprensivo: la «Theodor Heuss Realschule» di Lörrach (Germania), il «St. Benedict College» di Hal Kirkop (Malta), il «Petraki Kyprianou Gymnasium» di Larnaca (Cipro) e il «Colegio de Educación El Peral» di Valladolid (Spagna).
Quest’ultimo sarà la meta della prossima mobilità prevista dal progetto Erasmus Plus, che sarà riservata agli alunni dell’ultimo anno della Scuola Primaria: un’esperienza davvero pionieristica, vista l’età dei giovanissimi partecipanti.
«L’incontro ci ha fornito una straordinaria occasione di condivisione delle esperienze vissute, dei risultati e delle buone pratiche sviluppate nell’ambito del progetto Erasmus Plus – ha spiegato la Dirigente Scolastica Patrizia Leoni – con l’obiettivo di promuovere il valore della cooperazione europea e dell’innovazione educativa nel contesto scolastico».
Prosegue la collaborazione fra la scuola Fagnani e l’associazione Amani, che da trent’anni è impegnata nel recupero dei bambini di strada.
Chiara Michelon e Alessandro Pettinari, volontari senigalliesi dell’associazione, che ha la sede principale a Milano, hanno incontrato gli studenti delle classi IIIA, IIIB, IIID e IIIF, raccontando prima di tutto la loro esperienza. Amani, che in lingua swahili significa «pace», nasce nel 1995 su impulso di padre Renato Kizito Sesana, un missionario comboniano attivo in Zambia e Kenya. È dal contatto diretto con la miseria e il degrado morale, in cui sono costretti a vivere migliaia di bambini nelle periferie di città come Lusaka e Nairobi, che nasce l’idea dell’associazione. Si comincia sempre facendo un lavoro molto attento e paziente di avvicinamento dei bambini, in modo da conquistare prima di tutto la loro fiducia: non l’ennesima iniziativa confessionale, dunque, ma uno strumento in grado di offrire aiuti concreti, con l’obiettivo di togliere i bambini dalle insidie di una vita senza punti di riferimento. I bambini di strada, infatti, nelle grandi metropoli africane come Nairobi vengono chiamati «mishanga»,ossia «cicche di sigaretta». Molti bambini, poi, vanno in strada a causa della violenza dei patrigni e delle matrigne nei loro confronti. Da qui la creazione di una rete di case sicure, dove poter trovare cibo sano e un posto tranquillo per riposare: ma soprattutto la realizzazione di percorsi educativi, per infondere fiducia in sé stessi e insegnare un mestiere per vivere con dignità.
Esiste inoltre un percorso differenziato e con maggiori tutele per le bambine che vengono mandate nella «Casa di Anita», un posto isolato e ben protetto fuori da Nairobi a cui possono accedere soltanto loro. Una storia vera, quella raccontata dai volontari di Amani, che ha attirato non solo l’attenzione dei ragazzi, ma anche la loro spontanea solidarietà, che si è concretizzata in una raccolta di fondi, allargata alle classi IA e IIF e volta a sostenere le attività dell’associazione. Una collaborazione, dunque, che ha ribadito l’importanza di fare della scuola un luogo di apertura e di incontro, per dare visibilità anche a quelle storie che non guadagnano quasi mai la ribalta mediatica.