Siamo tutti umani, stessi diritti. «Bisogna arrivare alla pace»
Scuola media Carlo Levi di Campegine: «Anche l’adolescenza ci fa sentire ‘in guerra’ Ci troviamo un po’ confusi perché dobbiamo prendere decisioni importanti per il futuro»
Quando sentiamo la parola ‘pace’ pensiamo a silenzio, serenità, amicizia, rispetto, tranquillità, felicità e a un mondo senza divisione, armi e guerre. Nella nostra vita quotidiana ci sentiamo in pace quando nessuno ci disturba o quando non abbiamo troppi doveri e responsabilità. Per sentirci in pace cerchiamo di non litigare, di stare con la famiglia e gli amici, di praticare sport e di stare con gli animali domestici. Il mondo ha bisogno di pace perché non è giusto che tante persone soffrano per decisioni politiche prese dai potenti. Inoltre, se non ci fossero più guerre, le persone non morirebbero prematuramente, si sentirebbero al sicuro e avrebbero più tempo da dedicare al progresso, allo sport, all’arte e allo svago.
«L’umanità non è divisa in compartimenti stagni; siamo legati l’uno all’altro»: questa frase pronunciata da Mahatma Gandhi è bellissima e verissima. Noi pensiamo che siamo tutti umani e meritiamo quindi gli stessi diritti, senza differenze tra bianchi e neri, maschi e femmine, abili e disabili, ricchi e poveri. Per raggiungere la pace nel mondo è necessario un disarmo da parte delle nazioni, che pare impossibile a meno che non ci sia un cambiamento di questa mentalità basata sulla competizione, sullo sfruttamento e sull’accrescimento di beni materiali.
Ci vorrebbe poi il raggiungimento del diritto al libero pensiero e opinione per tutti. Probabilmente questo è un obiettivo a cui potremmo anche non arrivare, a meno che non ci impegniamo a educare le persone alla pace, soprattutto gli adulti: (così che a loro volta possano trasmetterla alle nuove generazioni).
Noi ci sentiamo molto fortunati della vita che abbiamo quando pensiamo ai bambini della nostra età che perdono tutto per colpa di una guerra. Immaginiamo siano costantemente impauriti, non si sentano al sicuro e siano costretti a lasciare il proprio paese per ripartire da zero, lasciando amici e famiglia sperando di trovare pace altrove. Ma questo non è per niente facile. Anche l’adolescenza ci fa sentire ‘in guerra’. In questo periodo ci troviamo un po’ confusi perché dobbiamo prendere decisioni importanti per il nostro futuro, ci sentiamo in tensione per verifiche e interrogazioni, ci può capitare di litigare con i nostri amici e i nostri genitori e per questo motivo non ci sentiamo in pace. Per questo vorremmo cercare di essere legati gli uni agli altri raggiungendo la fratellanza. Questo concetto consiste nell’aiutarci a vicenda, senza usare la violenza. Pensiamo che la pace sia il dono più bello che si possa avere, così come la vita e sprecarla usando la violenza è inutile e triste.
«Lavorare con Istoreco è stato molto bello per me, un’esperienza unica». Questa è la frase che molti di noi hanno detto dopo aver collaborato con questa associazione di ricerca. Dal 1965 Istoreco svolge attività di ricerca, conservazione documentaria, divulgazione della storia contemporanea, trasmissione della memoria, con ampia attività didattica per le scuole di ogni ordine e grado. Il lavoro di ricerca che abbiamo eseguito con Istoreco era quello di analizzare dei documenti storici per risali-re alla vita e alle informazioni di Francesco Montanari, morto in guerra. Nato il 4 Luglio 1920 a Campegine, prima di ritrovarsi a combattere in guerra, lavorò come addetto alla lavorazione del latte. Successivamente, quando fu chiamato alle armi, combatté fino al 1943, l’anno in cui fu catturato e deportato a Bismarckshein, un lager nazista.
Montanari, come anche altri italiani, rifiutò di andare a combattere insieme ai nazisti e per questo fu deportato. Durante la guerra, morì a causa di un attacco aereo. Il suo corpo, inizialmente, fu sepolto ad Amburgo, al Cimitero d’Onore Militare Italiano. La famiglia, che attualmente si trova a Campegine, aveva richiesto qualche anno fa il corpo che adesso si trova al cimitero di Campegine. Il 28 gennaio scorso abbiamo esposto la pietra d’inciampo dedicata a Francesco. A noi, questo progetto è piaciuto molto e speriamo di lavorare ancora con Istoreco.
Lo scorso sabato 20 dicembre, noi alunni di terza abbiamo organizzato un telegiornale, in cui abbiamo parlato anche della violenza di genere. Molte donne innocenti sono state vittime di violenza fisica e sessuale, alcune uccise ingiustamente per un no. Ma non abbiamo parlato solo di donne vittime di femminicidio, anche delle varie forme di violenza psicologica. Tra le donne di cui abbiamo parlato ci sono le sorelle Mirabal, tre donne dominicane note come «las mariposas», che si opposero con coraggio alla dittatura di Rafael Trujillo, finendo per essere assassinate il 25 Novembre 1960. Poi Franca Viola, che ha rifiutato il matrimonio riparatore con un mafioso siciliano.
Infine, Malala Yousafzai che ha iniziato la sua lotta per il diritto delle ragazze all’istruzione e contro l’estremismo dei talebani, in Pakistan.