ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado D. Alighieri di Bibbiano (RE) - 2A, 2C, 3B

Connessi sempre, presenti mai «Il cattivo esempio degli adulti»

«Quando i genitori stanno troppo online, i figli finiscono per imitarli A tavola o in famiglia è importante parlare, comunicare e stare insieme senza il telefonino»

Sappiamo tutti che generalmente gli adolescenti fanno un uso eccessivo dello smartphone, ma ciò non vuol dire che gli adulti lo utilizzino in modo attento e moderato. Se ci guardiamo intorno possiamo notare infatti come anche gli adulti abusino del telefono esattamente come noi ragazzi. Spesso i grandi sostengono di avere motivazioni serie e urgenti per farlo, per esempio legate al lavoro o alla gestione familiare, ma i bambini prendono spesso esempio dai genitori e li imitano. Nel tragitto da casa a scuola o durante gli spostamenti quotidiani ci accorgiamo ogni giorno di quante persone sono alla guida mentre utilizzano il telefono per chiamare, leggere o mandare messaggi, addirittura per guardare serie tv: questo comportamento è ovviamente vietato e punito severamente dal Codice stradale perché molto rischioso e pericoloso per la propria vita e quella degli altri.

D’altra parte chi guida ha almeno 18 anni, quindi non è un bambino o un ragazzino e dovrebbe essere maturo e responsabile per saper rinunciare per il tempo necessario a mettere le mani sul telefono. Per non parlare di quando si sta a tavola, a pranzo o a cena, in famiglia o con gli amici: dovrebbe essere un momento importante per stare insieme, parlare e ascoltare, in cui si dovrebbe far riposare il cervello dal cellulare, ma spesso si trasforma in una situazione di scarsa comunicazione. Addirittura in occasione delle festività da poco trascorse, la commissione per la famiglia del Regno Unito ha ritenuto utile invitare i genitori a non utilizzare lo smartphone durante il pranzo di Natale.

Tra l’altro portare il telefono a tavola è anche poco igienico. Ma quante volte al ristorante i genitori danno il telefono ai loro figli per tenerli occupati e non essere disturbati? In questo modo mostrano che è possibile usare il telefono durante i pasti e diventa poi complicato proibire lo stesso comportamento quando sono i bambini a farlo. Insomma siamo stati abituati a incolpare i giovani per l’utilizzo eccessivo del telefono, ma anche gli adulti soffrono di nomofobia e praticano il phubbing. La prima parola deriva dall’espressione inglese «no mobile phone phobia» ed è la paura di rimanere senza telefono o senza connessione: nei casi peggiori può causare anche attacchi di panico. Il secondo termine invece nasce dalla fusione di «phone e snubbing» (snobbare) ed è ciò che accade quando si ignorano le persone che abbiamo attorno per concentrarci sul telefono. Per concludere, vedere gli adulti usare il telefono anche quando non si dovrebbe dà il cattivo esempio ai bambini. Inoltre, se i ragazzi passano troppo tempo al telefono è anche a causa di chi gliel’ha regalato: si dovrebbe consegnare il telefono ai ragazzi solo a un’età adeguata invece di accontentare subito bambini troppo piccoli per evitarne i capricci.

Classe III B

 

In occasione della Giornata della Memoria la nostra scuola ha ricevuto un dono molto gradito: la riproduzione in miniatura della casa di Anna Frank. Ivano Ferrari, ‘multiforme’ artista parmigiano, l’ha realizzata con grande bravura interamente a mano, in legno, e l’ha completata con tantissimi dettagli come mobili e suppellettili.

Non manca il passaggio segreto che conduceva al nascondiglio di Anna e della sua famiglia, perché il manufatto rispecchia fedelmente la casa che si trova ad Amsterdam ed è frutto di anni di studio e ricerche appassionate. Abbiamo apprezzato molto questa donazione, infatti il modellino fa bella mostra di sé nell’atrio all’ingresso della scuola, in modo che tutti possano vederlo e ammirarlo. Sarà sicuramente fonte di riflessione per le future generazioni, per non dimenticare ciò che è successo.

Classe II A 

 

Nell’ambito del progetto «Per non dimenticare», abbiamo intrapreso un viaggio nel tempo attraverso il libro «La torta di Santa Maria» che raccoglie le lettere inviate dal soldato Francesco Agostini dal fronte russo e dalla prigionia, tra il 1940 e il 1946. Abbiamo avuto il privilegio di parlarne con l’autore, Lorenzo Agostini, che è venuto a trovarci in classe.

Agostini, come ha avuto origine questo libro? «Il merito è di mia zia Maria. È stata lei a regalarmi le lettere di mio padre, che aveva conservato gelosamente. Leggendole ho scoperto la sua storia militare, durata oltre sette anni, di cui lui in famiglia parlava raramente».

Quali aspetti l’hanno colpita di più in questi scritti? «Senza dubbio le descrizioni del panorama bellico e le meditazioni di mio padre. Trovo eccezionale che sia riuscito a sopravvivere a quegli anni di agonia mantenendo la costanza di scrivere alla famiglia».

Cosa pensa dei lavori che abbiamo realizzato per lei? «Sono rimasto colpito dalla vostra creatività: i lapbook, le presentazioni digitali e la lettera che mi avete scritto, persino tradotta in russo, dimostrano che la memoria può rivivere con forme di comunicazione moderne.

È fondamentale che ciò che è stato venga ricordato dalle generazioni future».

Mantenere viva la testimonianza è il nostro impegno per il futuro, per comprendere meglio il presente ed evitare le tragedie del passato.

Classe II C

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