Hater a 13 anni: frasi che annientano Chi diventiamo dietro lo schermo?
Nel 2023 più del 34% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha detto di essere stato bullizzato online. E il numero cresce ancora Le parole possono colpire l’anima generando paura, ansia, odio verso di sè. Questo è il male del nostro tempo
Il male del nostro tempo è nella presenza di tante, troppe personalità in ognuno di noi. Non tutti siamo capaci di decidere quale sia la parte migliore di noi da voler mostrare agli altri e così, di fronte a una persona o a un gruppo, cerchiamo di essere ciò che non siamo davvero.
Davanti a uno schermo possiamo dare sfogo alla parte più inquieta e tormentata di noi, eppure è la cosa peggiore che possiamo fare.
È come consegnare nelle mani di sconosciuti la nostra autostima e cominciare a dubitare di sé.
Vi è mai capitato di leggere sui social un commento offensivo e chiedervi ’chi può averlo scritto’? Nel 2023 più del 34% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni dichiara di essere stato bullizzato online. Purtroppo questo dato è in crescita e per noi ragazzi essere giudicati spesso con insulti attraverso i dispositivi che usiamo tutti i giorni e che magari ci danno sicurezza, può essere fonte di grande disagio.
Quando un ragazzo si apre al mondo dovrebbe essere protetto dagli altri coetanei, considerando quanto sia difficile restare in piedi in un mondo complesso come questo. Sembra che ormai una persona non possa neanche più esprimere un proprio pensiero senza essere giudicato o attaccato! Per esempio, scrivere ’tutti’ al posto di ’tutt*’ vuol dire essere maschilista, devi stare attento a qualsiasi cosa perché le persone la possono prendere come una cosa sbagliata anche se stai esprimendo solo un parere, al di là del genere al quale la parola si riferisce. Crediamo sia questo il motivo principale del cyberbullismo: il politically correct è passato dall’essere una protezione a un’ossessione! Tante volte sono proprio i nostri coetanei, quelli più chiusi e timidi che trovano il coraggio di esporsi attraverso uno schermo e un account che li protegge. Riescono così a offendere, umiliare, dire ciò che forse neanche pensano o che mai avrebbero osato dire. Forse è il bisogno di sentirsi forti, accettati, accolti che guida verso lo sdoppiamento della propria individualità dando origine alla ’doppia personalità digitale’, quella degli HATER, coloro che usano parole per ferire, per colpire, parole che generano un dolore sicuramente più acuto di quello fisico perché arriva direttamente all’anima. Si tratta di parole che generano paura, ansia, odio verso sé stessi, verso una parte di sé che magari prima piaceva o che era considerata un punto di forza, cancellando quindi il rispetto per la vita preziosa di ciascuno.
Il cyber bullismo è un grosso problema del nostro tempo, non è legato al telefonino ma all’uso che di esso viene fatto.
Si tratta di una questione di responsabilità e di coscienza, capire chi vogliamo essere prima di entrare nella rete senza esserne ingabbiati: offendere e giudicare o comunicare e condividere? Il senso è nella ricerca del Bene. Solo puntando a esso potremo diventare persone migliori, ma occorre impegnarsi molto perché non è facile modificare il proprio carattere.
Il 7 febbraio è la giornata nazionale, istituita dal MIUR nel 2017 contro il bullismo e il cyber bullismo e il film ’Il ragazzo dai pantaloni rosa’ ne è diventato il simbolo.
Racconta la storia vera di Andrea Spezzacatena, un ragazzo di 15 anni, studente modello, sensibile e gentile.
I suoi pantaloni dopo un lavaggio sbagliato in lavatrice, diventarono rosa, ma li indossò comunque per non dare un dispiacere alla madre.
Il colore di quei pantaloni diventò la scusa per offendere, umiliare tanto che per deriderlo i suoi coetanei crearono un gruppo Facebook: una vera e propria forma di violenza online.
Andrea deciderà di togliersi la vita, era il 20 novembre del 2012,come a dimostrare quanto fosse difficile sostenere il peso delle offese ricevute.
Quello che i ragazzi dovrebbero veramente capire è che scrivere messaggi offensivi online non ti rende forte, ma rivela insensibilità e vigliaccheria. Purtroppo noi non possiamo cambiare gli altri ma solo noi stessi, dobbiamo tuttavia pensare a come fermare un fenomeno in crescita anche tra i ragazzi più piccoli.
La soluzione più efficace sarebbe continuare a parlarne e far capire che bullizzare è una cosa scorretta, sbagliata e grave perché dietro uno schermo c’è un essere umano.
Basterebbe così poco se tutti rispettassimo la formula magica del ’Non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te stesso’…