ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola secondaria di I grado G. Mercuriale di Forlì (FC) - 3A

Basta cemento, l’ambiente va tutelato. L’alluvione come monito per il futuro

I ragazzi della 3ªA della scuola Mercuriale analizzano gli effetti del consumo di suolo e l’eccessiva urbanizzazione Per la città «vorremmo un pianeta sano, più verde, con ’ecomostri’ riqualificati e non lasciati a marcire»

Noi ragazzi della 3ªA della scuola Mercuriale abbiamo deciso di affrontare l’ argomento della cementificazione e delle sue conseguenze ambientali perché, il 16 maggio del 2023, abbiamo subito una delle sue conseguenze: l’alluvione, che ha provocato diverse vittime. In questo articolo affronteremo entrambi i fenomeni: parleremo della cementificazione, delle sue cause, delle sue conseguenze e dell’impatto che ha sull’ambiente e, poi, dell’alluvione.

Ma entriamo nello specifico: per cementificazione si intende la trasformazione del suolo naturale o agricolo, in superficie impermeabile o artificiale, come edifici, strade e piazze, che alterano l’ecosistema. Le sue cause sono la crescita demografica e la conseguente urbanizzazione. Il fenomeno porta sia benefici che svantaggi. Tra i pro troviamo l’offerta di nuovi posti di lavoro, grazie all’espansione delle attività commerciali ed edilizie. Tra i contro ci sono i rischi ambientali, come le inondazioni e le frane, che causano gravi danni, oltre che la distruzione degli ecosistemi.

Attualmente, sia in Italia che in Emilia-Romagna, che risulta essere la regione prima in Italia per consumo di suolo, con l’ 8,91% del suo territorio impermeabilizzato (815 ha: quasi 1200 campi da calcio!), le aree cementificate sono in crescita: nel nostro Paese vengono consumati circa 2 m² al secondo, pari a 20 ha al giorno. Le aree urbane più colpite sono nella provincia di Roma e in quella di Napoli. La cementificazione è un fenomeno che ha colpito in particolar modo il nostro territorio e la nostra città, Forlì, che risulta tra i primi dieci comuni più cementificati d’Italia. Per prevenire questi gravi problemi, la nostra città ha fatto costruire in passato delle casse d’espansione, che però sono state inefficaci. Come già accennato, tutti i giorni osserviamo gli effetti della cementificazione nel nostro territorio, Vicino al nostro quartiere, ad esempio, è stato inaugurato un nuovo supermercato e poco distante dalla scuola è in costruzione una nuova chiesa. Troviamo poi la statale, nei dintorni dell’ospedale e il Formì, dove un tempo c’era un ampio campo.

Ci viene spontaneo chiederci se, invece di utilizzare tutto quel ’nuovo’ cemento, non si sarebbero potute sfruttare aree già cementificate, per esempio i locali de I Portici, vicino alla stazione, dove è rimasta aperta solo la Coop; o se, in alternativa alla nuova chiesa, non si sarebbe potuto ripristinare quella già esistente. Insomma, noi non crediamo che tutti i nuovi cantieri nella nostra città fossero così necessari. A gruppi abbiamo anche intervistato alcuni forlivesi per capire cosa pensino riguardo alle zone cementificate vicino alle quali abitano.

Alcune catechiste hanno sostenuto che la costruzione della nuova chiesa fosse necessaria e che non si potesse trovare un’altra soluzione. Loro ritengono, come anche altri residenti, che servisse uno spazio più ampio in cui poter celebrare la messa e per le attività parrocchiali. Un nostro coetaneo che abita davanti al nuovo edificio, invece, ritiene che si potesse ristrutturare il teatro usato prima dell’alluvione.

A nessuno, però, il cantiere sembra suscitare particolare disagio, anche se, secondo il ragazzo «sarebbe stato meglio lasciare i campi verdi, che erano visibilmente belli».

Abbiamo raccolto interviste anche sul nuovo supermercato Esselunga, che secondo molte persone si poteva evitare di costruire, perché nelle vicinanze ci sono ipermercati simili.

Alcuni lo hanno invece ritenuto utile perché crea nuovi posti di lavoro.

Possiamo quindi concludere che ognuno la pensa in modo diverso.

Da parte nostra, noi pensiamo sarebbe meglio utilizzare aree già cementificate, il loro riuso, tra l’altro, rinnoverebbe le zone degradate e potrebbe portare maggiore sicurezza. Insomma, noi, per il nostro futuro, vorremmo un pianeta sano, più verde, con ’ecomostri’ riqualificati e non lasciati lì a marcire!

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